dati cassa forense

Avvocati: il 48% è donna ma il reddito si ferma a metà

| 11/4/2019

I numeri possono aiutare a comprendere lo stato di salute di una categoria professionale; e quelli raccolti dalla Cassa di previdenza forense in un volumetto distribuito ai delegati durante la sessione straordinaria del Congresso Nazionale Forense, appena celebratosi a Roma, sono senz'altro utili allo scopo.
Se osserviamo il mondo dell'avvocatura guardando l'incremento delle iscrizioni agli albi negli ultimi venti anni (e cioè dal 1997 al 2017) notiamo che nel tempo questa professione ha progressivamente perduto attrattiva sui giovani: nel 1997 gli iscritti agli albi erano 94.289; dieci anni dopo erano raddoppiati, raggiungendo le 186.000 unità; nel decennio successivo gli avvocati sono divenuti 242.796, mostrando un tasso di crescita sempre ragguardevole ma neppure lontanamente paragonabile a quello del periodo immediatamente precedente.
Se osserviamo la categoria dal punto di vista del genere, notiamo invece che l'avvocatura – nel medesimo arco temporale – si è sempre più tinta di rosa: nel 1997 le donne avvocato erano appena 26.024 ma erano diventate 78.713 nel 2007 e la loro presenza è cresciuta ancora nel successivo decennio, raggiungendo le 115.991 unità, e cioè il 47,8% degli iscritti agli albi.
Il terzo dato che emerge dai numeri raccolti da Cassa Forense è una significativa flessione dei redditi.
Nel 1997 il reddito dichiarato dagli iscritti agli albi era stato pari ad € 2.981.871.639; venti anni dopo (e cioè nel 2017) è salito ad € 8.551.849.982 ma questo numero non deve ingannare perché nel 1997 il reddito medio degli avvocati iscritti agli albi, ma rivalutato, era stato di € 46.204 contro un reddito medio del 2017 di appena € 38.599: forbice destinata ad aumentare se si prendono in esame i redditi dei soli iscritti alla Cassa, con una differenza di oltre € 17.000 tra i redditi medi di costoro nel 1997 ma rivalutati (€ 55.912) e quelli del 2017 (€ 38.620).
Dunque, una professione più al femminile ma anche più povera: e non è detto che le cause debbano essere ricercate solo nella crisi economica che da anni affligge il nostro Paese; i numeri raccolti da Cassa Forense ci dicono che nel 2017 il reddito medio delle donne avvocato è stato di appena € 23.500 contro i 52.777 euro dei colleghi uomini e questa minore forza economica di genere si riflette inevitabilmente sui redditi dell'intera categoria, denunciando così una irragionevole disparità tra sessi che avrebbe dovuto già preoccupare quando le donne erano minoranza, nella misura in cui evidenzia una ingiustificata disuguaglianza, e che ancora di più dovrebbe allarmare adesso che le donne rappresentano davvero l'altra metà dell'Avvocatura.
Si tratta, complessivamente, di dati che confermano un trend che si era già delineato negli anni precedenti: ve ne è uno, però, che forse colpisce l'attenzione più degli altri e che meriterebbe un supplemento di indagine.
Osservando l'evoluzione del reddito medio dichiarato ai fini irpef dagli avvocati iscritti alla Cassa Forense in un arco temporale compreso tra il 2011 ed il 2017 si scopre che l'annus horribilis è stato il 2013: complessivamente – rispetto all'anno precedente – i redditi hanno registrato una flessione media del 17,7% che in alcune aree del Paese (quelle già economicamente più depresse) è stata superiore al 30%.
Sarebbe utile comprenderne le ragioni, e cioè capire se si è trattata dell'onda lunga della crisi finanziaria del 2008 o se invece altre sono state le cause.
Rimane il fatto, comunque, che i numeri dell'Avvocatura restituiscono l'immagine di una categoria in forte sofferenza, i cui problemi – a cominciare da quello della propria identità – difficilmente potranno essere risolti mediante una specifica menzione dell'Avvocato nella Costituzione, sulla quale – invece – sembra avere puntato tutto la categoria sin dal Congresso di Catania dello scorso mese di ottobre.