protezione internazionale

Dl sicurezza, le S.U. decideranno su applicazione retroattiva

3/5/2019

Corte di cassazione - Ordinanza interlocutoria n. 11749/2019

Si applica o no il Dl Sicurezza alle domande di protezione internazionale già in corso al momento della sua entrata in vigore il 5 ottobre 2018? Saranno le sezioni Unite civili della Cassazione a rispondere al quesito. Infatti, con l'ordinanza interlocutoria n. 11749 di oggi la prima sezione civile della Corte di legittimità ha sollevato dubbi in ordine all'orientamento già emerso con la sentenza n. 4890 del 23 gennaio 2019. In quell'occasione infatti il collegio aveva ritenuto che la nuova legge, voluta dal ministro dell'Interno, che ha dettato nuove regole e requisiti, "non trova applicazione in relazione a domande di riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari proposte prima dell'entrata in vigore", il 5 ottobre scorso.
Secondo l'interpretazione, emersa oggi, e che rende necessaria una pronuncia delle Sezioni Unite, invece non "va sottovalutato che lo strumento utilizzato del decreto legge,
convertito con legge che esclude la vacatio, è segno dell'intenzione del legislatore di intervenire immediatamente nelle fattispecie in corso: escludendo l'applicazione della nuova legge a tutti coloro che abbiano solo avviato un procedimento per il riconoscimento della protezione umanitaria, sarebbe impedito alla legge di raggiungere i suoi effetti, esonerando tra l'altro indebitamente la stessa autorità amministrativa dall'applicarla". Con questa nuova pronuncia, i giudici sottolineano che la nuova legge va applicata salvo che sia stabilito un termine diverso: "è questo un corollario del principio di eguaglianza di fronte alla legge che deve applicarsi nei confronti di tutti i cittadini, non tollerandosi, di regola, l'applicazione contemporanea di leggi diverse regolanti la medesima situazione sostanziale". Questa affermazione chiama in causa il canone, previsto dalle preleggi, che 'la legge non dispone che per l'avvenire'. Ma, a tale proposito, i giudici ritengono che "l'applicazione immediata di una nuova norma, non solo non è astrattamente vietata ma è la regola vincolante per gli interpreti, ai quali non è consentito
di incidere sulla vigenza della legge", un potere riservato al legislatore.