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Avvocati e ICT: dotazioni inadeguate e preoccupazione per il futuro

| 9/5/2019

Gli avvocati sono i professionisti che spendono di meno in ICT, 6.000 euro, ma registrano la crescita di investimenti più elevata, +13,2%. Gli studi multidisciplinari invece dedicano il budget più alto 15.500 euro, seguiti da commercialisti, 9.400 euro, e consulenti del lavoro, 8.900 euro. Nel complesso la spesa in tecnologie ICT dei professionisti ha raggiunto la cifra record di 1.265 milioni di euro nel 2018, con una crescita del 7,9% rispetto all'anno precedente, molto superiore dunque all'aumento registrato dalle imprese nello stesso periodo (+0,7%). A trainare la spesa sono soprattutto gli obblighi normativi ma anche la crescente consapevolezza dell'utilità degli strumenti digitali.

Tecnologie più utilizzate - Le tecnologie più utilizzate sono la firma elettronica (già adottata dal 97% degli studi), la fatturazione elettronica (lo strumento che cresce maggiormente, dal 42% all'82%, spinto dall'obbligo normativo), seguite a distanza da archivio digitale dei documenti (47%), conservazione digitale (45%), VPN - reti virtuali private (44%) e videochiamate (42%). Meno di quattro professionisti su dieci (38%) hanno un sito Internet, solo il 29% è presente sui social media e appena il 23% utilizza strumenti di e-learning. Ancora marginale l'adozione di tecnologie di frontiera, come la Business Intelligence (3%), la Blockchain (2%) e l'Artificial Intelligence (1%). Sono alcuni dei risultati che vengono fuori dalla ricerca dell' Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano".

Spesa in Ict
- Nella professione legale, dove si concentrano gli studi di maggior dimensione, è presente la più alta percentuale di studi che non hanno dedicato risorse alle tecnologie digitali (5%) e il maggior numero di micro investitori (sotto i 3mila euro, 59%), ma anche la quota più elevata di studi in grado di investire tra i 100mila e i 250mila euro (2%). I commercialisti sono il gruppo con il maggior numero di medi investitori (con spesa fra 3mila e 10mila euro). Gli studi multidisciplinari risultano, infine, l'unica categoria presente in tutte le fasce di investimento, e registrano il minor numero di micro investitori (20,5%) e la percentuale più elevata di professionisti che hanno investito fra i 10mila e i 50mila euro (29,8%).

I timori per il futuro
- Anche se nel complesso aumentano gli studi professionali che si sentono tecnologicamente pronti per il futuro (42%, contro il 38% del 2017), gli avvocati sono la categoria più preoccupata per l'inadeguatezza attuale e futura delle proprie competenze (17%). Ma sono anche i professionisti, insieme agli studi multidisciplinari, che più si considerano superiori alla media e con abilità adeguate anche per il futuro (rispettivamente 11% e 12%). Se si guarda agli strumenti informatici a disposizione, anche in questo caso gli avvocati sono i più negativi sulla propria dotazione ICT, con il 13% che la giudica inadeguata, mentre gli studi multidisciplinari sono i più ottimisti, con il 14% di professionisti che si considera sopra la media come strumenti ICT a disposizione.
Più in generale fra le altre preoccupazioni degli studi professionali emergono in particolare il timore di non avere lavoro sufficiente per mantenere lo studio (indicato dal 29% del campione) e la difficoltà ad aumentare le dimensioni dello studio (27%). Seguono la paura di non riuscire a gestire il cambiamento (10%), di non essere in grado di offrire i nuovi servizi richiesti dai clienti (9%) e di non essere all'altezza della concorrenza (5%).

Il Premio Professionista Digitale
- Vincono il Premio Professionista Digitale 2018 lo Studio Toffoletto De Luca Tamajo e Soci di Milano nella categoria Avvocati, lo Studio Beretta & Associati di Milano e lo Studio Bernardini di Bernardini dott. Fabrizio & Partners di Altopascio (LU) nella categoria Commercialisti, e lo Studio Roberto Corno di Varese nella categoria Consulenti del Lavoro