PEC HACKERATE

Aiga: Pec hackerate, passare
ad upload su sito Giustiza

| 22/5/2019

A poche settimane dall'attacco di massa al sistema del processo telematico che ha violato le caselle PEC di oltre 50.000 avvocati italiani, l'Aiga va all'attacco «sui rischi dell'attuale processo telematico» ed invita a un cambio di sistema optando per «l'upload diretto sul portale PSTGIUSTIZIA». La proposta non è nuova, essendo stata adottata dall'Aiga con la delibera di Giunta n. 5 del 16 marzo 2018, ma per i giovani legali, dopo l'hackeraggio di Anonymus, è tornata prepotentemente di attualità, «costituendo una valida alternativa alle PEC».

«È di solare evidenza - prosegue l'Aiga - che l'attacco alle caselle PEC ed il loro conseguente blocco cautelativo, ha determinato un grave problema di gestione dei depositi in scadenza con una generalizzata situazione di incertezza per il rispetto dei termini processuali». L'associazione ricorda infatti che il legislatore ha scelto lo strumento della PEC come unica modalità di deposito nel processo civile, prevedendo specifiche autorizzazioni al deposito cartaceo solo per i casi di malfunzionamento dei sistemi informatici del dominio giustizia. Così mentre le PEC sono gestite da soggetti esterni al Ministero della Giustizia, la responsabilità circa il loro funzionamento è esclusivamente in capo agli avvocati che se ne servono.
Perché allora si domandano i legali il Legislatore non ha previsto l'utilizzo di PEC direttamente gestite dal Ministero della Giustizia. Se così fosse infatti in caso di malfunzionamenti sarebbe più facile autorizzare il deposito cartaceo.

Ma i legali fanno un ulteriore passa in avanti: individuare un sistema di deposito mediante upload diretto sul portale PSTGIUSTIZIA, in alternativa alle PEC, «proponendolo altresì come unico sistema di deposito in ambito civile, amministrativo e tributario, al fine di superare l'attuale frammentazione dei riti telematici». L'upload diretto degli atti e delle memorie, prosegue l'Aiga, si andrebbe ad inserire in una architettura informatica che già prevede l'autenticazione dell'avvocato da parte del server ministeriale, al fine della consultazione dei fascicoli; sarebbe quindi sufficiente implementarla prevedendo la facoltà di depositare direttamente nel fascicolo gli atti ed i documenti.

In tal modo: a) si potrebbe prevedere un limite maggiore degli attuali 30 MB per il singolo deposito, superando quindi l'uso delle cosiddette buste concatenate, che risulta di improbabile utilizzo nel deposito degli atti introduttivi, in difetto del numero di R.G.; b) si potrebbe prevedere la possibilità di più upload successivi, gestiti direttamente dall'utente, in caso di documentazione estremamente voluminosa che superi anche il limite tecnico previsto per l'upload, superando il problema organizzativo per le cancellerie derivante dall'arrivo di più buste da ricondurre al medesimo fascicolo; c) si potrebbe avere immediata conferma del buon esito del deposito poiché il server emette una immediata ricevuta di protocollazione, che potrebbe contestualmente essere inviata a mezzo PEC al depositante ed alle controparti, risolvendo quindi i problemi legati alle valutazioni delle cancellerie in sede di conferma del deposito con l'invio della 4° PEC.

Sarebbe dunque la PEC a divenire il sistema alternativo e residuale di deposito nei casi in cui il server ministeriale avesse dei malfunzionamenti. Così superando anche le remore di chi afferma che l'upload diretto potrebbe determinare il blocco del server stesso per i troppi accessi contemporanei. Da ultimo, concludono i giovani avvocati, il passaggio potrebbe essere una grande opportunità di risparmio per la PA che potrebbe adottare un'unica piattaforma software pervenendo alla tanto auspicata unificazione e semplificazione dei riti telematici. «Avrà questo coraggio l'attuale governo del cambiamento?»

Vetrina