ARBITRO BANCARIO FINANZIARIO

Conto corrente, che succede alla morte dell'intestatario?

| 3/1/2020

Cosa succede al conto corrente in caso di morte del titolare? Il rapporto si estingue immediatamente, come vorrebbe un primo indirizzo interpretativo, oppure si trasferisce agli eredi, che dunque succedono nel rapporto contrattuale, con la conseguenza, per esempio, che continuano i pagamenti disposti in automatico dal defunto (almeno fino a quando non vengono revocati dal legittimo erede)?

La soluzione ce la fornisce l'Arbitro bancario finanziario (un organismo indipendente, sostenuto dalla Banca d'Italia, per la risoluzione alternativa delle controversie tra clienti e banche) con la decisione n. 24360/2019, resa nota il 23 dicembre scorso, affidata al Collegio di Coordinamento vista la disparità di vedute sul punto. Secondo l'Abf, dunque, per effetto della morte del correntista, il contratto di conto corrente bancario non si estingue automaticamente, ma soltanto in conseguenza di una espressa manifestazione di volontà da parte degli eredi. Anche se, si affetta a precisare il Collegio, una volta acquisita conoscenza del decesso, per la banca si intensifica la necessità di rispettare i canoni della correttezza e della buona fede.
Se così non fosse, argomenta l'Abf, la cessazione automatica dei pagamenti che il defunto aveva disposto potrebbe andare anche contro gli interessi degli eredi stessi. Per esempio, nel caso delle rate del mutuo, si potrebbe determinare l'accumularsi di interessi di mora, laddove invece il regolare adempimento si tradurrebbe in un vantaggio per l'asse ereditario.
Del resto, osserva la decisione, in caso di conto corrente bancario cointestato, la morte di un solo intestatario non potrebbe comportare, di per sé sola, lo scioglimento del rapporto, che comunque proseguirebbe con il correntista superstite, senza possibilità di subentro per gli eredi di quello premorto.

Tornando agli obblighi della banca, l'istituto, una volta identificati gli eredi, deve essere al massimo trasparente fornendo loro informazioni tempestive, puntuali ed esaurienti. Dovrà perciò inviare, al più presto, al successore ogni informazione in suo possesso sullo stato del conto corrente: la consistenza, la presenza di debiti, di polizze assicurative. E informarlo circa il diritto di recesso, oltre ad interpellarlo riguardo alla eventuale sospensione di pagamenti che l'erede ritenga non più utili.

Infine, al successore a qualsiasi titolo è espressamente riconosciuto il diritto di ottenere copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni. Mentre, è certamente onere degli eredi dare tempestiva notizia alla banca della morte del correntista.

Venendo al caso concreto, l'arbitro ha bocciato il ricorso del legittimo erede che chiedeva la restituzione della somma risultante dal saldo ad una determinata data, al netto dunque di una serie di uscite, non essendo mai stato esercitato il recesso. Risultano legittimi, pertanto, gli addebiti per l'invio degli estratti conto e delle comunicazioni e per i canoni per la tenuta del conto corrente. Inoltre, quanto alle rate del finanziamento acceso dal de cuius, siccome l'erede ha accettato con beneficio di inventario (ed è dunque tenuto al pagamento dei debiti contratti in vita dal de cuius nei limiti del valore dei beni a lui pervenuti), legittimamente la banca, in mancanza di una contraria disposizione dell'erede, ha imputato le rate all'attivo del conto del de cuius, riducendo in tal modo il debito residuo e impedendo l'accumularsi di ritardi dell'adempimento.

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