tenore di vita

Assegno di divorzio, no alla revisione automatica dopo le S.U.

| 21/1/2020

Corte di cassazione - Sentenza 20 gennaio 2020 n. 1.119

I nuovi principi che regolano la commisurazione dell'assegno di divorzio fissati dalle sezioni Unite con la sentenza n. 18287/2018 non costituiscono di per sé un "giustificato motivo" per avviare la revisione del vecchio assegno dovendosi sempre partire da un mutamento delle condizioni di fatto. Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza n. 1.119 del 20 gennaio 2020 respingendo il ricorso di un ex marito che chiedeva l'adeguamento del dovuto al nuovo indirizzo giurisprudenziale.

Spiega infatti la Suprema corte: «il mutamento sopravvenuto delle condizioni patrimoniali delle parti attiene agli elementi di fatto ed è necessario, a monte, che esso sia accertato dal giudice perché possa procedersi al giudizio di revisione dell'assegno divorzile, da rendersi, poi, al lume dei rinnovati principi giurisprudenziali». «Pur considerando l'ampiezza della formula adottata dal legislatore – prosegue la decisione -, consentire, come auspica parte della dottrina, l'accesso al rimedio della revisione dando alla formula dei "giustificati motivi" un significato che si riferisca alla sopravvenienza di tutti quei motivi che possano far sorgere l'interesse ad agire per il mutamento, tra quali, quindi, anche a una diversa interpretazione avallata dal diritto vivente giurisprudenziale, pare al Collegio opzione esegetica non percorribile, in quanto non considera che l'interpretazione giurisprudenziale costituisce una chiave di lettura dei dati di fatto rilevanti per il diritto e non li produce essa stessa né nel mondo fenomenico né, come si è visto, quale fonte normativa».

«Il timore che in tal modo possono ingenerarsi differenze nel trattamento dei destinatari dei comandi giudiziari, a seconda che il giudizio di revisione trovi o meno base nel verificarsi di fatti sopravvenuti - argomenta ancora la I Sezione -, non ha ragion d'essere tenuto conto che in assenza di essi il diritto all'assegno poggia sul giudicato rebus sic stantibus, che comprende i parametri complessivi al riguardo valutati».

Al contrario, conclude la sentenza, «ammettere che un mutamento di orientamento giurisprudenziale possa integrare uno dei "giustificati motivi" che consentono la revisione delle statuizioni in materia di revisione dell'assegno divorzile importerebbe conseguenze incongrue, sia nell'ipotesi di un successivo mutamento giurisprudenziale, sia nell'ipotesi in cui il giudice del merito, non tenuto per legge al principio dello stare decisis, non aderisse alla nuova linea interpretativa, anche resa in sede nomofilattica da questa Corte».

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