ANNO GIUDIZIARIO 2020

Cassazione: Mammone, su riforma prescrizione servono correttivi per evitare crisi

| 31/1/2020

A seguito della riforma della prescrizione c'è il rischio di un «significativo incremento del carico penale per via del venir meno delle prescrizioni che maturano in appello, circa 20-25mila processi l'anno, (vicino al 50%) che difficilmente potrebbe essere trattato, nonostante l'efficienza delle Sezioni penali della Corte di cassazione, le quali definiscono già attualmente circa 50.000 procedimenti annui». «Risulta pertanto necessario porre allo studio e attuare le più opportune soluzioni normative, strutturali e organizzative tali da scongiurare la prevedibile crisi che ne deriverebbe al giudizio di legittimità». Lo ha detto il Primo Presidente della Corte Suprema di cassazione, Giovanni Mammone, nel corso della inaugurazione dell'Anno giudiziario, in corso nell'Aula Magna del Palazzo di giustizia di Piazza Cavour a Roma, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, del Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Andrea Mascherin, con la partecipazione anche di una rappresentanza degli studenti del Liceo Scientifico Talete di Roma.

LE RELAZIONI
Relazione sull'amministrazione della Giustizia nell'anno 2019 del Primo Presidente Giovanni Mammone
Intervento sull'amministrazione della Giustizia nell'anno 2019 del Procuratore generale Giovanni Salvi
Intervento vice Presidente del Csm, Davide Ermini
Intervento Presidente CNF Avv. Andrea Mascherin
Intervento del Ministro della Giustizia Bonafede


Riformare anche fase che precede la sentenza
«Le vittime del reato - ha aggiunto Mammone vedrebbero inoltre prolungarsi i tempi della risposta di giustizia e del risarcimento del danno patito». «È necessario, tuttavia, che le concrete misure acceleratorie vengano adottate non solo nella parte del processo successiva al primo grado, ora non più coperta dalla prescrizione, ma anche in quella anteriore –
soprattutto nelle fasi dell'indagine e dell'udienza preliminare – in cui si verificano le maggiori criticità che determinano la dispersione dei tempi e la maturazione della prescrizione».

Per salvaguardare Csm, ricordare lezione Bachelet
A quaranta anni, dalla «barbara» uccisione di Vittorio Bachelet, vice presidente del Csm e professore di diritto, avvenuta il 12 febbraio 1980 al termine di una lezione all'Università La Sapienza di Roma, «abbiamo preso linfa ed energia dal messaggio da Lui trasmesso per affrontare la crisi che nel corso dell'anno passato ha attraversato il Consiglio superiore della magistratura». «L'immagine di un tentativo strumentale di indirizzare l'attività consiliare a fini di parte - ha proseguito Mammone - ha non poco colpito l'opinione pubblica e ha minato la fiducia che i magistrati stessi pongono nel corretto esercizio delle funzioni del loro organo di governo autonomo». «La mia qualità di componente di diritto del Csm e di Presidente della Corte di cassazione, nonché la mia personale convinzione, mi impongono di contrastare con forza ogni contaminazione di questa Istituzione. Del Consiglio va salvaguardata l'immagine e l'integrità morale e va riaffermato con forza il ruolo fondamentale che esso ricopre nell'assetto costituzionale della Nazione».

Procedimenti civili in calo del 4,8%
«Il numero dei procedimenti civili complessivamente pendenti in tutti gli uffici giudiziari al 30 giugno 2019 era di 3.312.263 unità, inferiore a quello di 3.480.186 del 30 giugno 2018, con una percentuale di riduzione del 4,8%. Questo dato è in costante diminuzione di anno in anno (al 30 giugno 2014 i procedimenti pendenti erano 4.548.834, circa il 27% in più). Il periodo 2018-2019 ha visto una sostanziale stabilità delle nuove iscrizioni dinanzi al Giudice di pace ed una riduzione dinanzi ai Tribunali (-1,7%) ed alle Corti d'appello (-8,3%) nonché, di contro, un persistente forte aumento percentuale dei ricorsi per cassazione (+12,2%)». «I dati – ha proseguito Mammone - debbono essere letti con una precisazione, in quanto se la riduzione dinanzi ai giudici di primo grado è reale, per quanto riguarda l'appello è frutto solo di un travaso delle impugnazioni in materia di protezione internazionale a seguito del decreto legge 17 febbraio 2017 n. 13 che, come noto, ha istituito apposite sezioni specializzate presso i tribunali distrettuali.

La situazione in Cassazione - «Per quanto riguarda la Corte di cassazione, invece - prosegue Mammone - deve rilevarsi che il settore civile nel 2019 ha visto un aumento del 3,7% dei ricorsi iscritti, un contenuto aumento (+1,86%) dei procedimenti definiti e l'aumento del 5,4% della pendenza generale». «Il trend dei nuovi ricorsi, stazionario negli anni dal 2014 al 2017, ha ricevuto una impennata nel 2018 (+21,7%) e nel 2019 (+3,7%). I procedimenti pendenti tra il 2014 (100.778) ed il 2019 (117.033) sono aumentati del 16,1%». «Il rilevante incremento dei ricorsi civili iscritti nel 2018 e, soprattutto, nel 2019 - ha spiegato Mammone - trova ragione nel già rilevato incremento esponenziale del contenzioso in materia di protezione internazionale». Infatti, ha concluso sul punto, «il contenzioso dinanzi al giudice ordinario attivato dall'impugnazione dei provvedimenti amministrativi in mancanza del grado di appello si si riversa interamente sulla Corte di cassazione».

Nel penale sopravvenienze in calo del 2,2%
«Nel settore penale nel 2019 è intervenuta una ulteriore diminuzione del numero delle sopravvenienze, essendosi ridotto del 2,2% il numero dei procedimenti iscritti rispetto all'anno precedente (50.810, rispetto a 51.956), così trovando conferma la tendenza già emersa nel 2018, che aveva registrato una riduzione di oltre l'8% delle sopravvenienze». «Nonostante la diminuzione del numero dei ricorsi – ha proseguito Mammone -, il lavoro delle Sezioni non ha subito flessioni e, anzi, ha registrato un positivo indice di ricambio che, anche nel 2019, si attesta sopra il 100%». «Di conseguenza, il numero dei procedimenti pendenti è ulteriormente diminuito, passando dalle 24.609 unità del 1 gennaio 2019 alle 23.588 unità del 31 dicembre 2019 (con una variazione pari a -4,14%), rimanendo così per ogni sezione nei limiti contenuti della fisiologia». «La Corte di cassazione – ha concluso sul punto - con orgoglio può affermare che nell'anno 2019 i ricorsi penali sono stati decisi in un tempo medio di soli 167 giorni, 13 meno che nel 2018, e che pochissimi sono i casi di prescrizione maturati nel corso del giudizio di legittimità».

Nel tributario risultati soddisfacenti

«Grazie ai rilevanti investimenti di risorse umane e materiali, sono stati raggiunti risultati soddisfacenti in ambito tributario. La Quinta Sezione civile al 31 dicembre 2019 finalmente presenta un bilancio positivo in tutte le sue componenti». «Nell'anno trascorso - ha proseguito Mammone - si è rilevata una riduzione consistente dei nuovi ricorsi iscritti, conseguente a varie innovazioni di carattere extragiudiziario varate dall'Amministrazione delle Finanze». «La concomitanza della riduzione delle sopravvenienze e dell'aumento delle definizioni – ha aggiunto - ha comportato un consistente miglioramento dell'indice di ricambio, di modo che nell'anno 2019 il numero dei procedimenti definiti (11.457) ha superato quello dei nuovi ricorsi (9.537) e, per la prima volta nella storia della Sezione (quindi dal 1999, anno della sua costituzione) la pendenza dei ricorsi in materia tributaria è significativamente diminuita (-3,56%)».


Ermini (Csm), magistrati siano cauti nell'uso di social

«La piena legittimazione dell'ordine giudiziario presuppone non solo la capacità professionale e tecnica dei magistrati ma altresì – e principalmente – il carattere esemplare e irreprensibile del loro comportamento, sia nell'esercizio delle funzioni che nella vita privata». Lo ha detto il vice Presidente del Csm Davide Ermini intervenendo alla Inaugurazione. «Nel tempo attuale, una minaccia alla prudenza e alla discrezione della condotta dei magistrati – ha proseguito - deriva dall'uso, talora eccessivo e inappropriato, dei social media e delle mailing list». «I primi - ha concluso sul punto -, in molti casi, sono utilizzati per esibire frammenti di vita privata che invece dovrebbero restare riservati; le seconde – concepite inizialmente come luoghi di virtuoso confronto tecnico-scientifico su problemi giuridici – si sono trasformate, salvo alcune eccezioni, in inammissibili piazze politiche, cui non è estranea la presenza della stampa».
Scandali superati grazie a Presidente Mattarella - Gli scandali che hanno colpito il Csm nello scorso anno, ha proseguito, hanno «disvelato un agire prepotente, arrogante e occulto tendente ad orientare inchieste, influenzare le decisioni del CSM e screditare altri magistrati». «Durissimo – ha aggiunto - è stato il colpo al prestigio, alla credibilità e alla autorevolezza del Consiglio e dell'intero ordine giudiziario. Gravissima la lesione della legittimazione dell'uno e dell'altro agli occhi dei cittadini». «Nondimeno – ha aggiunto -, oggi, a distanza di alcuni mesi da quelle drammatiche settimane e guardando al lavoro nel frattempo compiuto, sono lieto di potere affermare che l'istituzione, non solo ha trovato la forza per continuare a svolgere le sue funzioni con assoluta regolarità, ma è riuscita a conseguire risultati importanti sia nel dialogo virtuoso con le altre figure istituzionali sia nella c.d. "amministrazione della giurisdizione"». E poi rivolgendosi al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, presente in sala, ha concluso «se ciò è stato possibile, lo si deve al consiglio autorevole, all'esempio animatore, alla guida illuminata di cui Ella, Signor Presidente, ha continuato a onorare l'istituzione, che ora si volge a Lei, per manifestarLe tutta la propria riconoscenza».

Bonafede, su prescrizione confronto serrato ma è conquista di civiltà

«È noto a tutti che esistono divergenze per quanto concerne il nuovo regime della prescrizione entrato in vigore dal primo gennaio 2020 che io considero, personalmente, una conquista di civiltà». Lo ha detto il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, intervenendo nel corso della cerimonia. «Ciò premesso – ha proseguito -, è in atto un confronto serrato all'interno della maggioranza per superare le divergenze e consegnare ai cittadini un processo idoneo a rispondere alle loro istanze di giustizia, garantendo tempi certi ed eliminando ogni spazio di impunità». «Contemporaneamente - ha aggiunto Bonafede - ci stiamo confrontando su un progetto di riforma ordinamentale della magistratura che mira a rafforzarne l'autonomia e l'indipendenza incidendo, da un lato sulla interruzione di ogni possibile commistione con la politica; dall'altro lato sulla necessaria eliminazione del rischio delle cosiddette degenerazioni del correntismo».

Salvi (Pg), il Pm non deve ricercare il consenso

«È ricorrente la polemica circa dichiarazioni rese da magistrati del pubblico ministero. La moderazione nelle dichiarazioni, resa necessaria dalla precarietà dell'accertamento non ancora sottoposto alla piena verifica del contraddittorio, è manifestazione della professionalità del Capo dell'Ufficio». Lo ha detto il Procuratore generale della Corte di cassazione, Giovanni Salvi. «La comunicazione – ha aggiunto Salvi -, nei toni misurati e consapevoli, deve essere tale da evitare anche solo il sospetto che non la fiducia della pubblica opinione sia ricercata, ma il suo consenso. Questa sarebbe la fine dell'indipendenza del pubblico ministero».
E con riguardo alle misure cautelari disposte nei scorsi giorni nei confronti di alcuni magistrati ha affermato: « Il danno che il mercimonio della funzione determina all'amministrazione della giustizia è incalcolabile. Queste condotte devono trovare adeguata sanzione anche disciplinare».

Mascherin (Cnf), approccio non tecnico fa deviare da principi
«Oggi dobbiamo domandarci, la giurisdizione è orientata secondo Costituzione? Vi è il pericolo di uno scostamento dalla idea costituzionale di processo come luogo di composizione dei conflitti?». Sono i quesiti che il Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Andrea Mascherin, ha posto intervenendo nel corso della inaugurazione. «Diritto e giurisdizione - ha proseguito - non possono essere piegati a interessi diversi dalla ricerca dell'equilibrio democratico. Non possiamo nascondere come la politica e l'informazione sempre più spesso semplifichino eccessivamente il sistema giustizia, banalizzano il processo». «Ed un approccio irrazionale e non tecnico alla giustizia – ha aggiunto - fa deviare dai principi cardine o, nel penale, può mettere in discussione fino a capovolgerla la presunzione di non colpevolezza o la tutela dei non abbienti».
«Le impugnazioni – ha proseguito Mascherin - non possono mai essere considerati strumenti dilatori. Perché erodere il diritto di qualcuno vuol dire eroderlo per ognuno di noi. Basta un tratto di penna per eliminare un diritto, per questo il Cnf ha dichiarato il 2020 anno dell'avvocato in pericolo». Il presidente del Cnf ha poi richiamato un dei temi che stanno più a cuore all'Avvocatura: «La tutela della giurisdizione - ha detto - passa attraverso il riconoscimento del ruolo dell'avvocato in Costituzione». Mentre sulla prescrizione ha affermato: «non possiamo permetterci l'indeterminatezza dei tempi del processo penale». «Solo grandi investimenti – ha concluso - possono risolvere i problemi della giustizia. Si deve dunque proseguire con interventi sugli organici dei magistrati e con programmi di lungo periodo che non mutino al cambiare dei governi».

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