divieto terzo mandato

Tribunale Roma decapita Cnf, sospesi presidente Mascherin e 8 consiglieri

| 13/3/2020

Il Tribunale di Roma, giudice Francesco Oddi, con una ordinanza depositata oggi ha decapitato il Consiglio nazionale forense disponendo la sospensione cautelare della proclamazione del Consigliere e presidente del CNF Andrea Mascherin, e dei consiglieri Andrea Pasqualin, Giuseppe Picchioni (vicepresidente Cnf), Maurizio Magnano Di San Lio, Stefano Savi, Giovanni Arena, Carlo Orlando e Salvatore Sica. Rimane valida anche la sospensione del consigliere Antonio Baffa disposta nel dicembre scorso. Al vertice del Consiglio nazionale rimane dunque l'altro vicepresidente, l'avvocato Maria Masi del foro di Nola.

La ragione risiede nel divieto del terzo mandato consecutivo come consiglieri del Cnf (o doppio mandato per i componenti del Cnf eletti nei Coa in distretti con meno di 10mila iscritti).

Il Tar nell'ottobre 2019 aveva dichiarato la propria incompetenza, per cui il giudizio è stato riassunto dal giudice ordinario, ex art. 702, che ritenedo sussitente il f umus boni iuris e il periculum in mora, ha disposto l'anticipazione degli effetti della pronuncia che, si legge, "ragionevolmente, sarà adottata in sede di merito".

La tesi dei consiglieri - Per i consiglieri resistenti invece si doveva tener conto della specificità e della diversità delle regole sul procedimento elettorale dei COA e del CNF. Più esattamente le Sezioni Unite della Cassazione e la Corte costituzionale avrebbero riconosciuto la rilevanza dei mandati espletati prima della entrata in vigore delle legge 247/12 soltanto per le elezioni dei COA.

La motivazione - Una lettura bocciata dalla II Sezione civile secondo cui "diversamente da quanto sostengono i resistenti, la portata generale e fondante del principio di alternanza negli incarichi elettivi è tale da trascendere il dato, puramente accidentale, che quei precedenti siano intervenuti per dirimere un contrasto sulla normativa dei COA". "Si è visto, infatti - prosegue la decisione -, che le Sezioni Unite e la Corte costituzionale hanno basato le loro argomentazioni su "linee ermeneutiche già adottate in altre materie elettorali o ad esse equiparabili", affermando che il limite ai mandati elettivi consecutivi è "principio di ampia applicazione per le cariche pubbliche … e … di portata generale nel più specifico ambito degli ordinamenti professionali".

L'equilibrio di genere - Vano, prosegue il ragionamento, si rivela pure il tentativo ermeneutico di ancorare l'applicazione della norma del divieto del terzo mandato consecutivo all'inciso "nel rispetto dell'equilibrio dei generi". La norma in questione – che nel suo tenore completo stabilisce che i componenti del CNF "non possono essere eletti consecutivamente più di due volte nel rispetto dell'equilibrio tra i generi" – si caratterizza infatti "per essere una previsione generale, che stabilisce due princìpi fondamentali ai quali deve rispondere l'elezione dei componenti del CNF: l'alternanza nella carica e il rispetto dell'equilibrio dei generi".

Non è ragionevole, invece, ricavare dal richiamo a uno di essi (il rispetto dell'equilibrio dei generi), introdotto per la prima volta dalla stessa legge n. 247/2012, un dato interpretativo determinante per stabilire la decorrenza dell'applicazione dell'altro (l'alternanza nella carica). Se così fosse, conclude sul punto il Tribunale, la contraddizione non potrebbe essere più evidente: da un lato, si riconosce anche nelle elezioni del CNF un principio fondamentale di ogni sistema elettorale (e su questo i ricorrenti hanno dichiarato a chiare note di concordare); dall'altro se ne differisce l'applicazione in concreto per non meno di otto anni (quando sarà tenuta la terza elezione successiva alla entrata in vigore della legge n. 247/2012).

L'udienza di merito è fissata per il 5 aprile prossimo.

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