dl cura italia

Professionisti, apertura del Ministero del Lavoro sui 600 euro previsti per gli autonomi Inps

| 20/3/2020

Per i professionisti iscritti agli Ordini si apre una possibilità di ottenere i 600 euro di marzo (prorogabili ad aprile) che il decreto legge Cura Italia ha previsto per le partite Iva iscritte all'Inps potrebbero arrivare anche a loro. Il Ministro del Lavoro Nunzia Catalfo ha fatto una apertura in tal senso.

La procedura prevederebbe un coinvolgimento diretto delle Casse impegnate a fornire le fasce di reddito delle professionisti considerato che il contributo non è per tutti ma soltanto per chi non supera una soglia ancora da definire.

Per il presidente dell'Adepp, l'Associazione delle casse di previdenza, Alberto Oliveti, si legge sul Sole 24 ORE "È un primo passo importante perché elimina una discriminazione che non ha nessuna logica e giustificazione". "Per l'erogazione – aggiunge Oliveti – si pensa di usare il canale già utilizzato per i contributo di maternità, dove le Casse anticipano la somma che poi viene restituita dallo Stato; in questo modo si rispetta la legge che vieta il trasferimento diretto o indiretto dello Stato verso le gli enti di previdenza dei professionisti".

L'Adepp inoltre ha chiesto un allentamento della riserva in modo da consentire alle Casse di andare incontro agli iscritti "perché è adesso che hanno bisogno di aiuto e noi abbiamo le risorse per daglielo ma non le possiamo toccare».

Il M inistro Catalfo ha poi chiarito che non ci sarà il click day annunciato dal presidente Inps, Pasquale Tridico, per il bonus da 600 euro ad autonomi e partite Iva e che le risorse stanziate dal Governo sono sufficienti a coprire l'intera platea dei beneficiari. Mentre Inps e Ministeri sono al lavoro per realizzare "tutte le procedure necessarie per velocizzare l'iter di presentazione delle domande ed erogare gli aiuti previsti dal provvedimento, compresi gli ammortizzatori sociali".

Intanto nella giornata di ieri si sono fatti sentire c onsulenti del lavoro e commercialisti chiedendo di "non trascurare le necessità del comparto delle professioni economico-giuridiche" e, quindi, "estendere le tutele previste per imprese e dipendenti anche alle attività degli studi professionali", poi "prevedere lo sblocco della compensazione dei crediti per imposte dirette anche prima della presentazione della dichiarazione, rimuovendo il vincolo introdotto con il collegato all'ultima Legge di Bilancio", e "prorogare, già in sede di conversione del decreto Cura Italia, la sospensione dei versamenti in scadenza nel mese di marzo per i soggetti con ricavi, o compensi non superiori a 2 milioni di euro e estendere (anche temporalmente) la disapplicazione delle ritenute sugli incassi dei professionisti con ricavi o compensi non superiori a 400.000 euro".

Massimo Miani
e Marina Calderone, firmatari della nota congiunta, aggiungono che i " professionisti sono chiamati a fare la loro parte, con enormi sacrifici per mantenere l'operatività degli studi, nel rispetto delle ordinanze, per garantire alle imprese assistite l'attivazione - ove necessario - degli strumenti di sostegno al reddito, o l'assistenza necessaria nella gestione contabile-finanziaria delle attività produttive". Eppure, si sfogano Calderone e Miani, "il decreto Cura Italia considera il comparto solo marginalmente, mentre in questo momento sarebbe quanto mai doveroso e strategico tutelarlo", chiudono, invocando pure "l'estensione, anche ai professionisti iscritti nelle Casse di previdenza private, la non imponibilità delle indennità di sostegno al reddito eventualmente loro erogate".

Vetrina