EMERGENZA CORONAVIRUS

Il Dl 19/20 circoscrive le misure adottabili con Dpcm

| 27/3/2020

In materia di coronavirus il Governo ha deciso di intervenire con un nuovo decreto-legge, il Dl n. 19 del 25 marzo 2020 recante "Misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19". Il decreto, come indicato nella relazione illustrativa, affronta in primo luogo, un problema che era stato segnalato anche in questa sede: rispettare il "principio di legalità" mediante "la tipizzazione delle misure potenzialmente applicabili per contrastare l'emergenza".
Come noto, infatti, le misure emergenziali sono state via via introdotte – e variamente specificate, modificate ed irrobustite - con un particolare strumento normativo extra ordinem, il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, che trovava base giuridica meramente formale nell'art. 2 del Dl n. 6 del 23 febbraio 2020. Adesso, le misure adottabili, sempre mediante DPCM, sono tassativamente predeterminate in questo nuovo provvedimento legislativo d'urgenza.

Per di più, per sanare la presunta illegittimità degli atti già compiuti sulla base dei predetti DPCM, il Dl n. 19/2020 prevede espressamente che sono "fatti salvi gli effetti prodotti e gli atti adottati sulla base dei decreti e delle ordinanze emanati ai sensi del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6". Parimenti, per ragioni di continuità, si conferma la perdurante applicazione, nei termini originariamente previsti, delle misure già adottate con i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri adottati in data 8 marzo 2020, 9 marzo 2020, 11 marzo 2020 e 22 marzo 2020 per come ancora vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto. Si predispone, inoltre, un nuovo quadro dei rapporti tra i DPCM e le ordinanze regionali e dei sindaci, quadro che si ispira ad una decisa concentrazione dei poteri nell'esecutivo, soprattutto con riferimento alle scelte relative alle attività produttive ed alle attività economica di rilevanza strategica nazionale.

Circa i rapporti con il Parlamento, vi è una qualche apertura: i DPCM saranno ufficialmente comunicati alle Camere, ed il Presidente del Consiglio (o un ministro da lui delegato) dovrà riferire ogni quindici giorni.

Infine, da un lato si aggravano le sanzioni penali per le fattispecie collegate ai comportamenti collegati alla diffusione delle malattie infettive; dall'altro lato, circa il mancato rispetto delle prescrizioni emergenziali dettate con DPCM, si riformula l'impianto sanzionatorio revocando l'impostazione penalistica e sostituendo le sanzioni penali con una contravvenzione amministrativa, che varrà, per di più in misura ridotta, anche per i fatti già commessi.

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