emergenza covid-19

Avvocati, firmato il decreto che estende i 600 euro agli iscritti alle Casse private

| 30/3/2020 10:35

Arriva un primo aiuto per il mondo delle professioni ma non mancano le critiche della categoria. Il Ministero del Lavoro, di concerto con il Ministero dell'economia, ha infatti firmato un decreto che estende il contributo di euro 600 per il mese di marzo anche in favore dei professionisti iscritti alle Casse private. Gli iscritti in possesso dei requisiti previsti dal decreto potranno presentare l'istanza a Cassaforense, che provvederà alla erogazione. L'Istituto di previdenza ha annunciato di aver "avviato tutte le procedure tecniche necessarie per l'invio delle domande". L'indennità è condizionata al corretto adempimento degli obblighi contributivi per il 2019.

"Con questo strumento, per il mese di marzo diamo un sostegno al reddito pari a 600 euro a lavoratori autonomi e professionisti iscritti alle casse di previdenza privata (es. ingegneri, architetti, commercialisti, avvocati) danneggiati dal Coronavirus", ha scritto su Facebook il Ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo. "Si tratta di un primo intervento - ha proseguito - per fronteggiare immediatamente la situazione di emergenza. Siamo già al lavoro sulle nuove misure per il decreto aprile, dove l'obiettivo è di prevedere, per queste categorie di lavoratori, un indennizzo di importo superiore".

Critico l'O rganismo congressuale forense che in una lettera firmata dal Coordinatore Giovanni Malinconico ed inviata ieri sera al Ministro Catalfo lamenta, in primis, che "la ripartizione delle provvidenze tra le professioni in base alla mera priorità cronologica rischia di innescare una sorta di gara tra "disperati" delle varie professioni". Ma soprattuto per l'organo di rappresenanza dell'Avvocatura "risulta dell tutto inspiegabile e fonte di gravi ripercussioni distorsive la condizione (prevista nella bozza in questione all'art. 1, 3° co., alinea) della regolarità contributiva per l'anno 2019". Una simile previsione infatti lascerebbe fuori dal contributo proprio i giovani iscritti nell'ultimo anno. Non solo, per l'Ocf "non si comprende per quale ragione un contributo erogato dallo Stato sia condizionato alla regolarità del versamento dei contributi all'ente di previdenza privato", col rischio così di eslcudere proprio le fasce più in crisi. Ma critiche analoghe arrivano anche dai Consigli degli ordini territoriali.

Il Coa di Napoli, delibera del 29 marzo, per esempio, interpreta il decreto nel senso che il contributo si applica anche a coloro che si sono iscritti alla Cassa per la prima volta nel 2019 e 2020, mentre la regolarità contributiva verso l'ente di previdenza avrebbe riguardo soltanto agli obblighi formali e non ai pagamenti. Bocciato anche l'ordine cronologico (click day) nell'accoglimento delle domande nonchè il tetto ai fondi.


IL TESTO DEL DECRETO


Il decreto prevede che la quota parte del limite di spesa del Fondo destinato al sostegno del reddito dei lavoratori autonomi e professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria è di 200 milioni di euro per il 2020.

L'indennità per marzo di 600 è riconosciuta ai seguenti soggetti:
a) ai lavoratori che abbiamo percepito, nell'anno di imposta 2018, un reddito complessivo, assunto al lordo dei canoni di locazione non superiore a 35.000 euro la cui attività sia stata limitata dai provvedimenti restrittivi emanati in conseguenza dell'emergenza epidemiologica da COVID-19;
b) ai lavoratori che abbiano percepito nell'anno di imposta 2018, un reddito complessivo, assunto al lordo dei canoni di locazione assoggettati a tassazione compreso tra 35.000 euro e 50.000 euro e abbiano cessato o ridotto o sospeso la loro attività autonoma o libero professionale in conseguenza dell'emergenza epidemiologica da COVID-19.

L'indennità non concorre alla formazione del reddito e non è cumulabile con i benefici di cui agli articoli 19, 20, 21, 22, 27, 28, 29, 30, 38 e 96 del decreto-legge 17 marzo 2020 n.18 nonché con il reddito di cittadinanza. L'indennità è altresì corrisposta a condizione che il soggetto richiedente abbia adempiuto agli obblighi contributivi previsti con riferimento all'anno 2019.

Per cessazione dell'attività si intende la chiusura della partita IVA, nel periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 31 marzo 2020; per riduzione o sospensione dell'attività lavorativa si intende: una comprovata riduzione di almeno il 33 per cento del reddito del primo trimestre 2020, rispetto al reddito del primo trimestre 2019. A tal fine il reddito è individuato secondo il principio di cassa come differenza tra i ricavi e i compensi percepiti e le spese sostenute nell'esercizio dell'attività.

Le domande per l'ottenimento dell'indennità devono presentate da professionisti e lavoratori autonomi dal 1° aprile 2020 agli enti di previdenza cui sono obbligatoriamente iscritti che ne verificano la regolarità ai fini dell'attribuzione del beneficio, provvedendo ad erogarlo all'interessato. L'indennità deve essere richiesta ad un solo ente previdenziale.

Al fine di consentire la tempestiva erogazione dell'indennità sono considerate inammissibili le istanze presentate dopo il 30 aprile 2020.

Vetrina