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Fase-2, gli Ordini chiedono criteri uniformi contro caos Protocolli - Il caso Napoli

| 13/5/2020

Stop al fai da te degli Uffici giudiziari nella programmazione della Fase-2 che, "in nome della necessità di evitare disparità di trattamento nel distretto", ha portato alla "sospensione di ogni attività" e "livellato al ribasso" l'operatività degli uffici. Dura presa di posizione dei Presidenti dei Consigli dell'Ordine degli Avvocati di Napoli, Santa Maria Capua Vetere, Napoli Nord, Nola, Torre Annunziata, Avellino e Benevento nei confronti della "mancanza di programmazione, indirizzo e stimolo da parte della Corte di appello di Napoli". Ma anche del Governo e del Ministro della Giustizia colpevoli di aver "rinunciato ad esercitare la funzione regolatrice e di indirizzo delle modalità di svolgimento della giurisdizione, demandandola semplicisticamente a livello locale".

Ma non è solo la Campania a chiedere un cambio di passo. Per il presidente del Consiglio degli Avvocati di Roma, Antonio Galletti, "è mancata una procedura che imponesse linee guida condivise per tutti gli uffici giudiziari o almeno nell'ambito del medesimo Distretto". Mentre il Presidente dell'Unione delle Camere civili, Antonio de Notaristefan i , parla di "Mille piccoli legislatori" . E aggiunge "Ho letto molti protocolli ma quelli delle singole sezioi no, e mi rifiuto di farlo". A Bari invece i penalisti chiedono l'apertura di scuole e cinema per consentire lo svolgimento delle udienze. Mentre a Milano gli avvocati della Camera Pena le protestano, con una lettera indirizzata al presidente del Tribunale Roberto Bichi, per l'inosservanza delle norme igieniche.

Napoli chiede un intervento del Governo - IL DOCUMENTO DEI COA
I legali campani dunque chiedono un immediato intervento di rango legislativo o regolamentare "per d isciplinare in maniera univoca e uniforme i processi in tutti gli Uffici Giudiziari italiani", prevedendo anche "l'inclusione attiva dell'Avvocatura nei processi decisionali". Serve, continua la nota congiunta degli Ordini, "l'indicazione di precisi e rigorosi parametri entro i quali, in ragione di eventuali peculiarità ed esigenze logistiche, ciascun Dirigente possa motivatamente adottare misure organizzative particolari condivise con l'Avvocatura".
Inoltre va "immediatamente" ripristinato il confronto tra la Magistratura e l'Avvocatura "per ottenere linee guida condivise e omogenee nel Distretto, facendo ricorso, se del caso, anche a soluzioni innovative praeter legem, giustificabili in ragione della emergenza epidemiologica, al fine di assicurare la riapertura di tutti i settori della Giustizia".

Drammatica poi la situazio degli Uffici del giudice di pace dopo che la Corte di appello ha decretato il differimento al 4 giugno dell'intesa ex art. 83 comma 6 D.L. 18/2020. La perdurante sospensione, scrivono i legali, "provoca anche danni incalcolabili a una larga fetta
dell'Avvocatura del distretto, già reduce dal fermo di oltre due mesi".

Ordine di Roma: giustizia al palo
Anche per il presidente del Consiglio degli Avvocati di Roma, Antonio Galletti, "è mancata una procedura che imponesse linee guida condivise per tutti gli uffici giudiziari o almeno nell'ambito del medesimo Distretto". Con un post su Facebook Galletti spiega quella che è andato storto alla ripresa dell'attività giudiziaria "a Roma, ma non solo". "Il risultato è sotto gli occhi di tutti scrive Galletti - : ciascuno decide per sé con un proliferare di fonti normative atipiche (linee guida e provvedimenti organizzativi); perfino le singole sezioni dello stesso Tribunale hanno fissato procedure diverse". "Se fosse stato il legislatore – prosegue - a fissare le regole, anziché rimettere tutto alla sensibilità locale dei capi degli uffici giudiziari, si sarebbe potuto impostare un lavoro di coordinamento a monte, a livello nazionale. Purtroppo così non è stato". L'impegno dell'Ordine - conclude Galletti - è di riportare immediatamente gli avvocati in udienza e di celebrare i processi in tempi europei, laddove la tecnologia deve consentirci di svolgere da remoto tutte le attività di cancelleria, dove occorre nuovo personale già in possesso delle necessarie competenze tecniche".

Antonio de Notaristefani (Camere civili): "Mille piccoli legislatori
E Facebook diventa lo sfogo anche per il presidente dell'Unione Camere civili che scrive un lungo post dal titolo emblematico "Mille piccoli legislatori" . "Ho letto molti protocolli - scrive Antonio de Notaristefani - : invece di alcune oneste, brevi, e possibilmente chiare, misure organizzative, ognuno di quei documenti conteneva un nuovo codice di procedura civile. Non era il federalismo giudiziario: era l'Italia dei Comuni". "E passi - prosegue - , per i protocolli di ogni singolo Tribunale, di ogni singola Corte di appello, di ogni singolo ufficio giudiziario: ma quando siamo arrivati ai protocolli di ciascuna sezione, ho detto no. I protocolli sezionali non li ho letti, e mi rifiuto di farlo". "C'è un limite, alla capacità di sopportazione, e dopo due mesi di arresti domiciliari ho raggiunto il mio: i protocolli servono per uniformare le prassi, non per giocare al piccolo legislatore, perché lo vieta la riserva di legge fissata dall'art. 111 della Costituzione".
"Un protocollo - aggiunge - può stabilire che le udienze di precisazione delle conclusioni siano sostituite dalla trattazione scritta, non che il mancato deposito delle note di trattazione scritta sia equiparabile alla assenza in udienza. Può stabilire che, con il consenso degli avvocati, la discussione possa essere fatta da remoto, non che il giudice possa ascoltarla stando a casa sua, in violazione di una legge che ne impone la presenza in Aula".

Penalisti Bari, usiamo cinema e scuole - Gli avvocati penalisti di Bari, invece, chiedono di poter celebrare più processi facendo udienze di pomeriggio e il sabato e usando spazi che consentirebbero il distanziamento interpersonale, tra cui le palestre delle scuole, sale cinematografiche e i padiglioni della Fiera del Levante. In un documento trasmesso ai capi degli uffici giudiziari baresi, la Camera penale ricorda che "a Bari abbiamo già vissuto l'emergenza delle tende (a causa della inagibilità del Palagiustizia, ndr), ma abbiamo anche verificato che è stato possibile, con estremo sacrificio da parte di tutti, trovare comunque gli spazi per tenere le udienze penali in altri luoghi".

Per questo gli avvocati propongono di usare più spesso l'aula bunker di Bitonto, che ha una capienza di 24 postazioni ed è quindi più grande di quelle del palazzo di Via Dioguardi (con capienza fino a 18 persone). Chiedono inoltre di usare l'aula della Corte di Assise e, di pomeriggio, le altre del Palagiustizia di piazza De Nicola, di tornare ad utilizzare le aule delle ex sezioni distaccate di Modugno o Rutigliano e anche aule o palestre degli istituti scolastici ora chiusi, i padiglioni della Fiera del Levante e le sale cinematografiche, "già utilizzate - dicono - in altre sedi giudiziarie per processi con un cospicuo numero di parti".

Milano, nelle aule igiene scarsa - A Milano protestano gli Avvocati della Camera Pena le per l'inosservanza delle norme di igiene. Con una lettera, indirizzata al presidente del Tribunale di Milano Roberto Bichi, i legali chiedono che vengano messi a disposizione degli utenti presidi sanitari - coperture monouso dei microfoni e gel disinfettante all'ingresso delle aule -, oltre a specifici accorgimenti per la fruizione sicura delle aule: distanziamento banchi con eventuale segnaletica, individuazione aule più spaziose. Ad oggi, scrive poi la Camera penale, "non risultano pervenute comunicazioni circa la trattazione di alcune udienze della prossima settimana, con grave pregiudizio per la possibilità dei difensori di preparare le udienze medesime, citare o contro-citare eventuali testi". Una situazione che rischia di "determinare nel concreto ingressi inutili a Palazzo di Giustizia e perfino assembramenti, laddove gli avvocati non siano avvisati per tempo che la loro udienza verrà o non verrà trattata, vanificando così in concreto gli obbiettivi di tutela sanitaria".

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