emergenza covid-19

Praticanti avvocati: per l'abilitazione soluzioni non discriminanti per la categoria

18/5/2020

L'Aiga chiede al Governo di non proporre soluzioni che possano creare disparità di trattamento con altre categorie professionali. E l'Upavv (Associazione che rappresenta le istanze dei praticanti) annuncia lo stato di agitazione.

A preoccupare l'Aiga è il Decreto Ministeriale del Ministero dell'Università e della Ricerca n. 57 del 29 aprile 2020, con il quale è stato stabilito che la prima sessione degli esami di Stato di molte professioni si svolgerà, in deroga alle disposizioni vigenti, attraverso una sola prova orale a distanza. "Si tratta di esami di abilitazione con più sessioni annuali e la cui prova scritta avrebbe dovuto svolgersi entro il mese di giugno 2020" dichiara il Presidente Nazionale AIGA, Antonio De Angelis "in cui viene pertanto disciplinata una ipotesi diversa da quella dell'esame di abilitazione per la professione di Avvocato, che si svolge in una sessione unica, prevista per il mese di dicembre".

"Qualora però l'emergenza sanitaria dovesse imporre anche per la seconda sessione di questi esami di abilitazione (prevista a novembre/dicembre) lo svolgimento di una sola prova orale a distanza" afferma il Coordinatore della Consulta Nazionale dei Praticanti AIGA, la dottoressa Federica Airò Farulla "questa misura emergenziale dovrebbe essere prevista anche per l'esame di abilitazione da avvocato. Diversamente, si configurerebbe una illegittima disparità di trattamento".

"L'emergenza sanitaria" concludono De Angelis e Airò Farulla "ha messo in evidenza l'assoluta necessità di riformare l'esame di abilitazione. Nei prossimi giorni l'AIGA presenterà una proposta di legge per un nuovo esame di abilitazione forense, che consisterà in una sola prova scritta (l'atto giudiziario) e una prova orale".

Intanto si muovono anche le associazioni "indipendenti" che raccolgono i giovani "praticanti". L'Upavv (Unione Praticanti avvocati) ha infatti annunciato lo "stato di agitazione dopo settimane di silenzio da parte delle istituzioni". "Sono circa 25 mila – prosegue una nota dell'Associazione -, i giovani aspiranti avvocati che nel mese di dicembre hanno sostenuto la prima prova scritta. Ma purtroppo per la classe 2019, la pandemia Covid rappresenta veramente la pietra tombale per moltissimi praticanti. La correzione dei compiti, che sarebbe dovuta iniziare a febbraio, è stata infatti sospesa".

"La correzione degli scritti da remoto è un'ipotesi irricevibile - spiegano da Upavv -, perché non consente la giusta attuazione dei criteri valutativi e le lungaggini procedurali porterebbero a terminare la stessa in tempistiche indefinibili. Senza contare che poi ci sarà anche da sostenere gli orali. Noi, come associazione, abbiamo elaborato diverse proposte come l'abilitazione de plano, attuata peraltro nei confronti di altre categorie professionali, o il passaggio diretto all'orale.
Ma nessuna di queste sembra trovare accoglimento".

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