EMERGENZA COVID-19

Giudici di pace, quattro proposte per la ripresa delle attività

| 25/5/2020

È notorio che il caos ingenerato dalla miriade di protocolli e linee guida elaborati dai Presidenti dei Tribunali di concerto con gli organi istituzionali territoriali dell'avvocatura, come previsto dal Dl n° 18/20 (convertito dalla Legge n. 27/20), abbia dato corso a una inevitabile paralisi della giustizia di pace poiché molti uffici non hanno iniziato ancora alcuna attività.

È facile presumere che a seguito della sospensione delle udienze per oltre due mesi (di fatto nella prima fase dal 9 marzo al 16 aprile e poi all'11 maggio 2020) e che presumibilmente difficilmente riprenderanno a pieno regime (a ora in alcuni uffici, si trattano 4,5 procedimenti), si aggraveranno i carichi di ruolo e le pendenze che non sono state smaltite durante il periodo di sospensione.

In particolare, gli uffici soppressi ma la cui gestione è stata affidata ai comuni che hanno inteso farsene carico a norma del Dlgs 156/12 e per i quali le criticità sia organizzative che strutturali restano ancore irrisolte, rischiano ora di implodere definitivamente se non saranno in grado di assicurare il rispetto delle prescrizioni igienico sanitarie imposte dalle Asl e le attività amministrative con lo scarso personale comunale applicato talvolta, solo temporaneamente e quasi sempre non formato. In mancanza di regole certe per la gestione e organizzazione dell'attività giurisdizionale del giudice di pace, che versa in uno stato di inquietante abbandono (peraltro, ancora con un indecoroso pagamento a cottimo) per consentire la ripresa delle attività, si potrebbero adottare alcune risoluzioni già individuate da alcuni capi degli uffici che siano univoche per tutti.

Attività Giurisdizionale, possibilità di trattazione scritta - Oltre l'udienza da remoto già prevista, andrebbe prevista la possibilità di trattazione scritta anche per le controversie di competenza del giudice di pace mediante una modifica dell'art. 83 lett. h) del Dl 18 marzo 2020, laddove prevede, con specifico riferimento alle udienze davanti al Tribunale, lo "svolgimento delle udienze civili che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai difensori delle parti mediante lo scambio e il deposito in telematico di sole note scritte contenenti le sole istanze e conclusioni e la successiva adozione fuori udienza del provvedimento del giudice(udienza figurata o cartolare". Poichè il procedimento davanti al giudice di pace è caratterizzato da particolare celerità e speditezza, con unicità dell'udienza di trattazione comparizione, con un rigido regime di preclusioni, non è previsto il deposito della comparsa conclusionale e delle note di replica come previsto per il procedimento davanti al Tribunale dall'articolo 190 cpc, il deposito in via telematica può essere agevolmente sostituito dallo scambio cartaceo di note conclusionali mediante deposito in cancelleria, (ovvero a mezzo pec) non oltre il giorno in cui è già stata fissata l'udienza o in un'altra che il giudice intenda fissare. Qualora non intendano procedere allo scambio di note, le parti costituite possono far pervenire alla cancelleria a mezzo pec, una istanza in cui chiedono che la causa venga assegnata sentenza.

La stessa Corte di cassazione ha espresso considerazioni favorevoli all'udienza cartolare ai propri procedimenti. Si richiama uno stralcio della relazione n° 28 del 1.4.20 punto 3.3 Corte di Cassazione Ufficio del massimario … "E però si può ragionevolmente ipotizzare che, per il solo processo innanzi alla Cassazione, il deposito delle conclusioni delle parti nonché del Procuratore Generale possa avvenire nelle forme tradizionali, id est mediante deposito dell'atto in forma cartacea nella cancelleria della S.C., solo considerato che così, comunque, viene ad essere salvaguardata la principale finalità della norma, cioè quella di evitare assembramenti di persone nelle aule dell'ufficio giudiziario; in sostanza il riferimento, davvero assai poco tecnico, al c.d. 'deposito in telematico' contenuto nella disposizione in commento, non dovrebbe essere di ostacolo ad un deposito in formato analogico delle conclusioni scritte, le quali in sostanza dovrebbero sintetizzare in sé soltanto il contenuto di quelle che sarebbero state le discussioni orali dei difensori e le conclusioni del pubblico ministero". Si consideri che anche presso la Corte di Cassazione non è ancora in uso il PCT.

La predetta risoluzione che dovrebbe agevolmente applicarsi al più semplice e modesto procedimento davanti al giudice di pace, avversata, incomprensibilmente, in alcuni distretti e invece, applicata in altri e che avrebbe permesso di smaltire i carichi di ruolo anche durante l'emergenza, costituisce uno spunto interessante per un prossimo futuro. Appare infatti, in linea con altri ordinamenti europei in cui, laddove non siano state previste procedure semplificate, è fondamentalmente prediletta la trattazione scritta e la valorizzazione della centralità del giudice che assume i provvedimenti adeguati alla controversia da trattare soprattutto nel caso in cui si tratti di controversia di modesta entità. Si auspica che per le controversie di competenza del giudice di pace, almeno per quelle di valore fino a 5mila euro, possa farsi ricorso a una procedura semplificata analoga a quella prevista per le piccole controversie trasfrontaliere definite Small Claims (contributo offerto al Progetto SCAN – Small Claims Analysis Net, realizzato nell'ambito del Programma di Giustizia dell'Unione Europea 2014-2020,coordinato dalla Università Federico II), come efficace strumento di risoluzione delle controversie al servizio dei consumatori, degli imprenditori e dei professionisti del diritto.

Attività amministrativa e messa in sicurezza degli uffici (Intervento delle Regioni in attuazione articolo 116 della Costituzione) - Come evidenziato, gli uffici soppressi e mantenuti dagli enti locali a seguiti di consorzi stipulati a norma dell'art 3 comma 2, Dlgs n. 156/2012, facendosi integralmente carico delle spese di funzionamento e di erogazione del servizio giustizia nelle relative sedi, nonché del fabbisogno del personale amministrativo, non hanno ancora superato gran parte delle criticità sopra evidenziate, aggravate dalla crisi epidemiologica. Pertanto, qualora i comuni non siano in grado di adottare misure adeguate ed efficaci per il raggiungimento degli obiettivi che si sono prefissati per mantenere gli uffici di prossimità (escludendo ora qualsiasi possibilità di chiusura di detti uffici per evitare il collasso totale delle attività), sarebbe opportuno dare concreta attuazione all'art. 116 della Costituzione che tra le altre forme di autonomia, prevede altresì l'organizzazione della giustizia di pace. Il ricorso al principio di sussidiarietà in generale, potrebbe consentire una risoluzione alle problematiche evidenziate qualora la Regione si facesse carico degli oneri necessari per sopperire alle inefficienze riscontrate dalle Asl e al fabbisogno di personale amministrativo negli uffici

Attività di indirizzo e coordinamento (Modifica all'articolo 8 del Dlgs 116/17) - La predetta disposizione stabilisce che l'attività di coordinamento sia esercitata dal presidente del Tribunale che in qualità di datore di lavoro, assumendone le relative responsabilità (compresa quella che involge la sicurezza sui luoghi di lavoro) svolge compiti di gestione del personale di magistratura e amministrativo e la esercita avvalendosi dell'ausilio di uno o più magistrati professionali. Tuttavia, l'eccessiva burocratizzazione dell'attività di indirizzo e coordinamento esercitata dal presidente del Tribunale (in uno a quella di vigilanza) attraverso la intermediazione di collaboratori che spesso svolgono una attività marginale e occasionale di confronto con i giudici di pace e a cui spesso viene affidata la gestione dell'intera attività di controllo sui servizi di cancelleria (mentre dovrebbero essere delegati per singoli affari e/o attività) non ha portato a risultati migliorativi nella organizzazione degli uffici. Infatti, la nuova struttura organizzativa, non consente un'agevole e pronta risoluzione delle problematiche sia connesse all'attività giurisdizionale dei singoli giudici di pace che all' attività amministativa. La costante presenza negli uffici, del giudice di pace coordinatore, nominato tra gli stessi giudici dell'ufficio, di contra, ha dato prova per il passato, di maggiore efficienza anche attraverso il ricorso a buone prassi organizzative piuttosto che un burocratico giro di attribuzioni di compiti e responsabilità e abbia consentito una pronta risoluzione delle problematiche più comuni: dai servizi di cancelleria, alla organizzazione delle attività, al contatto con gli enti locali. Sarebbe opportuno che quantomeno l'attività di collaborazione resti affidata a un giudice individuato tra quelli in servizio nell'Ufficio scelto per esempio, con criterio di anzianità (riferimento all'età o al servizio prestato).

Alzare l'età pensionabile - Infine, appare necessario non trascurare di provvedere anche con decretazione di urgenza, all'innalzamento del limite di età dei magistrati onorari fissata in 68 dalla disciplina transitoria del Dlgs 116/17, a 70 anni per evitare un aggravamento dei carichi di ruolo già considerevoli assegnati a ciascun giudice, a seguito della prolungata sospensione di tutte le attività presso gli uffici giudiziari che porterà a un allungamento dei tempi sia per la trattazione delle cause che per il deposito dei provvedimenti.

* Vice presidente della Rete Europea delle Associazioni dei Giudici Laici

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