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Avvocati privi di "domicilio digitale" sospesi dall'albo

| 8/7/2020

Il professionista che non comunica all'albo il proprio "domicilio digitale", che sostituisce la dicitura "posta elettronica certificata", dopo un primo avvertimento, verrà sospeso dell'albo fino a quando non effettuerà la regolarizzazione. Lo prevede la bozza dell'articolo 29 – "Disposizioni per favorire l'utilizzo della posta elettronica certificata" – del decreto legge semplificazioni approvato nella notte del 6 luglio dal Governo ("salvo intese").

L'articolo prevede una serie modifiche normative (all'articolo 16 del Dl 185/2008 convertito, con modificazioni, nella legge 28 gennaio 2009, n. 2) per "garantire il diritto all'uso delle tecnologie previsto dal Codice dell'amministrazione digitale, e favorire il percorso di semplificazione e di maggiore certezza delle comunicazioni telematiche tra imprese, professionisti e pubbliche amministrazioni nel rispetto della disciplina europea".

E introduce una nuova sanzione a carico dei professionisti. "Il professionista che non comunica il proprio domicilio digitale all'albo o elenco di cui al comma 7 – si legge nel nuovo comma 7bis - è obbligatoriamente soggetto a diffida ad adempiere, entro trenta giorni, da parte del Collegio o Ordine di appartenenza". E, prosegue, "in caso di mancata ottemperanza alla diffida, il Collegio o Ordine di appartenenza commina la sanzione della sospensione dal relativo albo o elenco fino alla comunicazione dello stesso domicilio".

Inoltre si prevede che l'omessa pubblicazione dell'elenco riservato (previsto dal comma 7), il rifiuto reiterato di comunicare alle pubbliche amministrazioni i dati previsti dal medesimo comma, ovvero la reiterata inadempienza dell'obbligo di comunicare all'indice (di cui all'articolo 6-bis del decreto-legislativo 7 marzo 2005, n. 82) l'elenco dei domicili digitali ed il loro aggiornamento (a norma dell'articolo 6 del decreto del Ministro dello sviluppo economico 19
marzo 2013), costituiscono motivo di scioglimento e di commissariamento del collegio o
dell'ordine inadempiente ad opera del Ministero vigilante sui medesimi.

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