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Fondi europei per la Giustizia, de Notaristefani: irripetibile occasione di riforma

27/7/2020

L'Europa ha stanziato "una cifra molto importante, e ci ha indicato come prioritari quattro obiettivi. Tra questi, la giustizia". "Si tratta di un'occasione irripetibile, che comporta una responsabilità enorme: quella di non sprecarla". Lo scrive il presidente dell'Unione Camere civili, Antonio de Notaristefani, in un accorato intervento su Facebook, in cui si richiama anche il documento della Commissione " the 2020 Justice Scoreboard " che contiene diversi "suggerimenti".

La prima ermergenza per de Notaristefani è il "crollo della fiducia dei cittadini nella indipendenza dei giudici", percepiti come troppo vicini alla politica. E siccome, argomenta, la giustizia si regge sulla fiducia conta poco se ciò sia vero o meno, quello che è certo infatti è che "impugnerò qualunque sentenza che mi dia torto, se ritengo che il giudice che la ha emessa non è imparziale".

Rvolgendosi poi direttamente al Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, di cui pure riconosce la "capacità di ascolto", chiede "ma davvero Lei vuole passare alla storia come chi ha buttato via il biglietto vincente della lotteria?"

L'Europa, prosegue, ci ha chiesto di interpellare tramite questionari avvocati e cittadini sul gradimento dell'operato dei giudici. Una soluzione apparentemente banale ma in realtà "rivoluzionaria" perché ci ricorda che nei sistemi democratici "la giustizia è amministrata - o dovrebbe esserlo - in nome del popolo". Un tema, quest'ultimo, che si sposa con quello del sistema di valutazione dei magistrati che ha raggiunto un livello "imbarazzante".

"Rifiutarsi di rendere conto del proprio operato a quel popolo in nome del quale si pronunciano le sentenze – attacca de Notaristefani - significa essere autoreferenziali, non indipendenti. Per questo, la responsabilità della riuscita di questo progetto straordinario di riforma non è solo del Ministro, ma anche dei giudici: se non vogliono farlo fallire, devono smetterla di essere autoreferenziali, e diventare davvero indipendenti".

"Ce la farà - conclude -, la politica, a convincere i giudici a rendere conto al popolo dei propri comportamenti? Non lo so: a volte, mi viene da pensare che forse il problema non è la indipendenza dei giudici dalla politica, ma la indipendenza della politica dai giudici. Ma spero vivamente di sì: io nei giudici ho molta fiducia, e confido che quelli che stanno in Tribunale chiederanno anche loro che le carriere siano decise dal merito, e non dai vincoli di affiliazione. Se non andrà così, saranno loro ad avere gettato via il biglietto vincente della lotteria, e dovranno assumersene la responsabilità".

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