legge n. 76 del 2016

Convivenze di fatto: la «linea del Piave» della giurisprudenza

| 13/6/2016

Nell'ordinamento vigente prima delle modifiche apportate dalla legge n. 76 del 2016 non si rintraccia una nozione legale di convivenza di fatto. La giurisprudenza, tuttavia, attraverso una lenta opera di ricostruzione dogmatica, ha individuato nella convivenza cosiddetta more uxorio una figura relazionale giuridicamente rilevante anche se non affrancata dal vincolo civile del matrimonio e ciò in sintonia con gli indici provenienti, nel tempo, dall'attività del legislatore.

La nozione di «convivenza di fatto» elaborata dalla giurisprudenza - In particolare, il legislatore nazionale ha progressivamente accresciuto il proprio intervento in settori di specifica rilevanza della convivenza, anche al di là della filiazione (dove l'eliminazione di ogni residua discriminazione tra i figli è stata sancita dalla legge 10 dicembre 2012 n. 219). Basti pensare per citare alcuni esempi:

•all'articolo 199 del codice di procedura penale, per la facoltà di astenersi dal deporre concessa al convivente dell'imputato;

agli articoli 342-bise 342-ter del codice civile, introdotti dalla legge 4 aprile 2001 n. 154, sull'estensione al convivente degli ordini di protezione contro gli abusi familiari;

•all'articolo 6 della legge 4 maggio 1983 n. 184, così come sostituito a opera della legge 28 marzo 2001 n. 149, per gli effetti della convivenza precedente al matrimonio sulla stabilità del vincolo ai fini dell'adozione;

all'articolo 408 del codice civile, così come novellato dalla legge 9 gennaio 1994 n. 6, per la scelta dell'amministratore di sostegno, che può cadere anche sulla persona stabilmente convivente;

•all'articolo 129 del Dlgs 7 settembre 2005 n. 209, in tema soggetti che non possono essere considerati terzi e che non hanno diritto ai benefici derivanti dall'assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, limitatamente ai danni alle cose.

Si deve, comunque, alla giurisprudenza costituzionale il merito di aver ricondotto la convivenza di fatto alle formazioni sociali meritevoli di protezione giuridica in virtù dell'articolo 2 della Costituzione(si veda Corte costituzionale n. 237 del 1986), con i conseguenti interventi di adeguamento delle norme di diritto positivo (si veda Corte costituzionale n. 404 del 1998 con cui la Corte delle leggi ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell'articolo 6 della legge 27 luglio 1978 n. 392 ponendo il convivente more uxorio tra i successibili nella locazione, in caso di morte del conduttore). La qualità di formazione sociale della convivenza more uxorio (Cassazione, sezione III, 19 giugno 2009 n. 14343) ha consentito alla Corte di cassazione di guardare alla stessa come fonte di doveri morali e sociali di ciascun convivente nei confronti dell'altro; con l'effetto, tra l'altro:

a) di escludere il diritto del convivente more uxorio di ripetere le eventuali attribuzioni patrimoniali effettuate nel corso della convivenza (sezione III, 20 gennaio 1989 n. 285; sezione II, 13 marzo 2003 n. 3713; sezione III, 15 maggio 2009 n. 11330);

b) di riconoscere il diritto del convivente al risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale per la morte del compagno o della compagna provocata da un terzo (sezione III, 28 marzo 1994 n. 2988; sezione III, 16 settembre 2008 n. 23725);

c) di dare rilevanza alla convivenza intrapresa dal coniuge separato o divorziato ai fini dell'assegno di mantenimento o di quello di divorzio (sezione I, 10 novembre 2006 n. 24056; sezione I, 10 agosto 2007 n. 17643; sezione I, 11 agosto 2011 n. 17195; sezione I, 12 marzo 2012 n. 3923);

d) di qualificare in termini di detenzione qualificata la situazione giuridica soggettiva esistente tra il convivente e il bene immobile abitato con il partner esclusivo proprietario (Cassazione civile, sezione II, sentenza n. 7214 del 2013; Cassazione civile, sezione II, sentenza n. 7 del 2014).

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