RAPPORTO ANNUALE

Violazioni Cedu, all'Italia il record degli indennizzi: 71mln di euro

| 07/04/2014


L'Italia svetta nella classifica per l'entità degli indennizzi da versare alle vittime di violazioni della Convenzione europea dei diritti dell'uomo accertate da Strasburgo. Nel 2013, in totale, il Governo ha corrisposto oltre 71 milioni di euro a titolo di equa soddisfazione alla parte lesa. Al secondo posto nella classifica negativa l'Ucraina con circa 33 milioni, staccata, quindi, dall'Italia. Lo scrive il Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa che nei giorni scorsi ha diffuso la Relazione annuale relativa all'esecuzione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo da parte degli Stati.

In calo il numero di casi pendenti

Il Comitato, che ha competenza sul controllo dell'esecuzione effettiva delle pronunce sul piano interno, ha incassato un generale miglioramento sul livello di esecuzione delle sentenze, segno di una maggiore effettività nell'attuazione dei diritti convenzionali anche grazie alle novità messe in atto dopo il vertice di Interlaken. Il lavoro del Comitato, infatti, procede con maggiore celerità. Con la conseguenza che nel 2013 è diminuito il numero di casi pendenti, che vuol dire esecuzione effettiva delle pronunce. Tra i fattori di successo, l'utilizzo delle sentenze pilota che impongono agli Stati la soluzione di problemi strutturali, come il sovraffollamento delle carceri, con misure di carattere generale, evitando così che nelle aule di Strasburgo arrivino miriadi di ricorsi seriali.

Nel 2013 – si legge nel rapporto – i casi pendenti, ossia quelli in attesa di esecuzione e sottoposti al controllo del Comitato, sono diminuiti arrivando a 11.018 a fronte degli 11.099 del 2012. Con un boom di casi chiusi che fa segnare un più 23% rispetto all'anno precedente: in pratica i procedimenti chiusi con l'adozione di una risoluzione definitiva balzano a 1.398 contro i 1.035 del 2012. Diminuiscono anche i nuovi casi all'attenzione del Comitato (1.310 nel 2013 a fronte del 1.438 nel 2012).

Italia in controtendenza

Dati positivi a cui però non contribuisce l'Italia che batte tutti per casi pendenti che sono 2.593 di cui 69 leading cases. Ad oggi, tra gli altri, l'Italia non ha dato ancora soluzione alle violazioni accertate nella sentenza relativa al caso Centro Europa 7, alla questione della procreazione assistita nella vicenda Costa e Pavan, senza dimenticare la durata dei processi e le eccessive lungaggini per l'esecuzione dei provvedimenti emessi in base alla legge Pinto che fanno piovere su Strasburgo un carico di lavoro enorme. Situazione che è destinata a peggiorare anche per alcune recenti pronunce interne.

Liquidazioni fuori termine

Riguardo ai pagamenti alle vittime in 32 casi l'Italia ha effettuato la liquidazione nel rispetto dei termini, mentre in 51 fuori termine. Anche qui primato negativo e peggioramento grave della situazione visto che nel 2012 i ritardi erano presenti solo in 11 casi. Tutti gli Stati hanno migliorato la propria situazione rispettando i termini di pagamento e dimezzando i ritardi: solo l'Italia, la Turchia (con 24 casi di ritardo) e l'Ucraina (12) non sono riusciti a migliorare il livello di attuazione nei termini.

Leading cases

C'è poi un dato che preoccupa perché mostra l'incapacità di attuare riforme strutturali con consequenziali aumenti di contenzioso a Strasburgo. L'Italia, infatti, preceduta solo da Russia, Ucraina e Turchia (quindi da nessun Paese dell'Unione europea) ha ben 29 casi sotto la vigilanza del Comitato dei ministri riguardanti leading cases sottoposti a una procedura di supervisione rafforzata.

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