Lavoro: Corte Ue, no perdita automatica ferie se non sono state chieste

6/11/2018 14:19

Un lavoratore non può perdere automaticamente i diritti alle ferie annuali retribuite maturati perché non ha chiesto ferie. Lo ha stabilito la Corte di giustizia Ue indicando che se l'azienda dimostra che il lavoratore, deliberatamente e con piena consapevolezza, si è astenuto dal fruire delle proprie ferie annuali retribuite dopo essere stato posto in condizione di esercitare in modo effettivo il suo diritto alle medesime, il diritto dell'Unione non osta alla perdita di tale diritto né, in caso di cessazione del rapporto di lavoro, alla mancanza di un'indennità finanziaria.
Il caso riguarda due vicende separate di due cittadini tedeschi. Il primo è Sebastian Kreuziger, che ha svolto un tirocinio retribuito di preparazione alle professioni giuridiche presso il Land di Berlino e negli ultimi mesi non ha usufruito delle ferie annuali retribuite. Dopo la fine del tirocinio, ha chiesto un'indennità finanziaria per i giorni di ferie non goduti, richiesta che il Land ha respinto. Di qui la contestazione di fronte ai giudici amministrativi tedeschi. Il secondo cittadino implicato nella causa Tetsuji Shimizu, exdipendente della Max-Planck-Gesellschaft zur Förderung der Wissenschaften: due mesi prima della fine del rapporto di lavoro, la Max Planck Gesellschaft lo ha invitato a fruire delle ferie restantigli (senza tuttavia costringerlo a goderne nelle datefissate). Shimizu ha preso solo due giorni di ferie e ha chiesto il pagamento di un'indennità per i giorni di ferie non goduti, richiesta respinta dalla Max Planck Gesellschaft. Di qui la causa presso i giudici del lavoro tedeschi.
Il Tribunale amministrativo superiore di Berlino Brandeburgo e la Corte federale del lavoro chiedono alla Corte se il diritto dell'Unione osti a una normativa nazionale che prevede la perdita delle ferie annuali retribuite non godute e la perdita dell'indennità finanziaria per ferie non godute se il lavoratore non ha formulato una richiesta di ferie prima della cessazione del rapporto di lavoro. Si tratta di una richiesta di interpretazione del diritto Ue, secondo cui il diritto di ogni lavoratore a ferie annuali retribuite di almeno quattro settimane non può essere sostituito da un'indennità finanziaria, salvo in caso di fine del rapporto di lavoro.
La Corte dichiara che il diritto dell'Unione “osta a che un lavoratore perda automaticamente i giorni di ferie annuali retribuite cui aveva diritto ai sensi del diritto dell'Unione nonché, correlativamente, il proprio diritto a un'indennità finanziaria per tali ferie non godute, per il solo fatto di non aver chiesto ferie prima della cessazione del rapporto di lavoro (o nel corso del periodo di riferimento)”. Tali diritti possono estinguersi solo se il lavoratore è stato effettivamente posto dal datore di lavoro, con un'informazione adeguata, in condizione di fruire dei giorni di ferie in questione in tempo utile, circostanza che il datore di lavoro deve provare.
Il lavoratore dev'essere infatti considerato “la parte debole nel rapporto di lavoro, potrebbe essere dissuaso dal far valere espressamente i suoi diritti dal momento che la loro rivendicazione potrebbe esporlo a misure adottate dall'azienda in grado di incidere sul rapporto di lavoro”.

Se però il datore di lavoro è in grado di fornire la prova che il lavoratore, deliberatamente e con piena consapevolezza, “si è astenuto dal fruire delle proprie ferie annuali retribuite dopo essere stato posto in condizione di esercitare in modo effettivo il suo diritto alle stesse, il diritto dell'Unione non osta alla perdita di tale diritto né, in caso di cessazione del rapporto di lavoro, alla correlata mancanza di un'indennità finanziaria per le ferie annuali retribuite non godute”.
Qualunque interpretazione delle disposizioni del diritto dell'Unione in questione che sia tale da incentivare il lavoratore ad astenersi deliberatamente dal fruire delle proprie ferie annuali retribuite durante i periodi di riferimento o di riporto autorizzato applicabili, al fine di incrementare la propria retribuzione all'atto della cessazione del rapporto di lavoro, “sarebbe incompatibile con gli obiettivi perseguiti con l'istituzione del diritto alle ferie annuali retribuite”. Tali obiettivi sono legati in particolare alla necessità di garantire al lavoratore il beneficio di un riposo effettivo, per assicurare una tutela efficace della sua sicurezza e della sua salute”.

Vetrina