corte costituzionale

Decreto Severino, la sospensione dalla carica non è incostituzionale

| 6/10/2016

Il decreto Severino è salvo. Secondo la Corte costituzionale, infatti, la sospensione dalle cariche di consigliere regionale, di presidente della regione e di consigliere comunale non è incostituzionale. Anzitutto perché la sospensione non è una sanzione in senso stretto e quindi il problema della sua irretroattività non si pone. Inoltre, il diverso «status» e le diverse «funzioni» tra i parlamentari e i consiglieri e amministratori degli enti locali ben giustifica una diversità di trattamento.

Anche se la pronuncia della Corte - anticipata ieri con una nota stampa - non inciderà più nella vicenda del governatore della Campania Vincenzo De Luca - assolto in appello dai reati di abuso d'ufficio e peculato -, la decisione conserva un'importanza anche politica, con riferimento sia alle scelte a suo tempo fatte dal governo Monti e a quelle future del governo Renzi sia alle conseguenze che ne sono derivate nei confronti dell'ex premier Silvio Berlusconi, decaduto dalla carica di senatore proprio in virtù del decreto Severino. Sebbene la norma impugnata non sia la stessa, quel che accomuna la sospensione e la decadenza sembra essere, a questo punto, la loro natura «non sanzionatoria» che, quindi, esclude il divieto di un'applicazione retroattiva (cioè per reati commessi prima che il decreto fosse entrato in vigore). Peraltro, sulla questione decadenza (sollevata da Berlusconi) ancora non si è pronunciata la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo.

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IL COMUNICATO DELLA CONSULTA

La Corte Costituzionale ha deciso oggi le questioni di legittimità costituzionale riguardanti la disciplina della sospensione dalle cariche di Consigliere regionale, di Presidente della Regione e di Consigliere comunale, in applicazione del decreto legislativo 235 del 2012, c.d. “Severino”.
La Corte ha giudicato infondate le questioni, ritenendo in particolare che non vi è stato un eccesso di delega, che il carattere non sanzionatorio della sospensione esclude che sia stato leso il divieto di retroattività, e che la oggettiva diversità di status e di funzioni dei parlamentari rispetto ai consiglieri e agli amministratori degli enti territoriali non consente di configurare una disparità di trattamento.

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