consiglio dei ministri

Via libera ai decreti su intercettazioni e querela di parte

| 2/11/2017


Via libera al Dlgs che riforma la disciplina delle intercettazioni. Dopo l'ok del Consiglio dei ministri il testo andrà all'esame delle commissioni Giustizia per i pareri per poi tornare in Cdm.
Ma il Governo ha varato anche lo schema di decreto legislativo che attua la delega contenuta nella legge 23 giugno 2017, n. 103 nella parte relativa alla modifica della disciplina del regime di procedibilità per taluni reati, riprendendo in parte le proposte della Commissione ministeriale (costituita il 14 dicembre 2012) presieduta dal professor Antonio Fiorella.

Va libera al Dlgs che amplia i reati a querela di parte

Intercettazioni, le principali novità
In particolare, l'articolo 1 introduce nel codice penale il delitto di diffusione di riprese e registrazioni di comunicazioni fraudolente. La norma punisce colui che, partecipando a incontri o conversazioni riservate con la persona offesa, ne raccolga il contenuto, con mezzi insidiosi, (microfoni o telecamere nascoste), per diffonderlo allo scopo di recarle nocumento nella reputazione. La punibilità risulta essere comunque esclusa nel caso in cui della registrazione effettuata senza consenso si possa fare uso legittimo in ambito processuale, quale esercizio del diritto di difesa ovvero nell'ambito del diritto di cronaca, che la legge delega fa espressamente salvi. Ciò significa che determinate comunicazioni possono avere diffusione se sussistono i presupposti del legittimo esercizio del diritto di cronaca, inteso come diritto alla pubblica conoscenza per effetto della rilevanza del fatto e dei soggetti coinvolti, sempre nei limiti del principio della continenza. Il reato è procedibile a querela dell'offeso.

L'articolo 2 interviene al fine di dare attuazione ai criteri stabiliti in materia di riservatezza delle comunicazioni e delle conversazioni telefoniche e telematiche oggetto di intercettazione. La tutela della riservatezza è, in primo luogo, riferita alle comunicazioni del difensore con il proprio assistito. Il difensore, tuttavia, può essere coinvolto nell'attività di ascolto, legittimamente eseguita, in via anche solo occasionale. A questo riguardo l'articolo 2 stabilisce che l'eventuale coinvolgimento del difensore non possa condurre alla verbalizzazione delle relative comunicazioni o conversazioni. Di esse è conservata esclusivamente traccia mediante indicazione della data, dell'ora e del dispositivo in cui è intervenuta.Le intercettazioni inutilizzabili, ovvero quelle contenenti dati sensibili o comunque irrilevanti, non trovano ingresso nei cd. “brogliacci” d'ascolto, cioè nei verbali delle operazioni, redatti anche in forma sommaria ai sensi dell'articolo 268 del codice di procedura penale. A questo riguardo lo schema di decreto interviene sul testo del citato articolo 268 c.p.p., introducendo il comma 2-bis, che vieta la trascrizione, anche sommaria, delle comunicazioni o conversazioni irrilevanti per le indagini nonché di quelle concernenti dati personali definiti sensibili dalla legge, imponendo che nel verbale siano indicate solo la data, l'ora e il dispositivo su cui la registrazione risulta essere intervenuta. Il PM è informato dalla polizia giudiziaria, al fine di verificare la prospettata irrilevanza delle comunicazioni e conversazioni; gli ufficiali di polizia giudiziaria hanno l'obbligo di informare il pubblico ministero, con apposita annotazione ai sensi dell'art.357 c.p.p., nei casi in cui sia dubbio se procedere a trascrizione nel verbale di dette conversazioni. Il PM, con decreto motivato, può però disporre la trascrizione delle comunicazioni e conversazioni di cui al comma 2-bis, ove ne riconosca la rilevanza in ordine ai fatti oggetto di prova, e anche di quelle relative a dati personali definiti sensibili dalla legge se le ritenga, oltre che rilevanti, necessarie sempre a fini di prova. Si stabilisce, pertanto, la possibilità di recuperare il materiale raccolto, comunque custodito in archivio riservato, solo se effettivamente funzionale alla prova dei fatti.

L'articolo 3 riguarda la trascrizione, il deposito e la conservazione dei verbali di intercettazione”, prevedendo una procedura bifasica, che prevede il deposito delle conversazioni e delle comunicazioni, oltre che dei relativi atti, e la successiva acquisizione, a cui il giudice provvede sulla base di un contraddittorio tra le parti di tipo cartolare (richieste scritte e memorie). Se necessario, il giudice può fissare udienza, con la partecipazione del pubblico ministero e dei soli difensori, per provvedere, all'esito, all'acquisizione e al contestuale stralcio, con destinazione finale all'archivio riservato, delle comunicazioni irrilevanti e inutilizzabili. Il pubblico ministero è preposto a garantire la riservatezza della documentazione; a lui spetta la custodia, in un apposito archivio riservato, del materiale irrilevante e inutilizzabile, con facoltà di ascolto e esame, ma non di copia, da parte dei difensori e del giudice, fino al momento di conclusione della procedura di cui all'articolo 268, commi 6 e 7, del c.p.p. Il deposito è contemplato con riguardo all'intero compendio di documenti e atti (annotazioni, verbali, registrazioni, decreti che hanno disposto, autorizzato, convalidato o prorogato l'intercettazione), proprio al fine di garantire l'esercizio delle facoltà riconosciute ai difensori delle parti e consentire il controllo sulle scelte di esclusione operate dal pubblico ministero. A fronte della richiesta del pubblico ministero, che ha già individuato le conversazioni o comunicazioni utili all'accusa, i difensori sono onerati di individuarne altre o di chiedere l'eliminazione di quelle indicate: in tal modo, si definisce per tempo, quasi compiutamente, l'oggetto delle valutazioni del giudice per le indagini preliminari. Il giudice, dispone, quindi, l'acquisizione, su richiesta delle parti, delle conversazioni e comunicazioni rilevanti e procede, anche d'ufficio, allo stralcio delle registrazioni e dei verbali di cui è vietata l'utilizzazione. La documentazione non acquisita (e segnatamente, gli atti e i verbali relativi a comunicazioni e conversazioni) è immediatamente restituita al pubblico ministero per la sua conservazione nell'archivio riservato. Quando ritenuto necessario alla acquisizione, il giudice provvede all'esito dell'udienza, a cui partecipano solo il pubblico ministero e i difensori.

L'articolo 4 è dedicato all'utilizzo del cosiddetto “trojan” – o, appunto, captatore informatico –, pur ampiamente praticato nella realtà investigativa, non è stato in precedenza oggetto di alcuna regolamentazione a livello normativo. La legge di delega stabilisce, in proposito, alla lettera e), che: 1) l'attivazione del microfono avvenga solo a seguito di un apposito comando inviato da remoto; 2) la registrazione audio venga avviata dalla polizia giudiziaria o dal personale idoneo ai sensi dell'articolo 348 c.p.p.; 3) l'attivazione del dispositivo sia sempre ammessa nel caso in cui si proceda per i delitti di cui all'articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, c.p.p. e che, fuori da tali casi, potrà essere disposta nei luoghi di cui all'articolo 614 c.p. soltanto se negli stessi si stia svolgendo l'attività criminosa; 4) il trasferimento delle registrazioni sia effettuato soltanto verso il server della procura; 5) siano utilizzati soltanto i programmi informatici conformi ai requisiti tecnici stabiliti con decreto ministeriale; 6) nei casi di urgenza, il pubblico ministero possa autorizzare direttamente l'uso dello strumento soltanto se si procede per i delitti di cui all'articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, c.p.p. con decreto che risponda ai medesimi obblighi di motivazione stabiliti dal n. 3); 7) i risultati delle intercettazioni ottenute mediante captatore siano utilizzabili soltanto per i reati per i quali è intervenuta l'autorizzazione e nei procedimenti solo se indispensabili per l'accertamento di uno dei delitti per i quali l'arresto in flagranza è obbligatorio; 8) non siano in alcun modo conoscibili, divulgabili e pubblicabili i risultati delle intercettazioni, le quali abbiano coinvolto occasionalmente soggetti estranei ai fatti per cui si procede.

L'articolo 5 interviene sull'articolo 89 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale, ove sono contenute norme in materia relative al contenuto dei verbali delle operazioni di intercettazione, a completamento della regolamentazione di cui all'articolo 268 c.p.p. È già stabilito che i nominativi dei soggetti appartenenti alla polizia giudiziaria delegati alle operazioni di intercettazione siano indicati nel verbale, unitamente all'indicazione dell'ora di inizio e fine delle singole operazioni. Alla disposizione in esame è aggiunta l'espressa previsione dell'obbligatoria indicazione dei luoghi in cui avviene la captazione, al fine di rendere possibile il controllo della corrispondenza delle attività svolte con il contenuto del decreto di autorizzazione.

L'articolo 6 dello schema di decreto dà poi attuazione alla delega in punto di “semplificazione delle condizioni per l'impiego delle intercettazioni delle conversazioni e delle comunicazioni telefoniche e telematiche nei procedimenti per i più gravi reati dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione”.

L'articolo 7 demanda a un decreto ministeriale, da emanarsi a seguito dell'entrata in vigore del decreto legislativo, l'individuazione dei requisiti tecnici dei programmi informatici per l'esecuzione delle operazioni, che assicurino le opportune misure di integrità, affidabilità e sicurezza.
L'articolo 8 contiene la clausola di invarianza finanziaria.L'articolo 9 contiene la disciplina transitoria. In relazione alle parti della riforma che sono connesse alla muova modalità di custodia del materiale intercettativo, è stabilito che acquistino efficacia a decorrere dal centottantesimo giorno successivo all'entrata in vigore.