La crisi di liquidità dell’imprenditore non giustifica l’omesso versamento Iva

OMESSI VERSAMENTI

Corte di cassazione - Sezione III penale - Sentenza 13 marzo 2018 n. 11035

13.03.2018

L'omesso versamento Iva anche a processo iniziato se non supera l'importo di 250mila euro non assume rilevanza penale. La Cassazione con la sentenza n. 11035/18 ha riconosciuto il favor rei previsto dall'articolo 8 del Dlgs 158/2015 che ha modificato l'articolo 10 ter del Dlgs 74/2000 nel senso di attribuire rilevanza penale, elevando il precedente limite, unicamente alle condotte di omesso versamento dell'imposta per un ammontare superiore a 250mila euro per ciascun periodo d'imposta.

Il principio del favor rei. Nel caso concreto poiché l'ammontare non versato a titolo di Iva per il 2008 era pari a 221mila euro non poteva essere riconosciuta una rilevanza penale alla condotta. Su un fronte più generale, invece, si legge nella sentenza che il contribuente non può invocare l'impossibilità di fare fronte al debito tributario per insufficienti liquidità. Nel caso concreto la società aveva eccepito come l'inadempimento fosse derivato dal mancato incasso di numerosi crediti vantati con soggetti terzi. Sul punto la decisione, tuttavia, ha precisato che perché il contribuente non abbia una responsabilità civile o penale a seconda del quantum non versato deve dimostrare di essere stato costretto all’inadempimento da una causa di forza maggiore. Il reato in questione viene chiarito è punibile a titolo di dolo generico e consiste nella coscienza e volontà di non versare all'Erario le ritenute effettuate nel periodo considerato, non essendo richiesto che il comportamento illecito sia dettato dallo scopo specifico di evadere le imposte.

Onere dell'imprenditore. Quindi l'imprenditore deve dimostrare che non sia stato altrimenti possibile reperire le risorse economiche e finanziarie necessarie a consentirgli il corretto e puntuale adempimento delle obbligazioni tributarie, pur avendo posto in essere tutte le possibili azioni, anche sfavorevoli per il suo patrimonio personale, dirette a consentirgli di recuperare, in presenza di un'improvvisa crisi di liquidità, quelle somme necessarie ad assolvere il debito erariale, senza esservi riuscito per cause indipendenti dalla sua volontà e a egli non imputabili. In conclusione nella decisione viene ricordato come anche in passato la Cassazione abbia puntualizzato e al tempo stesso escluso che le difficoltà economiche in cui versa il soggetto agente possano integrare la forza maggiore penalmente rilevante.