Penalisti, gravissime affermazioni Salvini su avvocati d'ufficio immigrati

13/6/2018 18:07

«Si tratta di affermazioni gravissime che destano allarme e preoccupazione». Lo scrivono le Camere penali con riferimento alle dichiarazioni del Ministro dell'Interno Matteo Salvini al Corriere della Sera in merito ai difensori degli immigrati richiedenti asilo. Per Salvini: «In Italia c'è la lobby degli avvocati d'ufficio che si sta arricchendo in modo che non ritengo opportuno». «Non credo si possa passare per fessi – ha aggiunto -. Nel 2018 le domande di asilo respinte sono state il 58%. Il problema è che il 99% dei respinti fa ricorso pressoché in automatico, perché lo Stato garantisce un avvocato d'ufficio che paghiamo tutti noi. Per giunta, si intasano i tribunali: lavorerò con il collega della Giustizia per intervenire anche su questo». A stretto giro la replica dei penalisti. «In primo luogo, si legge nel comunicato, si tratta di una dichiarazione che denota la non conoscenza della materia, confondendo istituti completamente diversi, quali la difesa d'ufficio (garantita nell'ambito del procedimento penale a chi non ha un proprio difensore di fiducia) e il patrocinio a spese dello Stato». «Chiunque - proseguono i penalisti - abbia una minima conoscenza della materia sa perfettamente che nell'ambito dei procedimenti per il riconoscimento dello status di rifugiato e dell'asilo, non interviene mai un difensore d'ufficio, perché non si tratta di procedimenti penali, ma hanno natura amministrativa e, in caso di impugnativa, giurisdizionale. In tali impugnazioni può accadere (e sovente accade) che l'interessato chieda di essere ammesso al patrocinio a spese dello Stato, in attuazione di quell'art. 24 co. 3 cost. che assicura “ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione” – espressione del più generale diritto di difesa».
«Ma ancor più grave è che la evidente confusione tra tematiche ed istituti differenti sia divenuta l'occasione per un attacco al diritto di difesa e la diffusione di una concezione autoritaria del processo penale. La difesa è definita dall'art. 24 cost. diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento».

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