no bilanciamento aggravanti

Consulta: omicidio stradale senza aggravanti, valutare sospensione (non revoca) patente

| 17(4/2019

Corte costituzionale - Sentenza 17 aprile 2019 n. 88

La Consulta, sentenza 88 di oggi, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 222, comma 2, quarto periodo, del Dlgs 285/199 (Nuovo codice della strada), nella parte in cui non prevede che, in caso di condanna (o applicazione della pena su richiesta) per i reati di omicidio stradale (art. 589-bis) e lesioni personali stradali gravi o gravissime (590-bis) del codice penale, il giudice possa disporre, in alternativa alla revoca della patente di guida, la sospensione della stessa allorché non ricorrano le circostanze aggravanti della guida in stato di ebbrezza o sotto l'effetto di stupefacenti. La revoca della patente di guida, infatti, spiega la decisione, «non può essere "automatica" indistintamente in ognuna delle plurime ipotesi previste sia dall'art. 589-bis (omicidio stradale) sia dall'art. 590-bis cod. pen. (lesioni personali stradali), ma si giustifica solo nelle ben circoscritte ipotesi più gravi sanzionate con la pena rispettivamente più elevata come fattispecie aggravate dal secondo e dal terzo comma di entrambe tali disposizioni (guida in stato di ebbrezza o sotto l'effetto di stupefacenti)». «Negli altri casi, che il legislatore stesso ha ritenuto di non pari gravità, sia nelle ipotesi non aggravate del primo comma delle due disposizioni suddette, sia in quelle aggravate dei commi quarto, quinto e sesto, il giudice deve poter valutare le circostanze del caso ed eventualmente applicare come sanzione amministrativa accessoria, in luogo della revoca della patente, la sospensione della stessa come previsto – e nei limiti fissati – dal secondo e dal terzo periodo del comma 2 dell'art. 222 cod. strada».

P er guidatore ubriaco niente bilanciamento con colpa vittima - I giudici hanno invece salvato il regime sanzionatorio più duro previsto per il reato di "omicidio stradale" e "lesioni personali stradali" aggravati, nel primo caso, dalla guida in stato di ebbrezza; nel secondo, dell'attraversamento col semaforo rosso. In particolare nelle ordinanze di rimessione (giudicate non fondate) sia il tribunale di Roma (omicidio) che quello di Torino (lesioni) avevano puntato il dito contro il divieto di bilanciamento, previsto dalla norma, tra le citate circostanze aggravanti e l'attenuante del concorso di colpa della vittima (che prevede la diminuzione della pena della metà). Dunque, anche quando c'è la corresponsabilità della vittima – nel primo caso perché priva di cintura; nel secondo perché al centro della strada nonostante la luce rossa per i pedoni -, si dovrà comunque continuare a procedere prima all'aumento di pena previsto per le aggravanti e solo dopo alla diminuzione per il concorso di colpa, con un effetto ovviamente negativo sulla pena. La Consulta pur riconoscendo che la legge 41 del 2016 ha prodotto «sanzioni indubbiamente severe» e che in altri casi (spaccio, ricettazione, violenza sessuale, bancarotta), per le ipotesi di speciale tenuità, ha censurato la tecnica legislativa che inibisce il bilanciamento delle circostanze da parte del giudice, ha osservato tuttavia che «nella fattispecie in esame, l'attenuante ad effetto speciale non attiene all'offensività». Sia l'omicidio stradale che le lesioni personali stradali (ove ricorra l'attenuante di cui al settimo comma degli artt. 589-bis e 590-bis cod. pen), infatti, «offendono comunque, anche nell'ipotesi così attenuata, il bene della vita e quello dell'integrità personale». L'attenuante speciale, dunque, non identifica «una fattispecie di minore offensività, ma si colloca sul piano del tutto distinto dell'efficienza causale dove opera il principio non già di proporzionalità, bensì quello di equivalenza delle concause dell'evento». E dove dunque «maggiore è la discrezionalità del legislatore», considerata anche la volontà di un «più incisivo contrasto di condotte altamente pericolose e che da tempo creano diffuso allarme sociale, quale appunto la guida di veicoli a motore in stato di ebbrezza alcolica o di alterazione psico-fisica», ma anche «la condotta di chi, alla guida di un veicolo a motore, attraversa un'intersezione con il semaforo disposto al rosso».