sezioni unite

La parte civile può impugnare il proscioglimento per prescrizione

| 4/7/2019

Corte di cassazione - Sentenza 4 luglio 2019 n. 28911

Più tutele per la parte civile contro la prescrizione dichiarata nel processo penale. Le Sezioni Unite penali della Cassazione, sentenza n. 28911 del 4 luglio, risolvendo un contrasto giurisprudenziale, hanno infatti affermato che «nei confronti della sentenza di primo grado che dichiari l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione, così come contro la sentenza di appello che tale decisione abbia confermato, è ammessa l'impugnazione della parte civile che lamenti l'erronea applicazione della prescrizione».

Nell'ambito di una procedimento di divorzio, la moglie aveva sottratto al marito la corrispondenza contenente un estratto conto della società di investimenti Azimut per poi produrlo in giudizio. Proposta querela, il Tribunale di Roma, pur ritenendo dimostrata la condotta di dolosa sottrazione della corrispondenza, dichiarava l'improcedibilità del reato per sopraggiunta prescrizione. Impugnata la decisione, la Corte di appello confermava il giudizio di primo grado. A questo punto l'ex marito ha proposto ricorso in Cassazione e la Quinta Sezione ha rimesso al massimo consesso la questione per accertare se il gravame sia o meno ammissibile.
Con una articolata decisione le S.U. ripercorrono i tre diversi indirizzi – il primo affermativo, il secondo negativo ed il terzo "intermedio" – per poi condividere quello più favorevole alla parte offesa. Secondo la Corte infatti l'articolo 576 del c.p.p., sulla impugnazione della parte civile, segna «un mutamento di sistema» rispetto al codice Rocco del 1930, «nel senso di ampliare il novero delle sentenze impugnabili» includendovi anche quelle di proscioglimento, sia pure «ai soli effetti civili». Dunque, prosegue il ragionamento, se la parte civile può impugnare le sentenze di proscioglimento, tra cui rientra anche la "dichiarazione di estinzione de reato" di cui all'art. 531 c.p.p., tale facoltà «non può non ricomprendere anche la sentenza di non doversi procedere per estinzione dovuta a qualsivoglia tra le cause previste da c.p. e, tra esse, dunque, anche quella della prescrizione». Viceversa, si finirebbe per «escludere la legittima aspettativa della parte civile di pretendere che il giudizio penale non si arresti alla constata prescrizione, ma prosegue al fine di valutare se sia stata erroneamente o meno dichiarata». Del resto, prosegue la Corte, è la stessa possibilità offerta dal «sistema» alla parte lesa di azionare la propria pretesa civile in sede penale, dove peraltro vige un diverso regime probatorio, a deporre per questa alternativa. Né è condivisibile, continua la sentenza, quell'indirizzo secondo cui l'ammissibilità dell'impugnazione sarebbe condizionata dalla esistenza di una «previa valutazione del merito».

In definitiva, per la Corte, si deve ritenere che «la parte civile non solo sia legittimata ad appellare la sentenza di proscioglimento per estinzione del reato a seguito di intervenuta prescrizione, derivando una tale legittimazione direttamente dalla previsione dell'art. 576, ma sia anche portatrice di un concreto interesse a detta impugnazione, attesa la finalità, perseguita attraverso la doglianza mossa in ordine ad una erronee affermazione di intervenuta prescrizione, ad ottenere il ribaltamento della prima pronuncia e l'affermazione, sia pure solo "virtuale" perché valorizzabile ai soli fini delle statuizioni civili di responsabilità pena e dell'imputato». Riguardo poi l'argomento secondo cui l'interesse della parte ad impugnare difetterebbe perché comunque si dovrà celebrare un giudizio civile, per la Cassazione «il fatto che (proprio per effetto della previsione di cui all'art. 622 c.p.p.) il giudizio civile non debba ricominciare dal primo grado, come previsto in caso di sentenza penale non impugnata dalla parte civile e passata in giudicato, ma da quello di appello, in tal modo consentendosi alla parto civile di godere di tempi più celeri, non può non rappresentare comunque in concreto un vantaggio la cui presenza dà corpo e requisito dell'interesse alla base della proposizione del ricorso». E ciò, aggiunge la Cassazione, «specie ove la sentenza di prescrizione non si sia semplicemente arrestata a constatare la mancanza di elementi tale da imporre l'assoluzione nel merito ex art. 129 c.p.p. ma abbia accertato, sia pure solo incidentalmente, la responsabilità dell'imputato, con la conseguente possibilità di valorizzate gli elementi di prova già emersi in sede penale, pur nell'assenza di ogni efficacia di giudicato della sentenza», come accaduto nel caso specifico. Quanto al merito della vicenda poi il ricorso è fondato per la mancata considerazione di alcuni atti interruttivi della prescrizione. La decisione agli effetti civili spetterà dunque alla Corte di Appello di Roma individuato quale giudice competente per valore.