articolo 570 del c.p.

Violazione degli obblighi di assistenza familiare, la giurisprudenza recente

| 12/9/2019

La giurisprudenza ha mutato nel tempo il proprio orientamento in relazione all'articolo 570 del c.p., "Violazione degli obblighi di assistenza familiare", anche in virtù dell'evoluzione dei costumi sociali, ritenendo giustificato l'abbandono della casa familiare ove vengano meno le condizioni oggettive di intesa materiale e spirituale tra i coniugi al punto che vi siano condizioni oggettive di sofferenza relazionale che possano rendere difficile se non impossibile adempiere agli obblighi nascenti dal matrimonio.

L'articolo recita:
"Chiunque, abbandonando il domicilio domestico, o comunque serbando una condotta contraria all'ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla potestà dei genitori, alla tutela legale o alla qualità di coniuge, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da euro 103 a euro 1.032. (1) (3)
Le dette pene si applicano congiuntamente a chi:
1) malversa o dilapida i beni del figlio minore o del pupillo o del coniuge;
2) fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore, ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per sua colpa.
Il delitto è punibile a querela della persona offesa salvo nei casi previsti dal numero 1 e, quando il reato è commesso nei confronti dei minori, dal numero 2 del precedente comma. (2)
Le disposizioni di questo articolo non si applicano se il fatto è preveduto come più grave reato da un'altra disposizione di legge
".

L'unione civile - Come definitivamente chiarito dalla legge 76/2016 il cui decreto attuativo n. 6 del 19/01/2016 ha introdotto la "Costituzione di un'unione civile agli effetti della legge penale" il termine matrimonio si intende riferito anche alla costituzione di un'unione civile tra persone dello stesso sesso.
Pertanto, la fattispecie delittuosa di cui all'articolo 570 c.p. si configura quando uno dei due coniugi o civilmente uniti si allontana senza alcuna causa giustificante e tale condotta sia tale da creare una situazione di grave disagio al coniuge o al civilmente unito abbandonato.

La condotta contraria all'ordine morale
- Relativamente alla fattispecie relativa alla "condotta contraria all'ordine o alla morale delle famiglie" sicuramente ci troviamo dinanzi ad una formulazione arcaica che pecca di assoluta indeterminatezza. Parte della giurisprudenza ritiene che detta condotta potrebbe essere assimilata alla categoria dei comportamenti devianti più che alle fattispecie tipiche dei reati quali ad esempio il rifiuto ad adempiere al così detto debito coniugale, i casi di incesto che comunque non abbiano provocato pubblico scandalo. In ogni caso, è evidente la non sufficienza di qualsiasi comportamento immorale per configurare il reato in esame, essendo necessari per la configurazione dell'azione criminale la violazione specifica degli obblighi assistenziali inerenti la responsabilità genitoriale, la tutela legale e la qualità di coniuge (o convivente).

La malversazione e la dilapidazione
- Le pene previste per il reato previsto all'articolo 570 c.p. si applicano anche a chi malversa o dilapida i beni del figlio minore o del coniuge, intendendosi per malversazione l'appropriarsi o distrarre a proprio favore beni mobili o immobili. Affinchè si perfezioni la malversazione occorre che il comportamento del soggetto attivo della condotta dolosa sia reiterato: nel caso di singolo atto infatti si configurerebbe la non punibilità ai sensi dell'articolo 649 del c.p..
Invece, per comportamento afferente il dilapidare i beni si intende lo sperperare, anche soltanto parzialmente, il patrimonio di cui si abbia l'amministrazione.

La nozione di mezzi di sussistenza - Al punto 2) del secondo comma dell'articolo 570 rileva quale condotta criminale il far "mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia separato per sua colpa". Per mezzi di sussistenza si intende ciò che è indispensabile a soddisfare le reali necessità essenziali della vita quali l'abitazione, il vitto, il vestiario.
La concreta violazione dell'obbligo di assistenza familiare si determina quando sono presenti lo stato di bisogno dell'avente diritto alla somministrazione dei mezzi di sussistenza, intesi nell'accezione sovra citata e la concreta capacità economica dell'obbligato a fornire gli stessi.
E' stato più volta chiarito dalla Giurisprudenza di legittimità (Cassazione a Sezione Riunite n. 23866 del 31/05/2013) che l'omessa assistenza deve avere l'effetto di far mancare i mezzi di sussistenza, che comprendono a loro volta quanto sia necessario per la sopravvivenza, situazione questa ultima che non si identifica né con l'obbligo di mantenimento avente una portata più ampia né con l'obbligo alimentare avente una portata più ristretta.
In realtà, si ritiene che i "mezzi di sussistenza" non corrispondano esattamente agli obblighi alimentari e cioè non siano rappresentati dallo stretto necessario per sopravvivere ma abbiano un contenuto più ampio e quindi intermedio tra l'obbligazione alimentare e quella di mantenimento.
Infatti, nella nozione penale di "mezzi di sussistenza" debbono configurarsi non solo quelli strettamente necessari per la sopravvivenza vitale quali ad esempio il vitto e l'alloggio ma anche gli strumenti che consentano, naturalmente conformemente alle reali capacità economiche dell'obbligato, una sia pur contenuta garanzia del soddisfacimento del soggetto destinatario di altre complementari esigenze proprie della vita quotidiana quali ad esempio libri di istruzione per i figli minori, abbigliamento, mezzi di trasporto o mezzi di comunicazione: quanto sovra citato è rinvenibile nel contenuto della sentenza emessa dalla Cassazione Civile n. 49755 del 20/12/2012.

La disoccupazione dell'obbligato
- L'allegazione dello stato di disoccupazione dell'obbligato non rappresenta necessariamente una scriminante; sarà infatti necessario approfondire se tale stato di disoccupazione sia attribuibile o meno ad una scelta volontaria del soggetto (che ad esempio ha rassegnato volontariamente le proprie dimissioni da un posto di lavoro appositamente per far mancare ai familiari i mezzi di sussistenza).
E' questo un aspetto particolarmente delicato in quanto non sono rare le situazioni di "indigenza" volontaria o gravemente colpevole, finalizzate a sottrarsi, a volte esclusivamente per spirito vendicativo, alle obbligazioni previste dalla legge in materia di diritto di famiglia.
L'approfondimento istruttorio è di fondamentale importanza anche per individuare eventuali entrate "non ufficiali" dell'obbligato e per la ricostruzione dell'esatta consistenza patrimoniale posto che, ai fini dell'accertamento dello stato di indigenza andranno considerati non solo i redditi da lavoro ma anche i risparmi accumulati, le proprietà di beni immobili e ogni altro elemento potenzialmente produttivo di reddito.
Si ritiene che nell'articolo 570 del codice penale il dolo sia rappresentato dal comportamento dell'obbligato che si sottrae consapevolmente agli obblighi di assistenza familiare, pur avendo capacità economica di poter provvedere ed il reato è considerato permanente in quanto esso dura e si consuma per tutto il periodo temporale in cui avviene la sottrazione dolosa dell'obbligato ai propri adempimenti e cessa al momento di una azione contraria dello stesso agente.

Il concorso con i maltrattamenti
- Infine, è configurabile il concorso dell'articolo 570 con l'articolo 572 del c.p. ("Maltrattamenti contro familiari e conviventi") quando il reo ponga in essere comportamenti talmente efferati da rendere assolutamente intollerabile la vita degli aventi diritto all'assistenza al punto da costringerli praticamente ad interrompere la convivenza familiare negando loro i mezzi di sussistenza, riducendoli in povertà, a causa del suo comportamento e della sua condotta omissiva di assistenza o di sussistenza consistente nell'omissione del versamento di un assegno agli stessi familiari o conviventi maltrattati ed abbandonati senza alcuna giustificazione.

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