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Impugnazioni, non retroattiva la riforma Orlando sui motivi di appello

| 14/1/2020

Corte di cassazione - Sentenza 13 gennaio 2020 n. 843

La riforma Orlando delle impugnazioni non ha portata retroattiva. Lo ha stabilito le Terza Sezione penale, sentenza n. 843 del 13 gennaio 2020, chiarendo che in assenza di una disciplina transitoria deve farsi riferimento alla data di presentazione dell'atto di appello. La Corte ha così accolto (con rinvio) il ricorso di un uomo condannato dalla Corte territoriale di Caltanissetta, in esito al rito abbreviato, alla pena di 4 mesi di reclusione per violazione aggravata dei sigilli. L'atto di appello, infatti, era stato dichiarato inammissibile per difetto di specificità intrinseca ed estrinseca dei motivi.

Per la Suprema corte «deve, anzitutto, rilevarsi l'errore di diritto in cui è incorsa la Corte d'appello nel ritenere applicabile retroattivamente la riforma delle impugnazioni introdotta con la legge n. 103 del 2017». La sentenza di primo grado infatti venne emessa il 16 marzo 2016 mentre l'appello venne proposto il 30 marzo 2016, dunque in data antecedente la riforma "Orlando". Trova quindi applicazione, prosegue la decisione, il principio, già affermato per le modifiche processuale attinenti ai poteri di impugnazione del PM, secondo cui ai fini dell'applicabilità dell'art. 608, comma 1-bis, c.p.p, deve farsi riferimento, in assenza di una disciplina transitoria, alla data di presentazione del ricorso. Si tratta di un principio «condivisibile», prosegue la Corte, che trova applicazione, «attesa l'identità di ratio», anche per quella parte della novella del 2017 (art. 1, comma 55, L. 103/2017) che ha interessato la modifica della disciplina delle impugnazioni, «e segnatamente, i presupposti per la declaratoria di inammissibilità di cui all'art. 581, lett. d), c.p.p., richiedendosi "a pena di inammissibilità" l'enunciazione specifica dei motivi, con l'indicazione delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto che sorreggono ogni richiesta».

La Cassazione ha pertanto affermato il seguente principio di diritto: «ai fini dell'applicabilità dell'art. 581, lett. d), c.p.p. - inserito dall'art. 1, co. 55 della legge 23 giugno n. 103 del 2017 ed in base al quale "l'impugnazione si propone con atto scritto nel quale sono indicati il provvedimento impugnato, la data del medesimo e il giudice che lo ha emesso, con l'enunciazione specifica, a pena di inammissibilità....d) dei motivi, con l'indicazione delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto che sorreggono ogni richiesta" - deve farsi riferimento, in assenza di una disciplina transitoria, alla data di presentazione dell'atto di appello, che costituisce il momento in cui matura l'aspettativa dell'appellante alla valutazione di ammissibilità dell'impugnazione, sicché la nuova disciplina è inapplicabile agli appelli presentati prima della sua entrata in vigore».

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