Carceri: Bonafede, con Dl al massimo fuori in 6mila, i contagiati sono 15

25/3/2020 17:53

Sono 6000 i detenuti che potenzialmente potrebbero lasciare il carcere per passare alla detenzione domiciliare. Ma questo "dipenderà da diversi requisiti e variabili (come per esempio, il domicilio idoneo) che dovranno essere accertati dalla magistratura". Lo ha detto il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, rispondendo a un'interrogazione sull'impatto del Dl, che prevede la detenzione domiciliare per reati non gravi con residuo di pena di 18 mesi. Misura di cui ad oggi hanno beneficiato "circa 50 detenuti". "Allo stato attuale – ha aggiunto - risultano 15 contagiati".

"Dalle interlocuzioni con il Ministero dell'Interno – ha proseguito - emerge, fino al 15 maggio, l'effettiva disponibilità di 2600 braccialetti elettronici da installare in via progressiva settimanalmente". Questi braccialetti, ha chiarito il ministro, "non hanno costi ulteriori, in quanto compresi nel contratto triennale, siglato nel 2018, per un valore complessivo di 23 milioni di euro".

"Nelle prime tre settimane di marzo c'è stata una riduzione della popolazione detenuta in carcere, passata dai 61.235 ai 58.592 effettivi nelle camere di detenzione", con una riduzione di 2.643. Questo è dipeso prevalentemente dalle leggi vigenti prima del dl Cura Italia, che ha avuto "un'incidenza stimata di circa 200 detenuti".

"Sono stati già acquisiti dall'Amministrazione Penitenziaria e da quella della Giustizia Minorile, a seguito di donazione, 1.600 telefoni cellulari e altri 1.600 sono in via di acquisizione. Inoltre, abbiamo previsto e stiamo implementando la possibilità di effettuare i video-colloqui senza alcuna spesa per tutti i detenuti; l'incremento della corrispondenza telefonica, che sarà effettuata gratuitamente; l'utilizzo senza costi del servizio di lavanderia; la possibilità di ricevere vaglia postali on line; l'aumento dei limiti di spesa per ciascun detenuto".

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