camere penali

Penalisti: riforma Csm di Bonafede non tocca veri nodi

25/6/2020

È "estremamente negativo" il giudizio dell'Unione delle camere penali sulla riforma dell'ordinamento giudiziario e del Csm del ministro della Giustizia Bonafede perché non affronta i nodi "cruciali". A partire dall'inesistenza di un sistema di valutazione reale della professionalità dei magistrati: l' effetto è che nelle nomine dei capi degli uffici giudiziari "al criterio della qualità si sostituisce quello dell'appartenenza correntizia". "Se si guardano i nomi dei concorrenti alla procura di Roma non si rintracciano degli elementi distintivi tali da rendere scandalosa la nomina di uno dei candidati e meritevole quella dell'altro, perché c'è stata l'eliminazione di ogni valutazione di qualità", segnala il presidente Giandomenico Caiazza.

Una denuncia che i penalisti supportano con una serie di numeri. Se già sino al 2007 le valutazioni positive sulla professionalità dei magistrati oscillavano tra il 99,6% e 99,1, ora lo sono "ancora di più". È il paradosso prodotto dall'ultima riforma dell'ordinamento giudiziario, che ha previsto che alla seconda valutazione non superata si perda l'impiego. Così si è preferito chiudere un occhio e "anche di fronte a casi gravissimi,il risultato è stato il contrario di quello voluto dal legislatore", spiega l'avvocato Rinaldo Romanelli.

E non è tutto: "l'Italia è l' unico Paese in Europa" dove i magistrati, grazie agli automatismi, sanno sin dall'inizio che "arriveranno al massimo della carriera". Prima era solo l'1,1% ad arrivare ai gradi più alti, in linea con quel che accade all'estero, ora la percentuale oscilla tra il 23% e il 25%. E in questo "humus" prospera il sistema correntizio.

C'è un altro allarme legato alla riforma Bonafede. Nel 2002 si riformò la legge elettorale del Csm, perché a Palazzo dei marescialli venivano eletti più pm che giudici,nonostante siano una minoranza (2000 su 10mila giudici). Con quell'intervento si ridusse a 4 il numero massimo dei pm. Mentre con la riforma attuale "non ci sarebbe più distinzione e dunque potremmo trovarci un Csm con magistrati provenienti tutti dalle procure".

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