coa napoli

Penalisti napoletani contro il bollo per conoscere il rinvio d'udienza

| 2/7/2020

Il bollo da 3.87 euro imposto per conoscere la data del rinvio d'udienza fa infuriare gli avvocati napoletani. A creare polemiche un documento datato 30 giugno 2020 con il quale il Tribunale ha diffuso "alcune inusitate ‘regole' sull'accesso degli Avvocati alle cancellerie penali e sulle facoltà riservate ai Colleghi". Per il tribunale la misura serve unicamente a scongiurare assembramenti nel corso dell'emergenza Covid-19.

Una motivazione che non convince il Coa di Napoli che, preso atto delle risposte del Presidente del Tribunale che ha preannunciato un suo immediato intervento sull'argomento, ha varato ieri una delibera con cui esprime "fermo dissenso per il contenuto del documento che appare ledere gravemente i diritti e le facoltà assicurate dalla legge agli utenti del settore giustizia e in particolare agli Avvocati costituiti nel processo". Oltre a chiedere che gli autori del documento precisino che "l'annotazione degli avvocati che accedono alle cancellerie senza prenotazione costituisca semplicemente una misura di precauzione ai fini sanitari alla stessa stregua della prenotazione".


"Appare assurdo, se non addirittura provocatorio - proseguono i legali - pretendere il pagamento di diritti di cancelleria per ottenere informazioni (verbali, non già certificazioni scritte) come da prassi e come previsto dalla legge processuale". Del resto, prosegue il documento, "avendo il difensore costituito diritto di accedere, negli orari di apertura della cancelleria, a pena di nullità processuali valutabili ex art. 178 lettera c) c.p.p., a tutti gli atti costituenti il fascicolo processuale, è quanto mai ovvio che il medesimo abbia diritto a leggere anche il verbale della ultima udienza che conterrà anche la ordinanza di rinvio del processo ex art. 477 c.p.p.". E allora "non si vede perché lo stesso non possa limitarsi a chiedere al cancelliere informazioni circa il rinvio che quel verbale documenta!"

E ancora il Consiglio ribadisce che l'Avvocato ha altresì pieno diritto di conoscere "non soltanto le ordinanze di rinvio ma anche gli esiti dei giudizi dal contenuto decisorio (i dispositivi letti dal giudice in udienza) che ben potrebbero, come più volte richiesto da questo Consiglio, essere comunicati via PEC ai difensori costituiti anche quale utile misura per favorire la riduzione della
necessità dell'accesso dei difensori alle cancellerie penali".

Viene poi stigmatizzata la "prassi diffusa" dei giudici di leggere tutti i dispositivi di giornata al termine della udienza anziché – come stabilito dall'art. 525, comma 1, c.p.p. – alla conclusione del singolo processo. Una costume che, soprattutto in un periodo di limitazione degli
utenti del settore giustizia, "rende impossibile per il difensore esser presente alla lettura del dispositivo che spesso avviene molte ore dopo la fine del suo processo".

Vetrina