pdl di iniziativa popolare

Separazione delle carriere, il 27 luglio discussione in Aula - La lettera dei penalisti ai parlamentari

| 24/7/2020

A pochi giorni dall'inizio della discussione - il 27 luglio prossimo - della proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare relativa alla separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri ("Norme per l'attuazione della separazione delle carriere giudicante e requirente della magistratura") , il Presidente dell' Unione Camere Penali, Gian Domenico Caiazza, e il Presidente Comitato promotore per la separazione delle carriere dei magistrati, Beniamino Migliucci, hanno scritto una lettera agli onorevoli della Camera dei deputati per illustrare le ragioni della riforma.

Il primo richiamo è alla svolta dell'8 8, anno in cui si è passati dal modello "inquisitorio e autoritario del codice Rocco del 1930", a quello accusatorio di "matrice liberale democratica". A rafforzare l'opzione, ricordano gli autori della missiva, il legislatore costituzionale del 1999 che "ha scolpito nell'art. 111 della Costituzione i principi del giusto ed equo processo". L'articolo prevede, infatti, che "ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a un Giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata".

"La semplice lettura della norma costituzionale – scrivono Caiazza e Migliucci - autorizza a ritenere che l'espressione ‘giudice terzo ed imparziale' non possa essere ritenuta una semplice endiadi, perché l'imparzialità consiste nella semplice indifferenza del Giudice all'oggetto del processo e al suo ruolo nello stesso, mentre l'attributo della terzietà implica necessariamente l'estraneità ordinamentale del Giudice alle due parti processuali e la sua posizione fuori dal processo". "La terzietà del Giudice – proseguono - mira, dunque, a garantire l'effettiva attuazione del principio del contraddittorio, della parità delle parti e ad assicurare l'imparzialità della decisione, perché, a logica e senza la necessità di grandi approfondimenti, si comprende che qualora il Giudice non sia strutturalmente distinto rispetto a chi accusa e a chi difende, difficilmente potrà essere e apparire garante della legalità del processo, e la sua decisione perderà di autorevolezza".

Del resto, secondo i proponenti, il potenziamento del ruolo del Giudicante non indebolirebbe il Pubblico Ministero, che nella proposta "conserva la propria autonomia e indipendenza dal potere politico". Mentre il rafforzamento della figura del giudice - in particolare nella fase delle indagini preliminari – "limiterebbe lo squilibrio che ha conferito ai capi delle Procure un potere incontrollato e incontrollabile".

Non sono pochi, ricordano Caiazza e Migliucci, i Magistrati favorevoli alla svolta. Lo era per esempio Giovanni Falcone che nell'88 scriveva <<il Pm non deve avere nessun tipo di parentela con il giudice e non essere, come invece oggi è, una specie di para-giudice. Il giudice, in questo quadro, si staglia come figura neutrale, non coinvolta, al di sopra delle parti. Contraddice tutto ciò il fatto che, avendo formazione e carriere unificate, con destinazioni e ruoli intercambiabili, giudice e pm siano, in realtà, indistinguibili gli uni dagli altri>>.

La proposta di legge è stata sottoscritta da settantamila persone, mentre nel 2000 oltre 9 milioni di cittadini votarono "sì" al referendum proposto dai radicali per la separazione delle carriere. E la "quasi la totalità" dei Paesi che hanno adottato il sistema accusatorio ha attuato la separazione delle carriere: Germania, Svezia, Spagna, Portogallo, Inghilterra, Stati Uniti, Australia, Canada, Nuova Zelanda, Giappone.

D'altronde, concludono gli estensori, "il valore liberale di questa riforma è confermato, se ancora ve ne fosse bisogno, dalle ragioni per le quali il Regime Fascista sostenne con forza, nella Relazione alla Legge sull'Ordinamento Giudiziario firmata da Dino Grandi, l'unitarietà delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti".

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