IL GIURISTA DEL GIORNO

Lorenza Morello, owner di Morello Consulting

06 Agosto 2013

La dott.ssa Morello ha fondato Morello Consulting, studio con sede a Torino, Milano e Roma e alcune basi operative estere tra cui Parigi, Londra e New York. La sua esperienza si focalizza nella consulenza giuridica d’impresa, con un occhio di riguardo all’internazionalizzazione delle imprese e l’alternative dispute resolution.

LA FORMAZIONE Come nasce la sua passione per il diritto?

Nasce in tenera età, direi addirittura in epoca prescolare, mi raccontano spesso che dinnanzi ad ogni singola diatriba tra amici io giocassi a fare più che il giudice il “pacere” e che cercassi sempre di capire le ragioni sottostanti un permesso o un divieto. Il mondo delle norme, insomma, anche se non lo sapevo, era già il mio mondo.

Qual è il suo percorso formativo?

Ho frequentato il Liceo classico sperimentale e Facoltà di Giurisprudenza con laurea in diritto internazionale sul concetto di “ordine superiore” che mi valse la lode ed il Premio Bruno Caccia.

Ha svolto un periodo di studi all’estero?

Tanto durante l’epoca scolastica che durante l’università ho trascorso lunghi periodi all’estero, iniziando da Oxford, passando per Strasbourg e Montréal solo per parlare delle esperienze che più porto nel cuore!

Quali lingue parla in modo fluente?

Inglese e francese sono come una “seconda prima lingua” seguono spagnolo, portoghese e tedesco.

L’ATTIVITÀ PROFESSIONALE Quali sono state le Sue esperienze professionali prima di fondare Morello Consulting?

Morello Consulting è stata l’evoluzione naturale di un percorso che mi ha vista dapprima, parallelamente all’attività di assistenza universitaria e studi post laurea, fare gavetta presso prestigiose firme nazionali ed internazionali per poi concepire l’idea di una “bottega del diritto” dove far confluire tutte le esperienze maturate per seguire il cliente secondo quello che è il mio personale modo di prevedere l’assistenza giuridica.

Quale ruolo ricopre all’interno di Morello Consulting?

Ne sono il fondatore, e mi avvalgo della collaborazione di professionisti competenti per materia e territorio.

Quale il Suo attuale settore di specializzazione?

La consulenza aziendale in senso lato, ma con un’attenzione particolare all’internazionalizzazione ed ai metodi alternativi di risoluzione delle controversie, primo fra tutti la mediazione.

Un successo professionale che ricorda con piacere?

Aver rimesso in pista un’azienda con più di 300 dipendenti che stava per chiudere.

E’ stata nominata “Governatore WISH Città di Torino e relazioni esterne Stato di New York” e “Capo Dipartimento Mediazione Iterculturale WISH”. Cosa significa?

E’ un incarico che mi è stato conferito direttamente dal presidente M.me Chiara Donà dalle Rose per rappresentare l’associazione WISH che si occupa di promuovere e tutelare nel mondo il patrimonio culturale siciliano.

E’ iscritta ad associazioni professionali?

Presiedo un’associazione di Mediatori che si chiama APM (avvocati per la mediazione) e sono socia “dormiente” di AIDDA (Associazione italiana donne dirigenti d’Azienda).

MEDIAZIONE COMMERCIALE E DIRITTO INTERNAZIONALE Quali i vantaggi dell’utilizzo della mediazione nel settore commerciale per le aziende?

Sicuramente i vantaggi sono tanto di ordine economico quanto di ordine temporale. Un’azienda che apre un contenzioso, specie in Italia, deve destinare risorse economiche e tempi non quantificabili per risolvere un problema che, invece, con la mediazione, può essere risolto con tempi e costi predeterminati e contenuti.

Come hanno inciso le novità introdotte dal Decreto del fare sull’istituto della mediazione?

A mio parere, purtroppo, nel decreto del fare hanno stravolto l’istituto della mediazione e la sua ratio, che si fonda sulla volontà di adesione in ogni senso, compresa la facoltà di scegliere se comparire personalmente o assistiti da un legale. L’assistenza obbligatoria, che è un gravame che carica di costi la mediazione, è solo una delle tante modifiche che hanno fatto sì che il decreto del fare, purtroppo, non possa che essere definito come da alcuni prima di me un “decreto luci e ombre.'

Quali i casi che si trova ad affrontare con maggiore frequenza?

Sicuramente, nel mio caso, le controversie tra società, la fanno da padroni.

Stanno aumentando le richieste delle imprese nell’ambito del diritto internazionale, anche come strategia per affrontare il momento di crisi attuale?

Sì. Quando le aziende vengono introdotte e comprendono le potenzialità della mediazione, difficilmente in caso di una nuova controversia si rivolgono al giudizio ordinario che, in Italia, è troppo lungo e costoso.

LA PROFESSIONE DI MEDIATORE Quali sono i requisiti fondamentali di un mediatore oggi?

Preparazione, empatia, studio continuo, flessibilità.

Ci può descrivere una Sua giornata di lavoro?

Non ho giornate standard in quanto non faccio un routinario lavoro d’ufficio, e passo molto tempo sugli aerei o in macchina per raggiungere i clienti nelle proprie aziende. Una consulenza efficiente, infatti, sottende il contatto diretto con la realtà lavorativa che si deve andare a gestire, una gestione teorica “sulla carta” non può considerarsi seria né portare reali benefici. Posso comunque dire che il mio è un lavoro senza orari, mi alzo verso le 7 e alle 8 inizio a lavorare…e spesso vado avanti oltre l’ora di cena.


DIETRO LA TOGA… Un hobby che coltiva al di fuori della professione?

Lo sci. Scio da quando avevo quattro anni e le piste innevate e, possibilmente, deserte, sono per me un richiamo ineludibile. E poi i viaggi. Gli amici mi chiamano “la donna con la valigia”.

La Sua vacanza ideale?

La mia vacanza ideale è quella dove posso dimenticare l’orologio. Fatto quello posso essere tanto su una spiaggia caraibica, che su una montagna, o a casa con i miei cari, che tutto il resto è già perfetto. Il telefono, invece, come il tablet, sono sempre con me…perché chi si affida alla mia consulenza deve potermi raggiungere sempre e comunque.

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