QUOTE ROSA

La legge 120/2011 Golfo-Mosca sulle “quote rosa”: effetti e conseguenze

| 07 Marzo 2012

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L’appuntamento dello scorso 29 febbraio, organizzato a Milano da PWA - Professional Women Association per presentare le principali novità del progetto Ready for the Board Women, è stato l’occasione per un ulteriore momento di riflessione e condivisione a proposito dell’applicazione della legge 120/2011, così detta sulle “Quote Rosa”.

Il 12 agosto 2011, con l’entrata in vigore della legge 120/2011 - approvata grazie all’impegno delle On.li Lella Golfo e Alessia Mosca - è stata stabilita una importante novità nell’ambito del diritto societario italiano: gli organi sociali delle società quotate in scadenza dal 12 agosto 2012 dovranno essere rinnovati riservando una quota pari ad almeno un quinto dei propri membri al genere meno rappresentato: le donne.

Donne che, a partire dal secondo e terzo rinnovo degli organi sociali, dovranno essere pari ad almeno a un terzo, per arrivare al 2022, data in cui si pone la seconda importante scadenza fissata dalla legge Golfo-Mosca: l’esaurimento della sua efficacia.

La legge ha, dunque, una validità temporale di soli dieci anni, entro i quali si auspica di raggiungere l’obiettivo di rimuovere gli ostacoli che sinora hanno limitato l’accesso delle donne a ruoli di comando, favorendo un processo di rinnovamento culturale a supporto di una maggiore meritocrazia e di opportunità di crescita.

In questi dieci anni le donne che siederanno nei consigli di amministrazione avranno la responsabilità di affermare le proprie competenze e di essere in grado di contribuire alla creazione di valore: l’obiettivo è quello di non avere più bisogno di una legge e, dal 2023, di superare il tema del genere, candidando alle cariche sociali chi ha le caratteristiche più adeguate per quel ruolo, uomo o donna che sia.

Le società si stanno attrezzando per adeguarsi alle novità che la legge ha introdotto. Attraverso le associazioni di categoria (ad esempio Assonime), molte hanno partecipato al dibattito e alle consultazioni di cui Consob ha tenuto conto nella formulazione del nuovo art. 144-undecies del Regolamento Emittenti. Tale articolo è stato recentemente approvato con la delibera n. 18098 dell’8 febbraio 2012 e, in attuazione degli artt. 147 ter e 148 del Testo Unico della Finanza, stabilisce quali modifiche le società quotate devono apportare ai propri statuti per garantire l’equilibrio di genere nei loro organi sociali.

Con questa norma è stata data autonomia alle società di rivedere i propri meccanismi statutari di nomina di consiglieri e sindaci. In caso di riparto, comunque, l’arrotondamento dovrà avvenire a favore del genere meno rappresentato per eccesso all’unità superiore. Ciò significa che, nel caso in cui il numero complessivo dei consiglieri sia, ad esempio, pari a 11 la “quota di un terzo” riservata alle donne è pari non a tre, ma a quattro membri.

Il processo di modifica degli statuti da parte delle società quotate è un fattore che non deve essere sottovalutato. Le modifiche statutarie in questione non hanno una mera valenza regolamentare, ma impattano sulle politiche di governo societario delle aziende, mediante un inevitabile rinnovamento di organi sociali, la cui composizione spesso era consolidata da tempo.

Queste modifiche promuovono un dibattito che coinvolge una pluralità di interlocutori:

- Gli emittenti, che devono adeguare la propria corporate governance a criteri di equilibrio tra i generi;

- Tutti i loro soci (di maggioranza e di minoranza) che sono chiamati a candidare e a rinnovare gli organi sociali e a condividere novellati meccanismi di voto complessi, come quelli di lista, che spesso devono fare anche i conti con pattuizioni parasociali di pari complessità;

- I consulenti tecnici, tra cui avvocati e notai, che devono supportare soci e società in questo processo.

Vi è poi un tema cruciale e delicato: selezionare le donne da candidare a ruoli strategici, le prime delle quali già dovranno essere identificate tra pochi mesi, appena dopo l’estate.

Per questo evento i soci e le società cominciano ad attrezzarsi: entro il 2015 le donne che dovranno sedere negli emittenti saranno circa 700 e circa 200 nei collegi sindacali.

Gli investitori istituzionali (soprattutto internazionali) si stanno muovendo, al pari degli azionisti di minoranza, nella direzione di ricercare per tempo eccellenze femminili da inserire nei consigli delle società dei quali sono soci. Meno percepibili, invece, sono le azioni intraprese da soci di maggioranza delle società ad elevata concentrazione familiare, in cui spesso si registrano situazioni di sovrapposizione tra il management e titolarità del capitale.

Il primo banco di prova è rappresentato dalle società il cui esercizio scade al 30 giugno e che, dunque, per la fine di quest’anno dovranno essere pronte a rinnovare i propri consigli e collegi sindacali.

La legge Golfo-Mosca non ha soltanto mobilitato il mondo delle società quotate, ma anche e soprattutto quelle a partecipazione pubblica. Si tratta di una realtà importante, ma che viene censita con difficoltà. La stima è che debbano confluire nelle società pubbliche, nei prossimi dieci anni, circa diecimila donne, tra consiglieri e sindaci.

Al riguardo, è prevista a breve la pubblicazione del regolamento che disciplinerà la parità di genere in questa tipologia di società. Il Ministro Fornero, nel corso della recente riunione dei ministri europei, ha assicurato che non dovrebbe mancare molto e che non è escluso che regole analoghe a quelle già in vigore per le società quotate possano essere estese anche alle istituzioni pubbliche.

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Il progetto PWA Women Ready for Board

Il progetto di PWA (Professional Women Association) Women Ready for Board è nato nel 2009 grazie, in particolare, a Monica Pesce, Presidente di PWA Milano e a Simona Cuomo, Coordinatrice dell’Osservatorio Diversity Management della SDA Bocconi.

Si propone di dare un concreto contributo per affermare la prassi di inserire nei consigli di amministrazione donne eccellenti. L’obiettivo è la pubblicazione di un dossier pubblico, periodicamente aggiornato, di profili femminili che per ruolo, esperienza, competenza e reputazione possano essere nominate nei consigli di amministrazione di società private e pubbliche.

Women Ready for Board si pone inoltre come strumento di riflessione per le donne che intraprendono un percorso di carriera: la raccolta dei curricula eccellenti ha offerto la possibilità di analizzare quali siano i requisiti, in termini di titolo di studio, età, funzione aziendale, settore, percorso professionale, che possono consentire di accedere ai consigli di amministrazione di aziende e istituzioni.

La lista di Women Ready for Board e le informazioni relative al progetto sono disponibili nel sito di PWA, all’indirizzo :http://www.pwa-milan.org