AMBIENTE

Ambiente: conseguenze dell'inquinamento sull'attività imprenditoriale

| 06 Agosto 2012

A CURA DELLA REDAZIONE DI LEX24

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Si è conclusa il 4 agosto l'udienza a porte chiuse dinanzi ai giudici del Tribunale del Riesame di Taranto in merito ai ricorsi presentati dall'Ilva per il sequestro degli impianti dell'area a caldo dello stabilimento siderurgico.

Tutti sembrano in attesa della decisione del Tribunale del Riesame prevista per il l’8 agosto. Ed è diffusa la sensazione che una delle due esigenze debba essere ineluttabilmente sacrificata: se si lascia lavorare l’Ilva, l’ambiente e la salute continueranno a subire gravi danni (perché, secondo i magistrati, “i dirigenti Ilva rispettavano le prescrizioni di giorno e le violavano di notte”); se si vuole proteggere ambiente e salute, si deve, invece, chiudere la fabbrica.


Questa sensazione è del tutto errata. Esistono infatti precisi strumenti giuridici per consentire il proseguimento dell’attività produttiva con la garanzia che – contestualmente – il risanamento ambientale e quello degli impianti vengano velocemente portati avanti. E, secondo la nostra esperienza professionale, questi strumenti vengono efficacemente applicati in altre aree d’Italia. Perché non possono funzionare anche a Taranto?


E’ in primo luogo necessario che sia estremamente chiaro e preciso (nelle cose da fare e nella tempistica) il percorso da adottare per pervenire al risultato. La responsabilità di individuare nei dettagli questo percorso può essere affidata ad una commissione di periti indipendenti nominati dai Giudici. E’ importante che questi periti siano scelti non sulla base di mere conoscenze personali dei magistrati, ma nell’ambito dei migliori centri universitari nazionali e internazionali: sarà inoltre la collegialità del loro lavoro ad escludere il rischio di condizionamenti. E’ altresì evidente che – come del resto riconosciuto tanto dalla Corte costituzionale (sentenza n. 127/1990) quanto dalla Cassazione (sentenza n. 41944/2006) – il percorso di risanamento, per poter concretamente funzionare, non può prescindere da una ragionevole gradualità.


Una volta individuato – con il determinante contributo dei tecnici – un graduale, veloce ed efficace programma di misure da adottare, vi sono almeno due strade tecniche per garantirne il perseguimento.

La prima consiste nell’adozione – da parte dell’Autorità giudiziaria – di un provvedimento di dissequestro, condizionato al preciso rispetto del programma definito dai consulenti. Spesso il dissequestro condizionato viene disposto contestualmente al sequestro, evitando così che le tensioni sociali salgano al massimo livello, come è invece purtroppo avvenuto in questi giorni a Taranto.


Che cosa accade peraltro se l’azienda – dopo aver ricevuto il dissequestro condizionato – non rispetta il programma? Ritorna in questo caso un conflitto insolubile fra lavoro e salute?


La risposta è negativa. Esiste infatti uno strumento estremo con il quale i Magistrati possono condizionare le decisioni aziendali, proprio allo scopo di “garantire la continuazione della attività imprenditoriale” (Cassazione n. 18790/2008). Si tratta della nomina di uno o più amministratori giudiziari all’azienda, consentita dagli art. 259 del codice di procedura penale e 104 delle disposizioni di attuazione. Ciò consente di applicare il programma di risanamento a prescindere dalle resistenze della proprietà o del Consiglio di Amministrazione, per poi tornare alla gestione normale.


Un ultimo punto va affrontato, quello riguardante la messa in sicurezza e bonifica dell’area inquinata dall’attività produttiva dei decenni scorsi. Sembra sia in arrivo un importante stanziamento del Governo. Benissimo, i soldi pubblici possono servire per rimediare a quella parte dell’inquinamento che non deriva da scelte illegali del privato, ma dal fatto che, nei decenni scorsi, la produzione non poteva rispettare i moderni standard attualmente disponibili.


Tuttavia, secondo il principio “chi inquina paga”, la parte di inquinamento che è riferibile a scelte illegittime dell’imprenditore deve essere bonificata con risorse provenienti dal soggetto responsabile. Anche per ottenere questo obiettivo esiste un preciso strumento giuridico, l’azione per danno ambientale oggi disciplinata dagli artt. 301 e seguenti del Decreto legislativo n. 152/2006. Questa azione, che deve essere avviata dal Ministero dell’Ambiente presso il Tribunale civile, ha in molti casi avviato ed aiutato un veloce risanamento. A che punto siamo?