LICENZIAMENTI DISCIPLINARI

Nella riforma Fornero rivive il vecchio art. 18?

| 26 Ottobre 2012

In data 15 ottobre 2012, il Tribunale di Bologna ha emesso – a quanto consta – il primo provvedimento in materia di licenziamento disciplinare irrogato dopo la Riforma Fornero.

Nel caso giudicato, il dipendente era stato licenziato per aver tenuto un comportamento offensivo e denigratorio – attraverso una corrispondenza via mail – nei confronti del superiore gerarchico e della società datrice.

Dato atto della pacifica sussistenza del fatto addebitato, il Tribunale ha affermato che l’espressione “insussistenza del fatto contestato” contenuta nell’art. 18 Stat. Lav., così come riformato dalla Legge Fornero, non può essere intesa nel significato di “insussistenza del fatto materiale”, precisando che la norma in questione “fa necessariamente riferimento al c.d. fatto giuridico, inteso come fatto globalmente accertato, nell’unicum della sua componente oggettiva e nella sua componente inerente l’elemento soggettivo”.

Secondo il Tribunale, il fatto oggetto di contestazione deve essere contestualizzato nel tempo e nello spazio e valutato con riferimento alla situazione psicologica dei soggetti agenti. Quindi, rilevato che il dipendente licenziato aveva pronunciato le espressioni offensive in un momento particolare di stress lavorativo, ha escluso l’intenzionalità della condotta, concludendo che, nella fattispecie, non poteva ravvisarsi la giusta causa.

Quanto alle conseguenze, il Giudice bolognese, evidenziato che il nuovo art. 18, nel comma 4, disciplina le fattispecie di licenziamento con reintegra, distinguendole da quelle di licenziamento senza reintegra, regolate dal successivo comma 5, considerato che la reintegrazione è prevista per i casi in cui non ricorrono gli estremi della giusta causa e del giustificato motivo oggettivo di licenziamento per “insussistenza del fatto contestato” ovvero perché il fatto non rientra tra le condotte punibili con una sanzione conservativa in base alle previsioni dei contratti collettivi e dei codici disciplinari applicabili, ha disposto la reintegrazione nel posto di lavoro.

La peculiarità della decisione sta nel fatto che il Tribunale ha ritenuto l’”insussistenza del fatto”, pur essendo indiscutibile Resta, dunque, da chiedersi se il vecchio art. 18 dello Statuto dei Lavoratori sia stato veramente riformato.

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A CURA DELLA REDAZIONE DI LEX24
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RIFORMA LAVORO - Contratti, prime indicazioni operative dall' INPS [Circolare 18 luglio 2012]

Il focus delnuovo ordinamentoruota intorno alla parola “flessibilità”,in entrata e in uscita. Avremo, speriamo non solo sulla carta, unnuovo processo sui licenziamentipiù veloce e avremo una nuova forma di tutela della disoccupazione.

A questa legge - non mancano le critiche e le osservazioni - si chiede una maggioredetassazionedel lavoro,incentiviper la ricerca e l’innovazione e lasemplificazioneburocratica.

Infatti, il Legislatore si è riservato la possibilità di modificare e integrare quanto finora fatto con nuovi interventi legislativi ad hoc e per questo motivo è stata definita “Riforma in progress”.

IL TESTOPUBBLICATO IN GAZZETTA

LA MODIFICA AL CODICE CIVILE

Cambiano i vincoli per il contratto di associazione in partecipazione.

'Qualora l'apporto dell'associato consista anche in una prestazione di lavoro, il numero degli associati impegnati in una medesima attivitànon può essere superiore a tre, indipendentemente dal numero degli associanti, con l'unica eccezione nel caso in cui gli associati siano legati all'associante da rapporto coniugale, di parentela entro il terzo grado o di affinità entro il secondo. In caso di violazione del divieto di cui al presente comma, il rapporto con tutti gli associati il cui apporto consiste anche in una prestazione di lavoro si considera di lavoro subordinato a tempo indeterminato.' (Comma aggiunto all'art. 2549 C.C.dall'articolo 10, legge n. 92/2012)

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