CORRUZIONE

DDL Corruzione: i chiarimenti dell'esperto

| 06 Novembre 2012


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Che cos’è l’Autorità nazionale anticorruzione?

E’ una nuova Authority a cui sono stati attribuiti plurimi compiti ispettivi, di controllo, di studio e consultivi. Sinteticamente l’Autorità nazionale anticorruzione è chiamata ad esercitare la vigilanza ed il controllo sull’effettiva applicazione e sull’efficacia delle misure adottate dalle pubbliche amministrazioni in merito al rispetto delle regole della trasparenza dell’attività amministrativa. A tal fine può, ad esempio, richiedere alla P.A. notizie, informazioni, atti e documenti, eventualmente ordinando la rimozione di comportamenti o atti contrastanti con le regole di trasparenza. Inoltre approva il Piano Nazionale Anticorruzione predisposto dal Dipartimento della funzione pubblica. L’Authority è poi chiamata ad analizzare le cause ed i fattori della corruzione ed ad individuare gli interventi che ne possono favorire la prevenzione ed il contrasto e ad esprimere pareri facoltativi alle amministrazioni pubbliche in tema di autorizzazioni nonché in materia di conformità di atti e comportamenti dei funzionari pubblici alla legge, ai codici di comportamento e ai contratti che regolano il rapporto di lavoro pubblico.

Quali sono le modifiche apportate ai reati di concussione e corruzione?

A prescindere da un generalizzato inasprimento delle pene per alcuni dei reati contro la Pubblica Amministrazione (abuso d’ufficio, peculato, corruzione e concussione) vi sono state rilevanti modifiche proprio in tema di corruzione e concussione. E’ stata modificata la struttura del reato di corruzione impropria (cioè la corruzione per atto d’ufficio) oggi chiamata “corruzione per l’esercizio della funzione” (art. 318 e 320 c.p.). Con tale modifica il legislatore ha esteso la punibilità all’incaricato di pubblico servizio sanzionando non solo la retribuzione ma qualsiasi forma di utilità promessa o ottenuta. Il nuovo art. 318 c.p., inoltre, prevede una fattispecie corruttiva di carattere generale, non più vincolata al compimento di un atto predeterminato del funzionario pubblico, che sanziona un generico asservimento della funzione. Essendo stata eliminata l’ipotesi della corruzione impropria susseguente (che in passato non prevedeva la punibilità per il privato), non vi è più alcuna differenza sanzionatoria tra chi paga, offre o promette e il pubblico funzionario. Radicale è poi l’intervento in tema di concussione. Sparisce la concussione per induzione rimanendo punita, ai sensi dell’art. 317 c.p., solo l’attività di costrizione del funzionario pubblico. Il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che invece, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, induca il privato a dare o promettere indebitamente a lui o ad un terzo denaro o altra utilità è punito ai sensi dell’art. 319 quater c.p. (“induzione indebita a promettere o dare utilità”). Tale norma punisce ora (seppur con pena meno grave rispetto al funzionario pubblico) anche il privato. In sostanza l’imprenditore che fosse indotto, per effetto dell’abuso di potere del funzionario pubblico, a versare o a promettere a quest’ultimo denaro o altra utilità e che fino a ieri era considerato vittima del reato di concussione (con possibilità quindi di chiedere un risarcimento dei danni non solo all’autore del reato ma anche alla pubblica amministrazione di appartenenza) oggi, con una discutibile scelta di politica criminale, è punito come correo del pubblico amministratore o funzionario.


Le nuove fattispecie di reato: traffico di influenze illecite e corruzione tra privati. Quali sono le caratteristiche principali?

Il delitto di traffico di influenze illecite (art. 346 bis c.p.) sanziona due distinte condotte: a) quella di chi, sfruttando le sue relazioni con un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio, si fa dare o promettere (anche per altri) denaro o altro vantaggio patrimoniale come contropartita della mediazione illecita; b) quella di chi, sempre sfruttando le sue relazioni con un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio, si fa dare o promettere (anche per altri) denaro o altro vantaggio patrimoniale per remunerare il pubblico funzionario. Nel primo caso il legislatore ha inteso colpire quelle diffuse forme di malcostume – fino ad ora non punibili – poste in essere da mediatori e/o faccendieri che spesso si muovono nell’entourage di uomini politici o funzionari pubblici. Nel secondo caso si è inteso anticipare la soglia di punibilità prevista per il reato di corruzione, sanzionando quelli che fino a ieri sarebbero stati considerati come meri atti preparatori (quindi non punibili, nemmeno come tentativo) del delitto di corruzione. Entrambe le condotte comunque devono avere per oggetto il compimento di un atto contrario ai doveri d’ufficio o l’omissione o il ritardo di un atto d’ufficio. Per il reato di traffico di influenze illecite è punito sia l’intermediario sia colui che a questi versi o prometta denaro o altro vantaggio patrimoniale.

Con la modifica dell’art. 2635 cod. civ. il legislatore – con l’obbiettivo di assicurare una maggiore trasparenza nel mercato e la leale concorrenza tra le imprese – ha introdotto due sostanziali novità. In primo luogo ha previsto un mutamento nella definizione del reato: non si tratta più di semplice infedeltà patrimoniale, pur caratterizzata da una dazione di denaro o promessa di utilità, bensì di un reato qualificato come “corruzione”, seppure tra soggetti privati. In secondo luogo si è estesa l’area della punibilità dei soggetti privati corrotti (non più solo i vertici aziendali – amministratori, direttori generali, dirigenti che redigono i documenti contabili societari, sindaci e liquidatori – ma qualunque dipendente o sottoposto ai vertici aziendali). E’ rimasta la punibilità anche per il corruttore. Il reato permane procedibile a querela della persona offesa salvo che dallo stesso derivi una distorsione della concorrenza nell’acquisizione di beni o servizi.

Quali sono conseguenze di questo provvedimento che incidono maggiormente sulle imprese?

Come penalista ritengo che la prima conseguenza del decreto anticorruzione sarà, per le imprese più attente e scrupolose, quella di un tempestivo adeguamento dei modelli organizzativi predisposti ai sensi del D.Lgs. 231/01. Infatti sia il reato di “induzione indebita a dare o promettere utilità” (art. 319 quater c.p.) sia il reato di “corruzione tra privati” (art. 2635 cod. civ.) rientrano tra i reati presupposto per l’applicazione della disciplina di cui al D.Lgs. 231/01.


Nel Codice di comportamento della P.A. sono state introdotte delle novità?

E’ previsto che il Governo definisca un codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni al fine di assicurare la qualità dei servizi, la prevenzione dei fenomeni di corruzione, il rispetto dei doveri costituzionali di diligenza, lealtà, imparzialità e servizio esclusivo alla cura dell’interesse pubblico. Il codice contiene una specifica sezione dedicata ai doveri dei dirigenti e comunque prevede per tutti i dipendenti pubblici il divieto di chiedere o di accettare, a qualsiasi titolo, compensi, regali o altre utilità, in connessione con l’espletamento delle proprie funzioni o dei compiti affidati, fatti salvi i regali d’uso, purché di modico valore e nei limiti delle normali relazioni di cortesia. La violazione dei doveri contenuti nel codice di comportamento è fonte di responsabilità disciplinare, civile, amministrativa e contabile. Violazioni gravi o reiterate del codice di comportamento possono comportare il licenziamento.

Che cos’è l’elenco delle imprese virtuose contro il rischio mafia?

Il legislatore ha individuato alcune attività come maggiormente esposte al rischio di infiltrazioni mafiose (ad esempio il trasporto di materiali a discarica e lo smaltimento di rifiuti per conto terzi, l’autotrasporto per conto di terzi ecc.). In relazione a tali attività è previsto che presso ogni Prefettura sia istituito un elenco di fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori considerati “virtuosi” in quanto singolarmente non soggetti al tentativo di infiltrazione da parte della criminalità organizzata. L’iscrizione in tale elenco soddisfa i requisiti per l’informazione antimafia per l’esercizio della relativa attività.

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