intermediari assicurativi

Rimosso il divieto di distribuzione orizzontale per gli intermediari assicurativi

| 19 Novembre 2012

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Il decreto legge 179/2012, denominato “Crescita 2.0” (entrato in vigore lo scorso 20 ottobre 2012) ha introdotto una novità rilevante nell’industria assicurativa rimuovendo il divieto di distribuzione orizzontale dei prodotti.

In particolare, l’articolo 22, comma 10 e seguenti del predetto decreto legge, consente la stipula di accordi di collaborazione reciproca tra agenti, brokers, banche, intermediari finanziari 107 TUB, Sim e divisione bancoposta di Poste Italiane (iscritti rispettivamente nelle sezioni a), b) e d) del registro unico degli intermediari), nonché tra questi ultimi e gli intermediari comunitari (iscritti nell’elenco annesso al registro medesimo) ai fini dell’intermediazione dei prodotti assicurativi anche mediante l'utilizzo dei rispettivi mandati.

Unica condizione è che sia assicurata al cliente una corretta e completa informativa.

L’obiettivo, dichiarato dalla norma stessa, è quello di favorire il superamento dell'attuale segmentazione del mercato assicurativo ed accrescere il grado di libertà dei diversi operatori.

L’intervento normativo ritorna su un tema ampiamente discusso e dibattuto all’indomani dell’entrata in vigore del Regolamento Isvap 5 /2009 che, con un’interpretazione dell’art. 109 del codice delle assicurazioni contestata da molti che la ritenevano, a ragione, non in linea con lo spirito della direttiva CE n. 2002/92/CEE aveva sostanzialmente imposto un divieto di distribuzione orizzontale.

L’Isvap infatti riteneva che gli intermediari dovessero essere iscritti nelle diverse sezioni del registro non in considerazione del tipo di attività svolta ma delle rispettive qualità soggettive e ciò fondamentalmente in forza di due previsioni:

- l’art. 109, comma 2, sezione e) che prevede l’iscrizione nella sezione e) del registro per «i soggetti addetti all’intermediazione, quali i dipendenti, i collaboratori, i produttori e gli altri incaricati degli intermediari iscritti alle sezioni a), b), e d) per l’attività svolta al di fuori dei locali dove l’intermediario opera»;

- sempre l’art. 109, comma 2 ultimo paragrafo, ove vieta la contemporanea iscrizione in due sezioni del registro.

Per l’effetto, l’intermediario che intendeva collaborare con un altro intermediario - pur essendo iscritto nella sezione di appartenenza (ad esempio sub a) se agente) si sarebbe dovuto iscrivere anche nella sezione sub e) in quanto collaboratore del primo intermediario, il che evidentemente non era (ne è tuttora possibile) per il divieto di contemporanea iscrizione in due sezioni dello stesso registro.

L’obiettivo dichiarato dell’Isvap era quello di meglio tutelare gli interessi degli intermediari all’insegna del principio della trasparenza.

Una tale interpretazione era stata poi validata prima dal TAR Lazio (VI sez., n. 5991/2008) e poi dal Consiglio di Stato (I sez., n. 2241/08) su ricorso proposto contro l’ISVAP per l’annullamento del Regolamento ISVAP n. 5 del 16 ottobre 2006.

L’effetto era stato quello di azzerare i rapporti che fino all’entrata in vigore del codice si erano instaurati tra banche ed agenti o broker, imponendo ai medesimi la distribuzione diretta sulla base di un incarico conferito direttamente dall’impresa di assicurazioni. Se poi si considera che ai sensi dell’art. 119, comma 2, del codice gli intermediari iscritti nella sezione d) sono autorizzati a distribuire solo prodotti standardizzati, si comprende l’impatto che l’iscrizione per qualità soggettive (anziché per tipo di attività) ha avuto sul mercato. Unica possibilità per detti intermediari era di avere un loro “addetto” operante all’interno dei locali della banca, come tale non soggetto all’obbligo di iscrizione nella sezione e) iscritto nella sezione a) del registro, così da poter offrire prodotti “non standardizzati”.

La norma in commento risolve ora alla radice la questione, consentendo espressamente la sottoscrizione di accordi di collaborazione tra intermediari iscritti sub a), b) e d), tra loro, e tra questi ultimi e gli intermediari comunitari, a prescindere dalla sezione di iscrizione, pur tutelando – ed ampiamente – gli interessi degli assicurandi. La norma infatti:

- consente agli intermediari di ampliare l’offerta a disposizione degli intermediari;

- obbliga gli intermediari medesimi ad informare l’assicurato sul fatto che l'attività di intermediazione è svolta in collaborazione tra più intermediari, a fornire la loro esatta identità, la sezione di appartenenza ed il ruolo svolto dai medesimi nell'ambito della forma di collaborazione adottata;

- stabilisce che gli intermediari assicurativi che svolgono attività di intermediazione in collaborazione tra di loro rispondono in solido per gli eventuali danni sofferti dal cliente a cagione dello svolgimento di tale attività, salvo il diritto di rivalsa nei loro rapporti interni.

Il decreto poi, stabilisce che a decorrere dal 1° gennaio 2013, le clausole fra mandatario e impresa assicuratrice incompatibili con le suddette previsioni sono nulle per violazione di norma imperativa di legge e si considerano non apposte.

Ivass - l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (che ai sensi della l. 135/2013 succede in tutte le funzioni, le competenze e i poteri dell’ISVAP) vigilerà sull’applicazione della norma, adotterà eventuali direttive per l’applicazione delle medesima e per garantire adeguata informativa ai consumatori ed, inoltre, sentita l'ANIA e le principali associazioni rappresentative degli intermediari assicurativi, definisca (entro 90 giorni dall’entrata in vigore del decreto) standard tecnici uniformi ai fini di una piattaforma di interfaccia comune per la gestione e conclusione dei contratti assicurativi, anche con riferimento alle attività di preventivazione, monitoraggio e valutazione, anche al fine di incentivare lo sviluppo delle forme di collaborazione e di fornire impulso alla concorrenza attraverso l'eliminazione di ostacoli di carattere tecnologico.

In questo ambito, una volta convertito in legge il decreto 179/2012, l’Ivass dovrà modificare il Regolamento 5/2006 quantomeno al fine di renderlo conforme alla normativa primaria come modificata. Vedremo in quella sede quali disposizioni saranno emanate, che impatto avranno in concreto e, soprattutto, se ci saranno istruzioni ancora più particolareggiate in materia di informativa agli assicurati.

In conclusione, ritengo che l’intervento del legislatore vada valutato molto positivamente perché libera gli intermediari da vincoli inutili che ne compromettevano la libertà di azione ed amplia il livello di concorrenza tra gli operatori. Gli intermediari potranno ora riorganizzare le proprie reti di distribuzione e stipulare accordi di collaborazione con agenti, broker, banche, etc. sia italiani che comunitari.

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