LICENZIAMENTI

Quanto costa licenziare

| 09 Maggio 2013

La legge 24 dicembre 2012, n. 228 (Legge di stabilità 2013), tra i vari ambiti di intervento, ha rivisitato i criteri impositivi del contributo sulle interruzioni dei rapporti di lavoro.

Con la circolare del 22 marzo 2013, n. 44, l’INPS, a scioglimento della riserva contenuta al punto 5 della citata circolare n. 140/2012, ha fornito i criteri di determinazione del contributo “Aspi” e le istruzioni cui i datori di lavoro dovranno attenersi per il versamento della contribuzione in argomento.


Il contributo è dovuto a partire dal 1° gennaio 2013 nei casi di interruzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato con lavoratori aventi diritto di accedere all’Aspi (perdita involontaria dell’occupazione, possesso dello status di disoccupato, almeno due anni di assicurazione e almeno un anno di contribuzione nel biennio precedente l’inizio del periodo di disoccupazione).

Documenti




La misura del contributo è pari al 41% del massimale mensile Aspi (pari a 1.180 euro) per ogni 12 mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni [quindi: l’importo del contributo è di 483,80 per ogni dodici mesi di anzianità (1.180 × 41%) per un massimo di 36 mesi (l’importo massimo da versare nel 2013 per i soggetti che possono vantare 36 mesi di anzianità è 1.451,00 (483,80 × 3)].

Per i rapporti che hanno avuto una durata inferiore ai dodici, ventiquattro o trentasei mesi, il contributo deve essere rideterminato in proporzione al numero dei mesi di durata del rapporto, considerando mese intero quello che si è protratto per almeno 15 giorni di calendario.

Il contributo è dovuto sia in caso di lavoro a tempo parziale sia a tempo pieno.

Ai fini della determinazione dell’anzianità aziendale vanno computati tutti i periodi precedenti trascorsi alle dipendenze dello stesso datore di lavoro con tempo indeterminato. I contratti a termine si calcolano ai fini dell’anzianità: 1) se il rapporto si è trasformato senza soluzione di continuità oppure se 2) si è dato luogo alla restituzione anche parziale del contributo addizionale dell’1,40%.

Nel computo non rientrano i congedi parentali, mentre possono rientrare anche i periodi di apprendistato o di lavoro intermittente a tempo indeterminato.

Il contributo deve essere pagato in un’unica soluzione (non è prevista la possibilità di rateizzazione) non oltre il termine di versamento della denuncia successiva a quella del mese in cui c’è stata la risoluzione del rapporto di lavoro (ad es. se la risoluzione è avvenuta il 5 aprile 2013, il contributo deve essere versato entro il 16 aprile 2013).


Il contributo è dovuto nei seguenti casi: 1) licenziamento di lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato, a prescindere dalla motivazione (anche recesso per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo o per motivo disciplinare da parte del datore di lavoro); 2) licenziamento di apprendisti (anche recesso per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo); 3) dimissioni del lavoratore intervenute per giusta causa; 4) dimissioni della lavoratrice durante la gravidanza o del lavoratore (che abbia fruito del congedo di paternità) durante il primo anno di vita del bambino e dimissioni in ipotesi di adozioni e affidi fino ad un anno dall’ingresso del bambino nella famiglia; 5) risoluzioni consensuali del rapporto avvenute con conciliazione della controversia relativa alla richiesta di licenziamento per giustificato motivo oggettivo nelle imprese con i limiti dimensionali previsti dal nuovo art. 18 della legge n. 300/70, sottoscritta avanti alla commissione istituita ex art. 410 c.p.c. presso la Direzione Territoriale del Lavoro o alla risoluzione consensuale di un rapporto di lavoro per trasferimento ad altra sede aziendale distante più di 50 chilometri dalla residenza del prestatore o raggiungibile in più di 80 minuti con i mezzi pubblici.

Il contributo non è dovuto : 1) dimissioni o risoluzioni consensuali assoggettate a procedure di convalida; 2) risoluzioni consensuali formalizzate in sede aziendale, sindacale o amministrativa quando riguardano un lavoratore ed un piccolo datore rientrante nel campo di applicazione della l. 108/1990; 3) morte del lavoratore.

Sono esclusi dall’obbligo del pagamento del contributo : 1) i datori di lavoro domestici; 2) i datori di lavoro che procedono al recesso dei lavoratori dichiarati in esubero, al termine di una procedura collettiva di riduzione del personale ex lege n. 223/91; 3) i datori di lavoro che, fino al 31 dicembre 2015, effettuano licenziamenti in conseguenza di cambio di appalto, ai quali seguano assunzioni presso altri datori di lavoro; 4) i datori di lavoro del settore delle costruzioni edili che, fino al 31 dicembre 2015, risolvono il rapporto di lavoro a tempo indeterminato con propri dipendenti in ragione del completamento delle attività o a causa della chiusura di cantiere; 5) i datori di lavoro che, nell’ambito della procedura ex art. 4, commi da 1 a 7 ter, della l. 92/2012, provvedano a risolvere i rapporti di lavoro con propri dipendenti anziani o raggiungano accordi con l’associazione sindacale stipulante il contratto di categoria, finalizzato a risolvere il rapporto con personale con qualifica di dirigente; 6) i datori di lavoro che procedono alla risoluzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato con lavoratori che vanno in pensione di vecchiaia o anticipata.