PRIVACY

La privacy al tempo di Internet e Social network

| 25 Giugno 2013

Sulla e nella Rete, siamo continuamente raggiunti da una vasta mole di notizie contraddittorie. Da un lato viviamo l’incubo del Big Data e della massiva e capillare intrusione nella nostra privacy da parte di terzi, presunti controllori della nostra sicurezza; dall’altro la Rete viene vissuta come una straordinaria opportunità di progresso, libertà, rottura di schemi. Esigenze di sicurezza nazionale, così ci raccontano i detentori del potere, giustificherebbero il controllo sistematico delle nostre telefonate: il recente caso americano lo dimostra ampiamente. Di contro cresce, nelle scuole, l’uso dei tablet con enormi miglioramenti degli aspetti qualitativi della didattica e della divulgazione a vantaggio dei nostri ragazzi.


Nello stesso tempo la violenza psicologica trasmessa nella e dalla Rete scatena sempre di più comportamenti emulativi drammatici, spesso tragicamente protagonisti della cronaca nera, tali da costringere recentemente il nostro Presidente della Camera ad assumere pubblicamente il ruolo e la responsabilità di diventare promotrice di una rivisitazione di internet dal punto di vista dei controlli sui suoi contenuti. E ancora: grazie alla Rete, cittadini di nazioni sottoposte a regimi dittatoriali, senza libertà di stampa e privi dei diritti civili fondamentali, possono preservare la speranza di non essere, almeno elettronicamente, soli, abbandonati alla rassegnazione e all’oblio. Possono nutrire, grazie al web, qualche speranza di riscatto. Internet rompe le catene, apre le frontiere, spazza via i tentativi di censura.


Come muoversi in un così tumultuoso e controverso ambiente? Come ci piacerebbe che questo variopinto mondo del ciberspazio funzionasse e ci migliorasse la vita invece di peggiorarcela? Ecco dunque una prima lista di tematiche sulle quali varrebbe davvero la pena aprire un dibattito per capire meglio dove vogliamo andare e come vogliamo utilizzare al meglio il web.


Il primo e fondamentale quesito è quanta liberta siamo disponibili a sacrificare per la nostra sicurezza.
Da questa risposta nascono conseguenze rilevanti sull’organizzazione e controllo della Rete. Il caso americano lo dimostra. Tra garantisti e realisti chi prevale? Chi impone la decisione finale? Il terrorismo sul web è uno dei grandi incubi dell’amministrazione americana: tali paure giustificano l’intrusione nella nostra privacy.


Seconda questione: la Rete è un Far West senza leggi, in mano a chiunque voglia impunemente sottrarsi alle normative vigenti? No, in linea di principio si applicano al web tutti i reati previsti negli ordinamenti penali. Gli illeciti sono gli stessi. Chi opera sul web non è in una zona franca dove può permettersi di fare quello che vuole al di là della legge. Il tema è un altro: la Rete non ha confini e in più permette una trasmissione dei dati ad una velocità che sfugge alla nostra comprensione razionale. Dunque il problema vero non è tanto quello di rivisitare i nostri codici penali (forse anche da integrare) ma di capire come, a livello transnazionale, sia possibile garantire un enforcement reale delle leggi contro chi trae illecitamente vantaggio da questo contesto. Soltanto una cooperazione internazionale potrebbe dare risposte efficienti a questa tematica ma sappiamo tutti quanto sia difficile renderla operativa. Perché non partire, sul modello della Interpol, da un progetto di coordinamento tra le polizie postali operanti nei vari paesi per cercare di puntare ad un efficiente/efficacie monitorizzazione/intervento sugli illeciti commessi nella Rete?


Terza questione: come coniugare l'esigenza di tutela della Privacy, della sicurezza e del diritto d'autore con la velocità/ irresponsabilità/transnazionalità della Rete?
Chiarendoci, in modo democratico e concertativo, quali siano le priorità della nostra convivenza e quali siano i principi su cui non siamo disponibili a mediazioni. Sulla Privacy, ad esempio, abbiamo già scritto il nostro pensiero. Volenti o nolenti, in modo lecito o illecito, siamo già tutti registrati/schedati nel Big Data delle grandi piattaforme operanti su Internet. La profilazione dei nostri gusti, delle nostre abitudini di acquisto forse non è ancora massiva ma, statene certi, è già oggetto di attenta lettura da parte degli operatori della Rete che, prima o poi, tenderanno a venderla ai produttori di beni e servizi, ansiosi di avere finalmente un target specifico da “attaccare”, senza buttare via soldi in pubblicità generiche rivolte indiscriminatamente al grande pubblico.. In questo contesto non sarebbe più opportuno ed efficacie invece di “arrotolarci” per anni su dibattiti frustranti se sia meglio il sistema dell'opt-in o quello dell' opt- out, stabilire che i dati personali, come altri diritti d’altronde, hanno un valore patrimoniale e quindi possono essere venduti dal titolare? Ciascuno di noi sceglierà il suo destino ma almeno saremo responsabili delle nostre scelte con un ritorno economico se e in quanto decidessimo di vendere le nostre abitudini di consumo a terzi. Oggi supponiamo di essere tutelati, di avere una nostra Privacy inviolabile. In realtà, probabilmente, siamo già da tempo registrati in un grande magazzino informatico che riceve, organizza, legge e analizza tutti i nostri comportamenti di consumo. E speriamo solo quelli.

Quarto punto: il vero tema è educativo.
Abbiamo fatto la Rete, ora dobbiamo fare gli internauti. Bisogna avviare, anche e soprattutto nelle scuole, una grande campagna di informazione sulla Rete, sulle sue possibilità e soprattutto sui suoi limiti. Mettendo il focus sui principi etici sottostanti e sul dato, distrattamente ignorato da molti, che la legge si applica anche nel web. Abbiamo deciso che si vive meglio con uno smartphone in tasca? Bene, dobbiamo assumerci le conseguenze di tale scelta, sia dal punto di vista comportamentale sia dal punto di vista della tutela contro le intrusioni nel nostro privato. La tecnologia è uno strumento non il suo contenuto. Marshall McLuhan diceva che sbaglia chi fa coincidere il messaggio con il mezzo. La Rete non è né buona né cattiva, dipende cosa ci faccio passare dentro. Certo, appare complesso regolamentare in maniera efficace una tecnologia che permette una tale velocità di trasmissione e diffusione dei dati worldwide. Ma con l'avvento del telefono non si dischiusero nuovi orizzonti con gli stessi tipi di problemi? Facciamoci un esame di coscienza e incominciamo a mettere in fila le priorità vere, quelle che costituiscono il nostro percorso ideale per una convivenza pacifica e virtuosa con gli altri nostri simili. Chiarito tale aspetto capiremo che ogni scelta si porterà dietro qualche rischio/disvalore. La comodità di una carta credito o di uno smartphone in tasca si porta dietro il rischio della tracciabilità dei nostri comportamenti di consumo. Bene, ma chi se ne importa se, ad esempio me li pagassero, o, ancora, se ciò migliorasse la qualità delle mie scelte di acquisto?

Consulta L'AVVOCATO DEL GIORNO Riccardo Rossotto, senior partner di R&P Legal

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