LITIGATION PR

Giustizia e comunicazione: inconciliabili?

| 19 Giugno 2012

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Come armonizzare le esigenze legali con quelle della comunicazione utilizzando le litigation pr

Inconciliabili? Giustizia e comunicazione – o per meglio dire, amministrazione della Giustizia e gestione della Comunicazione – sono “universi” sempre più spesso in relazione e le litigation pr sono la pratica professionale che riguarda la gestione della comunicazione nel corso delle controversie legali. Ma la relazione tra giustizia e comunicazione non è sempre facile nè felice.


Come ha ben sottolineato Stéphane Fouks (Vice Presidente Havas, CoPresidente Esecutivo Euro RSCG WW) nel corso del Convegno Dispute legali, crisi e comunicazione (
cfr. l'articolo 'Dispute legali e comunicazione: clicca qui), “giustizia” e “comunicazione” appaiono in antitesi per quanto riguarda tempi, approcci e spazi. È possibile armonizzare le esigenze legali con quelle della comunicazione o sono irrimediabilmente inconciliabili? Di seguito riprendiamo e approfondiamo la suggestiva provocazione di Stéphane Fouks.

Questione di “tempi di reazione”. I “tempi” della giustizia sono notoriamente “lenti” (secondo i dati 2011 della Direzione Generale di Statistica, tra disfunzioni del sistema e norme processuali che consentono l’allungamento del processo, la durata media di una causa al Tribunale Ordinario è di oltre 450 giorni per il civile e quasi 400 per il penale) e nessuna riforma della giustizia potrà mai accelerarli così tanto da renderli competitivi con quelli della comunicazione che, invece, è fatta di “real time” e “ultim’ora”. Il processo mediatico, che spesso si celebra parallelamente a quello della aule di Tribunale, è “immediato” e non conosce appello. Può quindi capitare – e i casi sono ormai già numerosi – che una parte, giudicata e condannata dai media, venga successivamente assolta dal Tribunale. Per quanto riguarda la reputazione, è come curare un paziente quando ormai è morto!

Per questo, una corretta gestione delle relazioni pubbliche nelle litigation, richiede di mettere in campo tutta una serie di accorgimenti e di azioni che riguardano la sfera extra-processuale per difendere la reputazione della parte e contrastare, durante il processo, la cosiddetta “macchina del fango”. Successivamente, a processo concluso, le litigation pr sapranno trovare il modo per far emergere tutte le evidenze che il giudizio finale ha potuto chiarire a favore della parte (dalla assoluzione alle attenuanti) anche a fronte di un possibile disinteresse dei media.


Ragione ed emozioni. Giudici e avvocati svolgono un’attività intellettuale fatta di conoscenza e razionalità. L’approccio della giustizia ai fatti è razionale, positivo, fatto di evidenze e certezze in grado di condurre ad emettere un giudizio “oltre ogni ragionevole dubbio”. Anche il giornalista e il comunicatore svolgono un’attività intellettuale, ma la comunicazione porta in primo piano gli elementi emozionali di una vicenda ed enfatizza i dettagli a volte meno rilevanti ma sicuramente di maggior impatto. Di fronte ad un incidente, per esempio, i giudici incaricano un perito per comprenderne le cause e i giornalisti intervistano un familiare, in lacrime, della vittima.

Di fronte a due modalità così diverse di interpretare e raccontare lo stesso evento è fondamentale l’intervento delle litigation pr. Legali e comunicatori devono poter condividere un percorso strategico comune da applicare e gestire nelle rispettive “aule” (il tribunale per gli avvocati, l’arena pubblica per i comunicatori) con linguaggi differenti (in modo che la strategia di comunicazione sia coerente e supporti la strategia legale ma che i messaggi trasmessi ai media siano coerenti con il linguaggio mediatico).


Territori di competenza. Una terza antinomia che divide giustizia e comunicazione è quella relativa alla “territorialità”.

La competenza dei giudici è definita in base a precisi confini geografici stabili dal Codice. La comunicazione è invece globale e, soprattutto con l’avvento del web, distanze e confini sono stati annullati. All’informazione globale si può applicare la famosa metafora della farfalla che con un semplice battito d’ali può provocare un uragano da un’altra parte del mondo.

Come ogni uomo e donna di questo tempo, giudici e avvocati vivono nel villaggio globale idealmente prefigurato da McLuhan fin dagli anni Sessanta. L’assenza di perimetri nel flusso della comunicazione è un rischio (la fuga di notizie, ad esempio, incombe su ogni procedimento giudiziario ed è difficilmente controllabile) ma è anche un’opportunità (ad esempio, si possono far giungere ai destinatari dei messaggi bypassando gli interessi locali che a volte creano una vera e propria censura alle informazioni). Le litigation pr, triangolando virtuosamente tra interessi della parte, strategia legale ed esigenze della comunicazione, svolgono quindi un ruolo fondamentale nella gestione di un evento che si svolge su “territori” differenti.


La comunicazione ineluttabile. Come teorizzava Paul Vatzlavik della Scuola di Palo Alto: “Non si può non comunicare” e, anche nelle vicende giudiziarie, una buona gestione della comunicazione può fare la differenza. Infatti, pur con tutti i limiti di un sistema dell’informazione a volte selvaggio e non sempre al top della professionalità, la comunicazione si rivela essere una opportunità. Le litigation pr mettono a servizio dei legali che assistono una parte, tutta la professionalità dei comunicatori nel saper gestire il mondo dei media, spesso considerati semplicemente come nemici o facili alleati. In realtà i media sono, per definizione, degli “strumenti” che rispondono a precise regole (anche di mercato) e che chiedono di avere interlocutori e informazioni. Ed è questo il ruolo delle litigation pr.



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