Tariffe forensi

Tariffe forensi e applicazione retroattiva dei parametri. Questione di incostituzionalità o eccesso di potere?

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Il nuovo Regolamento per la liquidazione giudiziale dei compensi, contenuto nel Decreto del Ministero della Giustizia 20 luglio 2012, n. 140, pubblicato nella GU n. 195 del 22 agosto 2012 ed entrato in vigore il 23 agosto 2012, in virtù dell’art. 42 del D.M. medesimo, prevede, all’art. 41, che le disposizioni di nuovo conio si applichino “alle liquidazioni successive alla entrata in vigore” del DM stesso (quindi, dallo scorso 23.8.2012).

Con sentenza n. 17405 del 12 ottobre 2012, la Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha preso posizione sulla questione dell'applicazione dei parametri forensi elaborando il principio secondo cui “i nuovi parametri sono da applicare ogni qual volta la liquidazione giudiziale intervenga in un momento successivo alla data di entrata in vigore del predetto decreto e si riferisca al compenso spettante ad un professionista che, a quella data, non abbia ancora completato la propria prestazione professionale”.

Tale principio trae il proprio fondamento dal concetto di compenso professionale.Il compenso professionale non può essere considerato come un qualcosa di frazionabile ma attiene a un tutto unitario che “ha riguardo all’opera professionale complessivamente prestata”.
Di conseguenza se al momento di entrata in vigore dei parametri l’opera professionale non si è ancora esaurita onde evitare il frazionamento del compenso occorre applicare per l’intera prestazione la liquidazione sulla base dei parametri.

Ascoltiamo le parole delle Sezioni Unite sul punto.
'A norma dell’articolo 41 del dm 20 luglio 2012, n. 140, che ha dato attuazione alla prescrizione contenuta nell’articolo 9, secondo comma, del decreto legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito dalla legge 24 marzo 2012, n. 271, le disposizioni con cui detto decreto ha determinato i parametri ai quali devono esser commisurati i compensi dei professionisti, in luogo delle abrogate tariffe professionali, sono destinate a trovare applicazione quando, come nella specie, la liquidazione sia operata da un organo giurisdizionale in epoca successiva all’entrata in vigore del medesimo decreto. Detta disposizione, in particolare, deve essere letta nel senso che i nuovi parametri sono da applicare ogni qual volta la liquidazione giudiziale intervenga in un momento successivo alla data di entrata in vigore del predetto decreto e si riferisca al compenso spettante ad un professionista che, a quella data, non abbia ancora completato la propria prestazione professionale, ancorché tale prestazione abbia avuto inizio e si sia in parte svolta in epoca precedente, quando ancora erano in vigore le tariffe professionali abrogate…
Non potrebbe invece condividersi l’opinione di chi, con riferimento a prestazioni professionali (iniziatesi prima, ma) ancora in corso quando detto decreto è entrato in vigore ed il giudice deve procedere alla liquidazione del compenso, pretendesse di segmentare le medesime prestazioni nei singoli atti compiuti in causa dal difensore, oppure di distinguere tra loro le diverse fasi di tali prestazioni, per applicare in modo frazionatao in parte la precedente e d in parte la nuova regolazione. Osta ad una tale impostazione il rilievo secondo cui- …- il compenso evoca la nozione di un corrispettivo unitario, che ha riguardo all’opera professionale complessivamente prestata”

(Cassazione SS UU civili, 25 settembre-12 ottobre 2012 n° 17405).

Abrogazione tariffe forensi e parametri. Un po’ di storia.
Le competenze degli avvocati, prima dell’abrogazione delle tariffe forensi, erano fissate con decreto del Ministero della Giustizia, cd. tariffa professionale, periodicamente aggiornato, da ultimo con D.M. 8 aprile 2004, n. 127, in G.U. 18 maggio 2004, n. 115, Serie Ordinaria, acquisiti i pareri del Consiglio Nazionale Forense e del Consiglio di Stato.
La Tariffa si componeva, quanto ai giudizi civili, amministrativi, tributari ed equiparati, di due tabelle: tabella A e tabella B.
La tabella A afferente agli onorari, oscillanti da un minimo ad un massimo a seconda sia dell'Autorità Giudiziaria innanzi alla quale risultava incardinato il giudizio sia dello scaglione di valore del medesimo.
La tabella B afferente ai diritti, dovuti in misura fissa e calcolati esclusivamente secondo il valore della controversia.

Con D.L. 4 luglio 2006, n. 223 (noto come Decreto Bersani) vennero abrogati i minimi tariffari e il cliente era libero di negoziare la parcella con il professionista (introduzione del cosiddetto patto di quota lite prima assolutamente vietato) allo scopo di liberalizzare le modalità di determinazione dei compensi per le attività libero-professionali. L’intento di liberalizzare ha reso lecito per l’avvocato pattuire con il cliente un compenso correlato al risultato in misura percentuale al valore degli interessi oggetto del contenzioso. È però necessario che il patto con il cliente venga stipulato in forma scritta, che il compenso previsto risulti proporzionato all’attività svolta e in ogni caso, che questo patto non si configuri come una cessione dei diritti sui quali è sorta la contestazione.


L’art. 2, comma 2 bis del D.L. 4 luglio 2006, n. 233 (cd. 'Decreto Bersani'), definitivamente convertito dalla Legge n. 248 del 4 agosto 2006, ha modificato l’art. 2233, terzo comma, c.c. Prima della riforma, l’art. 2233, terzo comma, c.c. stabiliva che 'gli avvocati, i procuratori e i patrocinatori non possono, neppure per interposta persona, stipulare con i loro clienti alcun patto relativo ai beni che formano oggetto delle controversie affidate al loro patrocinio, sotto pena di nullità e dei danni'. Il terzo comma è oggi il seguente: «Sono nulli, se non redatti in forma scritta, i patti conclusi tra gli avvocati […] con i loro clienti che stabiliscano i compensi professionali».
Anche il Codice Deontologico del Consiglio Nazionale Forense segue di pari passo la trasformazione. Prima l’art. 45 sanciva il divieto del patto di quota lite prevedendo una responsabilità anche sotto il profilo disciplinare e stabiliva il divieto della “pattuizione diretta ad ottenere, a titolo di corrispettivo della prestazione professionale, una percentuale del bene controverso ovvero una percentuale rapportata al valore della lite”. Dopo il Decreto Bersani l’art. 45 cambia e ammette gli “accordi sulla definizione del compenso”che consenteno all'avvocato di “pattuire con il cliente compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti, fermo il divieto dell'articolo 1261 ce. e sempre che i compensi siano proporzionati all'attività svolta, fermo il principio disposto dall'art. 2233 del Codice civile”, così come risulta dalla Delibera del 12 giugno 2008, n. 15 del Consiglio Nazionale Forense.
La spinta dirompente verso la completa liberalizzazione della professione avviene con il cd. Decreto Salva Italia, ossia con l'art. 9, del D.L. 24 gennaio 2012, n. 1, abrogativo tout court del D.M. n. 127/04, nell'intento di innescare nei diversi ambiti professionali un circuito virtuoso di concorrenzialità per far ripartire l'economia italiana.
L'art. 9 cit., prima della legge di conversione, rubricato 'Disposizioni sulle professioni regolamentate', in specie, dedica alle tariffe professionali i primi 4 commi, del seguente tenore letterale: '1. Sono abrogate le tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico. 2. Ferma restando l'abrogazione di cui al comma 1, nel caso di liquidazione da parte di un organo giurisdizionale, il compenso del professionista è determinato con riferimento a parametri stabiliti con decreto del Ministro vigilante. Con decreto del Ministro della Giustizia di concerto con il Ministro dell'Economia e delle Finanze sono anche stabiliti i parametri per oneri e contribuzioni alle casse professionali e agli archivi precedentemente basati sulle tariffe. L'utilizzazione dei parametri nei contratti individuali tra professionisti e consumatori o microimprese dà luogo alla nullità della clausola relativa alla determinazione del compenso ai sensi dell'articolo 36 del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206. 3. Il compenso per le prestazioni professionali è pattuito al momento del conferimento dell'incarico professionale. Il professionista deve rendere noto al cliente il grado di complessità dell'incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell'incarico e deve altresì indicare i dati della polizza assicurativa per i danni provocati nell'esercizio dell'attività professionale. In ogni caso la misura del compenso, previamente resa nota al cliente anche in forma scritta se da questi richiesta, deve essere adeguata all'importanza dell'opera e va pattuita indicando per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi. L'inottemperanza di quanto disposto nel presente comma costituisce illecito disciplinare del professionista. 4. Sono abrogate le disposizioni vigenti che per la determinazione del compenso del professionista, rinviano alle tariffe di cui al comma 1. ... omissis'.

E così siamo arrivati ai giorni nostri in cui l’entrata in vigore immediata del D.L. n.1/2012 ha dato vita a non poca confusione (per quanto in questa sede di interesse e tralasciando tutte le altre questioni sospese) in merito all’eventualità di concordare un compenso con il cliente e in merito al momento in cui l’applicazione dei parametri prevale su quella delle tariffe.

Applicazione parametri. Gli interrogativi pratici.

Le questioni di maggiore dibattito hanno preso vita dai seguenti interrogativi:
• “se non sottoscrivo con il cliente la pattuizione del compenso cosa può succedere?”
• “quand’è che si applicano ancora le vecchie tariffe e quando si applicano i compensi?”.

“se non sottoscrivo con il cliente la pattuizione del compenso cosa può succedere?”
Nell’ipotesi in cui l’avvocato non provveda a sottoscrivere un accordo con il cliente circa la pattuizione del compenso può incorrere nel rischio di dover sottostare alla liquidazione stabilita dal giudice che avverrà sulla base dei parametri.
Poniamo il caso in cui non sia stato pattuito il compenso in forma scritta e il cliente a un certo stadio della pratica si rifiuti di pagare. Qui l’avvocato non può invocare le vecchie tariffe ormai abrogate né può invocare eventuali accordi verbali con il cliente. Dunque il compenso verrà stabilito dal giudice sulla scorta dei parametri individuati con d.m 20 luglio 2012, n. 140.

“quand’è che si applicano ancora le vecchie tariffe e quando si applicano i compensi?”
Le vecchie tariffe ormai abrogate trovano ancora applicazione per la determinazione del compenso nelle pratiche in cui la prestazione si sia esaurita prima dell’entrata in vigore dei parametri. Questa riviviscenza della norma trova fondamento sul fatto che si tratta di fonte di legge secondaria ad integrazione di altra fonte del diritto, ossia quegli “usi” cui l'art. 2233 c.c. fa riferimento per la remunerazione dell'opera professionale.
I parametri trovano applicazione per tutte le pratiche in cui la prestazione non si sia ancora esaurita al momento dell’entrata in vigore del d.m. 20 luglio 2012 n. 140.

Nonostante la buona volontà di esemplificare al massimo uno stato di estrema confusione, i dubbi rimangano.



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