SUCCESSIONI

Delazione di beni ereditari e prescrizione del diritto di accettare l’eredità

| 21 Gennaio 2013

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La seconda sezione della Suprema Corte di Cassazione, con pronuncia n. 264 del giorno 8 gennaio 2013, ha reso una pronuncia in materia successoria, affrontando la questione della delazione di beni ereditari e quella della prescrizione del diritto di accettare l’eredità.


In particolare, viene affermato che “L'accettazione dell'eredità è unica indipendentemente dal titolo della chiamata; il vigente ordinamento, infatti, non contempla due distinti ed autonomi diritti di accettazione dell'eredità, derivanti l'uno dalla devoluzione testamentaria e l'altro dalla legittima, ma prevede un unico diritto di accettazione che, se non viene fatto valere, si prescrive nel termine di dieci anni decorrente dal giorno dell'apertura della successione.”.

La citata pronuncia si fonda sul caso di una dichiarazione di morte presunta alla quale, dopo ventuno anni dall’apertura della successione, ha fatto seguito il rinvenimento di un testamento olografo del “de cuius”, con il quale quest’ultimo aveva regolato la propria successione.


I giudici rigettano ogni pretesa successoria in base al presupposto secondo cui il diritto di accettare l’eredità si è ormai prescritto: il termine di prescrizione decorre, si sensi dell’art. 480 cod.civ., dal giorno dell'apertura della successione, sia per la successione legittima, sia per quella testamentaria.


Il citato caso consente di analizzare le ipotesi di delazione successoria, la quale può essere regolata mediante testamento o legge, come prescritto nell’art. 457 cod. civ., che è del seguente tenore: “L’eredità si devolve per legge o per testamento.”.


La delazione, in particolare, consiste nell’offerta del patrimonio ereditario e, conseguentemente, nell’individuazione dei beneficiari mortis causa che possono essere determinati in forza di titoli diversi: legge, testamento, ovvero mediante entrambi i titoli (qualora vi siano i presupposti per la coesistenza delle predette chiamate).

Il primo caso è quello nel quale l’offerta del patrimonio ereditario viene attuata secondo le norme della successione legittima, di cui all’art. 565 e seguenti del codice civile: essa opera qualora manchi, in tutto o in parte, la delazione testamentaria.

Secondo le citate disposizioni, vengono determinati, da un lato, i soggetti chiamati all’eredità, in virtù dello status parentale esistente con il de cuius, da un altro lato, le relative quote di diritto a ciascuno spettanti in caso di concorso di più soggetti.

La disposizione testamentaria, tuttavia, come anticipato, può deviare la direzione dell’offerta del patrimonio ereditario che si attuerebbe in forza di legge.

Se esiste un testamento, che potrà avere una delle forme tipiche del testamento olografo, speciale, pubblico, ovvero di testamento speciale o testamento internazionale (se ed in quanto in presenza dei presupposti di legge), sarà questo documento ad individuare i beneficiari mortis causa.

Il testatore, a tal proposito, potrà disporre delle proprie sostanze per il tempo in cui avrà cessato di vivere come crede, il tutto nel rispetto delle norme sulla successione c.d. necessaria (o dei legittimari) di cui all’art. 536 e seguenti cod. civ.

La disciplina dei legittimari, in particolare, prevede una serie di norme volte a garantire e tutelare determinati soggetti: il coniuge, i figli legittimi, i figli naturali, gli ascendenti legittimi, riservando loro una quota di eredità, alla quale questi hanno diritto in virtù del legame familiare esistente con il de cuius.

Qualora il diritto successorio loro spettante venga leso, questi poi sono titolari di un’azione di accertamento costitutivo, c.d. azione di riduzione, idonea a ridurre le disposizioni lesive di legittima e a reintegrare la stessa secondo le quote di diritto determinate dalla legge.

L’offerta del patrimonio ereditario potrà poi avvenire, in parte in forza di legge ed in parte in forza di testamento: è il caso nel quale il testatore ha disposto solo parzialmente delle proprie sostanze mediante testamento e, in assenza di precisa indicazione testamentaria che regoli la delazione della parte di patrimonio non indicata nel testamento, escludendo così l’operatività della vis attrattiva dei beni sopravvenuti o per quelli non contemplati, si apre la successione legittima.

Nel caso prospettato, i titoli della delazione sono due: testamento e legge ma, come precisato dalla sentenza resa dalla Cassazione, la delazione rimane unica.

Tale ipotesi di ammissibilità di coesistenza di due delazioni (legittima e testamentaria) si evince dal secondo comma dell’art. 457 cod.civ. secondo cui “Non si fa luogo alla successione legittima se non quando manca, in tutto o in parte, quella testamentaria.”.

Altresì, a completamento della fattispecie citata, occorre menzionare la previsione dell’art. 520 cod.civ. che prevede, tra l’altro, che “è nulla la rinunzia fatta” …….”solo per parte”.

Non sarebbe pertanto possibile rinunciare alla delazione del patrimonio ereditario attuata in forza di legge e non alla parte offerta per testamento (o viceversa); la sentenza in commento sottolinea pertanto il principio dell’unicità dell’offerta del patrimonio ereditario.

I giudici analizzano poi un altro aspetto, ovvero, quello della prescrizione del diritto di accettare l’eredità.

E’ noto che il concetto di prescrizione ha valenza temporale e, precisamente, attiene a quel fenomeno che produce l'estinzione di un diritto soggettivo a causa del mancato esercizio dello stesso da parte del titolare del diritto stesso.

Al diritto di accettare l’eredità, in particolare, si applica il termine decennale individuato nell’art. 2946 cod.civ. per la prescrizione ordinaria.

I giudici affermano quindi che, essendo decorsi dieci anni dall’apertura della successione, il diritto potestativo di accettare l’eredità relitta non può essere più esercitato essendosi prescritto il relativo diritto.

A completamento della fattispecie, si può citare un’altra pronuncia resa dalla Cassazione, sempre in materia successoria, ma relativa al decorso del termine di prescrizione per l’esercizio dell’azione di riduzione e, precisamente, la sentenza delle Sezioni Unite del 25 ottobre 2004, n. 20644, la quale individua il termine a decorrere dal quale si prescrive l'azione di riduzione, nel caso di disposizioni testamentarie che ledono il diritto di legittima, nella data di accettazione dell'eredità.

Secondo i giudici, detto termine non decorre dal giorno di apertura della successione e nemmeno dal giorno di pubblicazione del testamento, ma “alla pubblicazione del testamento può essere ricollegata, ai sensi dell’art. 475 c.c., l’accettazione dell’eredità (e, correlativamente, la decorrenza del termine di prescrizione per l’esperimento dell’azione di riduzione) solo ove il chiamato assuma espressamente nel relativo verbale la qualità di erede”, oppure “il chiamato abbia compiuto in precedenza atti idonei a comportare l’accettazione dell’eredità”.

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