CONDOMINIO

Uso delle parti comuni, l'antenna centralizzata

| 14 Giugno 2012

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L'antenna centralizzata per la ricezione dei canali televisivi, pur essendo cosa comune ai sensi dell'art. 1117, n. 3), c.c., non costituisce 'ex se' bene comune, se non in quanto idonea a soddisfare l'interesse dei condomini a fruire del relativo servizio condominiale, conseguentemente secondo di Cassazione la volontà collettiva, regolarmente espressa in assemblea, volta ad escludere siffatto uso, non si pone come contraria al diritto dei singoli condomini sul bene comune, in quanto quest'ultimo è tale finché assolva, a beneficio di tutti i partecipanti, la sua funzione, e questa, a sua volta, rientra nella signoria dell'assemblea, la quale, come può attuarla istituendo il relativo servizio comune, così può sopprimerla con l'unico limite di non incidere sulle proprietà esclusive, cioè sulle parti dell'impianto di proprietà individuale ( Cassazione civile, sez. II, 11 gennaio 2012, n.144 )

Nei poteri dell'assemblea rientra quello di disciplinare beni e servizi comuni, al fine della migliore e più razionale utilizzazione, anche quando la sistemazione più funzionale del servizio comporta la dismissione o il trasferimento dei beni comuni. L'assemblea con deliberazione a maggioranza ha, quindi, il potere di modificare, sostituire o eventualmente sopprimere un servizio anche laddove esso sia istituito e disciplinato dal regolamento condominiale se rimane nei limiti della disciplina delle modalità di svolgimento e, quindi, non incida sui diritti dei singoli condomini.

Sulla base di tali assunti i giudici di legittimità hanno ritenuto legittima la delibera dell'assemblea condominiale che a maggioranza stabilisca la rimozione dell'antenna centralizzata per la ricezione dei canali televisivi.

Nel caso deciso dalla sentenza della Corte di Cassazione n.144/2012 un condomino aveva agito in giudizio contro il condominio chiedendone la condanna al ripristino di un’antenna centralizzata, esistente sin dal 1970. Il giudice di prime cura aveva rigettato la domanda attrice in considerazione del fatto che l’attore, approvando la delibera dell’assemblea condominiale che aveva deciso di non istallare tale antenna, aveva accettato che il relativo servizio comune non fosse ripristinato. Il tribunale innanzi al quale il condomino aveva impugnato la decisione di primo grado rigettava l’appello rilevando che l'assemblea condominiale, conformemente ai propri poteri, provvedendo sull'ordine del giorno che prevedeva 'installazione o eventuale adeguamento antenna centralizzata' aveva deliberato in senso negativo, con statuizione efficace e vincolante, ai sensi dell'articolo 1137 c.c., nei confronti dei condomini. Avverso al sentenza di secondo grado il condomino proponeva ricorso per cassazione.


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La Corte di Cassazione nel respingere il ricorso ha precisato che:

a) in materia di condominio negli edifici, sono (fra le altre cose) comuni, le opere, le installazioni e i manufatti di qualunque genere che servono all'uso e al godimento comune, come tutte le altre cose che l'articolo 1117 c.c., n. 3, enumera, con elencazione non tassativa. A quest'ultima categoria vanno ricondotte le antenne c.d. centralizzate (cioè destinate a servire tutte o almeno più unità immobiliari di proprietà esclusiva), le quali, non di meno, per loro stessa natura non sono fruibili in maniera personale e diretta da ciascun condomino, ma richiedono un'attività d'impianto e di gestione comune (comprendente la successiva manutenzione), che e' compito dell'assemblea deliberare istituendo il relativo servizio.

b) le attribuzioni dell'assemblea di condominio riguardano l'intera gestione delle cose, dei servizi e degli impianti comuni, che avviene in modo dinamico e che non potrebbe essere soddisfatta dal modello della autonomia negoziale, in quanto la volontà contraria di un solo partecipante sarebbe sufficiente ad impedire ogni decisione. Rientra, dunque, nei poteri dell'assemblea quello di disciplinare beni e servizi comuni, al fine della migliore e più razionale utilizzazione, anche quando la sistemazione più funzionale del servizio comporta la dismissione o il trasferimento dei beni comuni. L'assemblea con deliberazione a maggioranza ha, quindi, il potere di modificare sostituire o eventualmente sopprimere un servizio anche laddove esso sia istituito e disciplinato dal regolamento condominiale se rimane nei limiti della disciplina delle modalità di svolgimento e quindi non incida sui diritti dei singoli condomini;

c) l'antenna centralizzata per la ricezione di canali televisivi pur essendo cosa comune ai sensi dell'articolo 1117 c.c., n. 3, non costituisce ex se bene comune, se non in quanto idonea a soddisfare l'interesse dei condomini a fruire del relativo servizio condominiale. La volontà collettiva, regolarmente espressa in assemblea, volta ad escludere siffatto uso, non si pone, pertanto, come contraria al diritto dei singoli condomini sul bene comune, perché quest'ultimo e' tale finchè assolva, a beneficio di tutti i partecipanti, la sua funzione; e questa, a sua volta, rientra nella signoria dell'assemblea, la quale come può attuarla istituendo il relativo servizio comune, così può sopprimerla con l'unico limite di non incidere sulle proprietà esclusive, cioè sulle parti dell'impianto di proprietà individuale.


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Nel caso specifico, secondo il ragionamento seguito dalla Suprema Corte, non si tratta di impedire il godimento individuale di un bene comune, ma di non dar luogo ad un servizio la cui attivazione o prosecuzione non può essere imposta dal singolo partecipante per il solo fatto di essere comproprietario delle cose che ne costituiscono l'impianto materiale.

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