MANOVRA SALVA ITALIA

La conversione in legge della manovra "Salva Italia"

Dl 6 dicembre 2011 n. 201 convertito, con modificazione, dalla legge 22 dicembre 2011 n. 214

La manovra “Salva Italia” esce dalle aule parlamentari modificata in più punti. Sono state le commissioni Bilancio e Finanze della Camera a imporre, in sede di conversione, cambiamenti significativi al decreto legge n. 201 del 6 dicembre. L’aula di Montecitorio, prima, e quella di Palazzo Madama, subito dopo, ne hanno ratificato l’operato senza colpo ferire dopo il voto di fiducia richiesto dal Governo. Ma il Parlamento ci ha messo il cappello non la faccia. La responsabilità dell’operazione è stata interamente addossata sulle spalle del neonato Governo che, imbrigliato da veti e contro veti, non è riuscito a dare, come avrebbe voluto, una scossa incisiva al sistema, specialmente in materia di liberalizzazioni dove è stato costretto a fare una momentanea (almeno si spera) marcia indietro.

La fisionomia originaria della manovra tracciata dal decreto legge n. 201 rimane sostanzialmente intatta nella legge di conversione. Così come non cambia la portata finanziaria del provvedimento, pari complessivamente a 30 miliardi: 20 miliardi di correzione dei conti per garantire il pareggio del bilancio e 10 miliardi destinati alla crescita. Non muta neanche l’impianto complessivo del testo normativo, con i quattro titoli già contenuti nel decreto e trasfusi nella legge di conversione, dove si rinvengono misure mirate allo sviluppo e all’equità (Titolo I), al rafforzamento del sistema finanziario nazionale e internazionale (Titolo II), al consolidamento dei conti pubblici (Titolo III) e alla promozione e alla tutela della concorrenza (Titolo IV).

Aumentano invece gli articoli, che da 50 passano a 58, e cresce il numero dei commi nell’ambito di molti articoli. Non poche norme risultano cambiate per effetto dei 101 emendamenti e sub-emendamenti introdotti dalle commissioni Bilancio e Finanze della Camera.

Da questo miscuglio di disposizioni, non sempre bene assortite, fuoriesce una manovra timida in materia di liberalizzazioni e di sviluppo, ma dura per quel che riguarda pensioni e prelievo fiscale. Forte con i deboli e debole con i forti, verrebbe da dire. Alquanto pesante da mandar giù, soprattutto per i ceti medio bassi. Forse è peggiore di quanto ci si attendesse, ma per certi versi è migliore di come viene raccontata. Deludente rispetto alle aspettative, ma meno indigesta di quanto appare a prima vista. Lascia tuttavia l’amaro in bocca un po’ a tutti, a cominciare dalla maggioranza che l’ha approvata e dal Governo che l’ha in parte subita. È lo stesso Governo che oggi promette di ritornarci su in maniera più incisiva: sia attraverso il cosiddetto “Milleproroghe”, sia attraverso un provvedimento destinato alla crescita da mettere in campo agli inizi del 2012.

La manovra nel suo complesso è stata il frutto di una mediazione estenuante tra opposti interessi, giocata per prudenza al ribasso su temi cruciali che in questa fase non si sono potuti affrontare in maniera decisiva. Temi che il Governo si è ripromesso di rilanciare nel momento stesso in cui ha dovuto accettare suo malgrado i veti impostigli dalle lobby.

Come dicevamo all’inizio, non sono poche le novità apportate dalla legge di conversione al decreto legge n. 201: alcune sono riconducibili agli articoli che non erano presenti nel testo originario del decreto e che sono stati aggiunti in sede di conversione; altre riguardano, invece, i numerosi commi che sono stati introdotti negli originari cinquanta articoli del decreto.

Ma prima di mostrare le principali modifiche, riteniamo doveroso ricordare che quella di cui stiamo parlando è la terza manovra di aggiustamento dei conti pubblici varata nel corso del 2011, dopo quella di luglio (decreto legge n. 98 del 6 luglio) e di agosto (decreto legge n. 138 del 13 agosto). A questo punto si spera che questi ulteriori interventi correttivi, il cui impatto inciderà pesantemente su uno scenario macroeconomico già profondamente provato dalla crisi, contribuiscano ad assicurare al sistema una maggiore stabilità finanziaria e a far scendere i rendimenti sui nostri titoli di Stato.

Gli articoli aggiunti al decreto legge n. 201 dalla legge di conversione

Tra le principali integrazioni apportate in sede di conversione, vanno segnalati innanzitutto gli otto articoli aggiunti: 6-bis, 11-bis, 14-bis, 23-bis, 23-ter, 29-bis, 36-bis, 44-bis.

Il primo di essi, il 6-bis, inserito alla fine del titolo I, disciplina la remunerazione spettante a banche e intermediari finanziari in rapporto agli affidamenti e agli sconfinamenti della clientela per determinate tipologie di contratto.

Particolare importanza riveste l’articolo 11-bis che è incluso nelle misure per l’emersione della base imponibile e per la trasparenza fiscale di cui al capo I del titolo III e prescrive l’applicazione della procedura telematica (attualmente in uso nelle indagini finanziarie a fini tributari) anche alle richieste ed alle notifiche a banche ed intermediari finanziari, nonché alle relative risposte.

Nelle disposizioni in materia di maggiori entrate del successivo capo II troviamo l’articolo 14-bis che modifica le disposizioni in materia di riscossione delle entrate dei Comuni recate dall’articolo 7, comma 2, del decreto legge n. 70 del 2011 al fine di unificare le procedure e i poteri attribuiti agli organi di riscossione delle entrate comunali.

Al capo III (Riduzioni di spesa. Costi degli apparati) sono stati aggiunti due articoli: il 23-bis e il 23-ter. L’articolo 23-bis contiene norme in materia di compensi per gli amministratori che rivestono particolari cariche nelle società partecipate dal ministero dell’Economia e Finanze. L’articolo 23-ter affida a un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri il compito di definire, nel rispetto di parametri massimi prestabiliti, il trattamento economico di chiunque riceva emolumenti o retribuzioni dalle pubbliche amministrazioni.

Nelle “Ulteriori riduzioni di spese” di cui al capo VII, è stato aggiunto l’articolo 29-bis che modifica parzialmente l’articolo 68, comma 1, del decreto legislativo n. 82 del 2005 (Codice dell’amministrazione digitale) per consentire alla pubblica amministrazione l’utilizzo di programmi informatici appartenenti alla categoria del software libero o di programmi a codice sorgente aperto (cosiddetti “open source”).

In materia di concorrenza di cui al capo II del titolo IV è stato inserito l’articolo 36-bis che qualifica come pratica commerciale scorretta il comportamento di banche, istituti di credito e intermediari finanziari che, per la stipula di un contratto di mutuo, obbligano i clienti a sottoscrivere una polizza assicurativa erogata dal medesimo soggetto col quale il mutuo è stipulato.

Nelle “Misure per lo sviluppo infrastrutturale” di cui al capo IV è stato inserito l’articolo 44-bis che disciplina l’istituzione di un elenco-anagrafe delle opere pubbliche incompiute. Tale elenco dovrà essere predisposto sulla base di criteri di adattabilità delle opere stesse e dovrà indicare le ulteriori possibili destinazioni di ogni singola opera ai fini del loro riutilizzo.

Le modifiche apportate dalla legge di conversione ai cinquanta articoli originari del decreto legge n. 201

Tra le modifiche introdotte ai cinquanta articoli originari del decreto n. 201 ci limitiamo a evidenziarne alcune che rivestono particolare rilevanza.

Per quanto attiene all’imposta comunale sugli immobili, si segnala, con riferimento alla prima casa, la franchigia di 200 euro e la deduzione di 50 euro a figlio fino a 26 anni, fino a un massimo di 400 euro: complessivamente, quindi, la franchigia potrà arrivare fino a 600 euro. Sempre per quel che riguarda l’Imu, sono previste rivalutazioni più alte per gli immobili occupati da banche e assicurazioni. La norma introduce, infatti, un moltiplicatore dell'80 per cento per i fabbricati classificati nella categoria catastale D/5 da applicare alla rendita catastale ai fini della determinazione del valore dei fabbricati.

Vengono tassati dello 0,76% anche gli immobili detenuti all'estero «a qualsiasi uso destinati, delle persone fisiche residenti nel territorio dello Stato». L'imposta «è dovuta proporzionalmente alla quota di possesso e ai mesi dell'anno nei quali si è protratto il possesso». La tassa dello 0,76% sul valore degli immobili «è costituito dal costo risultante dall'atto di acquisto o dai contratti e, in mancanza, secondo il valore di mercato rilevabile nel luogo in cui è computato l'immobile».

Viene eliminata l'imposta di bollo per i conti correnti con giacenza media annua inferiore a 5.000 euro. L’imposta di bollo rimane a 34,20 euro per i conti correnti con giacenza superiore a 5.000 euro detenuti da persone fisiche. Per le imprese e persone giuridiche, invece, il bollo sale da 73,8 a 100 euro, con un rincaro quindi di 26,2 euro.

Il tetto per i pagamenti in contanti della pubblica amministrazione (incluse le pensioni) è fissato in 1.000 euro. Vengono prorogati i termini per beneficiare della rateazione dei debiti tributari. Chi decide di pagare le tasse a rate non avrà più l'obbligo di fideiussione.

L'Agenzia italiana del farmaco dovrà individuare, entro quattro mesi, l'elenco dei farmaci di fascia C (privi di ricetta) che potranno essere venduti anche dalle parafarmacie e dalla grande distribuzione.

Dalle liberalizzazioni resta fuori la categoria dei tassisti, che sarà regolamentata con specifiche norme sul settore dei trasporti.

Le pensioni saranno rivalutate fino a 1.400 euro per il 2012 e il 2013. Il contributo di solidarietà per le pensioni d'oro sale dal 10% al 15%. Si allenta la penalizzazione per chi lascia il lavoro prima dei 62 anni, con una riduzione dell'assegno che scende dal 2% all'1%. Per ogni anno di anticipo ulteriore ai due anni la decurtazione è del 2%. I lavoratori con un'anzianità contributiva di almeno 35 anni al 31 dicembre 2012 possono andare in pensione anticipata a 64 anni. Mentre le donne potranno andare in pensione di vecchiaia a 64 anni se al 31 dicembre 2012 avranno almeno 20 anni di contributi e 60 anni d'età. Per i lavoratori autonomi i contributi pensionistici salgono di 1,3 punti percentuali per il prossimo anno, gli anni successivi di 0,45 punti, fino ad arrivare al 24%.

Diventa fissa la tassa sui capitali scudati. È prevista un'imposta di bollo speciale del 10 per mille nel 2012, che sale al 13,5 per mille l'anno successivo. A partire dal 2014 è prevista una quota fissa del 4 per mille. Inoltre le attività che sono state prelevate dal rapporto di deposito saranno soggette a un'imposta del 10 per mille.

Per quanto attiene all’imposta sulle attività finanziarie detenute all'estero da persone fisiche residenti in Italia, essa è dello 0,1 per cento annuo del valore delle attività finanziarie per il biennio 2011-2012 e dello 0,15% a partire dal 2013. Dall'imposta si deduce, fino a concorrenza del suo ammontare, un credito d'imposta pari all'ammontare dell'eventuale imposta patrimoniale pagata nello Stato in cui sono detenuti i prodotti e gli strumenti finanziari.

Infine, ai lettori di riferimento della rivista si segnalano in maniera più puntuale le disposizioni riportate nella scheda, riguardanti le categorie professionali degli avvocati e dei magistrati.

AVVOCATI

Ambito di intervento normativo

Disposizione

Contenuto

Costo del lavoro

Articolo 2, comma 2

È integralmente deducibile ai fini delle imposte dirette (IRES e IRPEF), a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2012, la quota di IRAP imponibile delle spese per il personale dipendente e assimilato, al netto delle deduzioni già spettanti per legge.

Fisco

Articolo 10, commi 1-13

Sono riconosciuti benefici fiscali nei confronti di artisti, professionisti, persone fisiche e società di persone esercenti attività imprenditoriali, a condizione che essi adempiano a una serie di obblighi di trasparenza.

Viene modificata la disciplina relativa ai limiti dell’attività di accertamento dell’Amministrazione finanziaria nei confronti dei soggetti “congrui” agli studi di settore.

Emolumenti

Articolo 23-ter

Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge 201/2011, è definito il trattamento economico annuo onnicomprensivo di chiunque riceva a carico delle finanze pubbliche emolumenti o retribuzioni nell'ambito di rapporti di lavoro dipendente o autonomo con pubbliche amministrazioni statali, di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, ivi incluso il personale in regime di diritto pubblico di cui all'articolo 3 del medesimo decreto legislativo (tra i quali figurano magistrati ordinari, amministrativi e contabili, avvocati e procuratori dello Stato), stabilendo come parametro massimo di riferimento il trattamento economico del primo presidente della Corte di Cassazione. Ai fini dell'applicazione della presente disciplina, devono essere computate in modo cumulativo le somme comunque erogate all'interessato a carico del medesimo o di più organismi, anche nel caso di pluralità di incarichi conferiti da uno stesso organismo nel corso dell'anno.

Previdenza forense

Articolo 24, comma 24

È disposta l’adozione entro e non oltre il 31 marzo 2012, ai fini dell’equilibrio finanziario delle gestioni degli enti previdenziali di diritto privato dei professionisti, di misure volte ad assicurare l’equilibrio tra entrate contributive e spesa per prestazioni pensionistiche secondo bilanci tecnici riferiti ad un arco temporale di 50 anni, sottoposte all’approvazione dei Ministeri vigilanti, con specifiche sanzioni in assenza di tali provvedimenti.

Ordini

Articolo 33

L’articolo 33 sostituisce il comma 2 dell’articolo 10 della legge di stabilità n. 183 del 2011, che dispone l’abrogazione di tutte le norme vigenti sugli ordinamenti professionali a decorrere dall’entrata in vigore del regolamento di delegificazione, con una nuova disposizione in base alla quale, a decorrere dall’entrata in vigore del regolamento, le norme abrogate saranno solo le norme sugli ordinamenti professionali in contrasto con i principi cui deve attenersi il regolamento stesso. Queste norme saranno comunque abrogate, anche in caso di mancata emanazione del regolamento, alla data del 13 agosto 2012 che è il termine previsto per l’emanazione del regolamento.

MAGISTRATI

Ambito di intervento normativo

Disposizione

Contenuto

Emolumenti

Articolo 23-ter

Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge 201/2011, è definito il trattamento economico annuo onnicomprensivo di chiunque riceva a carico delle finanze pubbliche emolumenti o retribuzioni nell'ambito di rapporti di lavoro dipendente o autonomo con pubbliche amministrazioni statali, di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, ivi incluso il personale in regime di diritto pubblico di cui all'articolo 3 del medesimo decreto legislativo (tra i quali figurano magistrati ordinari, amministrativi e contabili, avvocati e procuratori dello Stato), stabilendo come parametro massimo di riferimento il trattamento economico del primo presidente della Corte di Cassazione. Ai fini dell'applicazione della presente disciplina, devono essere computate in modo cumulativo le somme comunque erogate all'interessato a carico del medesimo o di più organismi, anche nel caso di pluralità di incarichi conferiti da uno stesso organismo nel corso dell'anno.

Previdenza

Articolo 24, comma 31-bis

Viene incrementato il contributo di perequazione sui trattamenti pensionistici più elevati, previsto dall’articolo 18, comma 22-bis del decreto legge n. 98 del 2011, fissandolo al 15% per la parte eccedente i 200.000 euro. Il contributo di solidarietà viene pertanto rideterminato nel modo seguente:

· 5% per gli importi da 90.000 a 150.000 euro;

· 10% per gli importi da 150.000 a 200.000 euro;

· 15% per gli importi oltre i 200.000 euro.