DANNI DA COSE IN CUSTODIA

Cade sul marciapiede dissestato, il comune risarcisce e si rivale sulla società di manutenzione

| 15 Gennaio 2013

Tribunale di Roma - Sentenza 26 novembre 2012 n. 22887

Ha diritto al risarcimento del danno biologico e morale chi cade per la strada a causa di un difetto nel manto del marciapiede. A rispondere è il Comune in quanto responsabile della custodia delle strade ma qualora vi sia un contratto di manutenzione e sorveglianza con una società esterna, il municipio potrà rivalersi su di essa. Lo ha stabilito la XII sezione del tribunale di Roma con la sentenza 22887/2012, che ha anche liquidato le spese all’avvocato vincitore sulla base dei nuovi parametri ministeriali dal momento che l’attività difensiva, pur iniziata prima dell’abrogazione delle vecchie tariffe, si è chiusa pochi giorni dopo l’entrata in vigore delle nuove norme.


La dinamica
Il caso è quello di una signora di sessantasei anni che mentre passeggiava per una strada di Roma in un pomeriggio di dicembre era inciampata a causa della presenza di una radice d’albero che fuoriusciva dal marciapiede procurandosi delle lesioni. La circostanza è poi risultata provata, osserva il tribunale, oltreché dalla testimonianza del marito della figlia anche dal successivo verbale dei vigili che aveva accertato lo stato dei luoghi. L’area inoltre non era ben illuminata a causa delle folte chiome degli alberi che ostruivano la luce del lampione.


L’orientamento della Cassazione
L’estensione delle strade non è più considerata dalla giurisprudenza un fattore che può portare all’esclusione della responsabilità del custode che invece va sempre valutata caso per caso. Secondo la Cassazione (9456/2010), infatti, “la presunzione di responsabilità per danni da cose in custodia, prevista dall’articolo 2051 del Cc, si applica per i danni subiti dagli utenti demaniali, tra i quali le strade tutte le volte in cui sia possibile, da parte dell’ente proprietario o che abbia la disponibilità o il godimento della res, la custodia intesa come potere di fatto o signoria sul bene medesimo”.

La “esigibilità della custodia” dunque dipenderà dalla natura e dalle caratteristiche del bene, perciò nel caso delle strade dalla loro estensione, dimensione, dai sistemi di assistenza e sicurezza, dalle segnalazioni di pericolo ecc. Al contrario, prosegue la sentenza, “la responsabilità resta esclusa in presenza di caso fortuito, la cui prova grava sull’ente, per effetto della presunzione iuris tantum”. E ancora non scatta quando l’utente danneggiato abbia tenuto un comportamento colposo tale da interrompere il nesso eziologico tra la causa del danno e il danno stesso.


Il concorso di colpa
In questo caso siccome la radice che fuoriusciva dal marciapiede era piuttosto grossa determinando un dosso di 10-20 cm, il giudice ha ravvisato un concorso di colpa al 50% con il danneggiato che “avrebbe potuto evitare l’evento prestando maggiore attenzione alle condizioni dell’asfalto”.


La liquidazione del danno
Così, valutata una incapacità temporanea assoluta di 30 giorni ed una relativa (50%) di 15, oltre che postumi permanenti valutabili nel 4% di invalidità, in base alle tabelle in uso presso il tribunale capitolino sono statiliquidati 3.873 euro per il periodo di riposo e 4256 per l’invalidità permanente, e 1.000 euro, a seguito di “adeguata personalizzazione”, per il danno non patrimoniale: in totale dunque 9.129 euro che ridotti del 50% per il concorso di colpa fanno 4.564 euro.


La manleva della società di gestione
Il comune di Roma costituendosi aveva chiamato in giudizio la Srl che si occupava della manutenzione che invece aveva negato ogni addebito in quanto il contratto aveva ad oggetto unicamente la manutenzione ordinaria e la sorveglianza “e non anche gli interventi sugli alberi ivi presenti”.Una giustificazione che non è stata accolta dal tribunale secondo cui l’obbligo di sorveglianza avrebbe comunque imposto alla ditta di transennare il marciapiede ed informare il comune. Del resto lo stesso contratto di appalto prevedeva di manlevare il comune rispetto a qualsiasi pretesa di terzi “in relazione alle strutture di cui ha la manutenzione”.


Le spese legali
Quanto alla liquidazione delle spese, le attività dell’avvocato di parte vittoriosa erano terminate alcuni giorni dopo il 23 luglio, data di entrata in vigore del Dm 140/2012 che abroga le vecchie tariffe forensi, per cui si è proceduto, in primis, determinando il valore della causa in base alla somma attribuita per il risarcimento del danno, e quindi liquidando per ogni singola fase del giudizio i parametri medi indicati nella tabella A allegata al decreto.

Come chiarito dalla Cassazione infatti per stabilire a norma vigente si deve guardare a quando l’attività sia terminate se prima o dopo l’entrata in vigore del decreto ministeriale. E siccome “l’incarico al professionista ha natura unitaria” neppure si può frazionarlo a seconda che la prestazione sia stata svolta prima o dopo (Cass. 16581/2012). Dunque “la tariffa applicabile è quella che vige alla data della liquidazione anche se l’esplicazione dell’attività ha avuto inizio quando era vigente l’altra tariffa”.

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