IN CASSAZIONE

Inaugurazione anno giudiziario, il Presidente Lupo: intese necessarie per riformare la giustizia

| 25 Gennaio 2013

Si è chiusala cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario 2013 nell'Aula Magna della Cassazione alla presenza del Presidente della Repubblica e delle più alte cariche dello Stato. Nel suo intervento il Primo presidente della Suprema Corte, Ernesto Lupo, alla sua terza ed ultima relazione sullo stato della giustizia nel Paese, facendo sue le parole del Capo dello Stato, ha ribadito che sulla giustizia 'saranno necessari nel nuovo Parlamento sforzi convergenti, contributi responsabili alla ricerca d'intese, come in tutti i paesi democratici quando si tratta di ridefinire regole e assetti istituzionali”. Tra i presenti, oltre al premier uscente Mario Monti, anche i presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani




IL PG CIANI: INTERVENIRE SU PRESCRIZIONE E DEPENALIZZAZIONE

AVVOCATI: OCCASIONE PERSA

SEVERINO, CALA IL CIVILE MA CRESCE IL PENALE

LA RELAZIONE DEL PRIMO PRESIDENTE LUPO
La giustizia è una di quelle 'tematiche cruciali' su cui il Parlamento che uscirà dalle imminenti elezioni dovrà impegnarsi in 'sforzi convergenti' e 'contributi responsabili alla ricerca di intese'. È l'auspicio espresso dal Primo presidente della Cassazione Ernesto Lupo nella sua relazione sul sistema giustizia.Sulla giustizia, dice Lupo, 'saranno necessari nel nuovo Parlamento sforzi convergenti, contributi responsabili alla ricerca di intese, come in tutti i paesi democratici quando si tratti di ridefinire regole e assetti istituzionali'.


REGOLE PER GIUDICI IN POLITICA

Serve una legge per regolamentare e limitare la discesa in politica dei magistrati - almeno nei distretti dove hanno esercitato le loro funzioni - per evitare che nell'opinione pubblica venga meno la considerazione per i giudici. Tuttavia in mancanza di un intervento normativo, siano gli stessi magistrati a darsi delle regole nel loro Codice etico.
'Sulla nuova dimensione dei doveri - sottolinea Lupo - sarà nuovamente chiamato a riflettere l'associazionismo giudiziario, quando dovrà aggiornare il Codice etico dei giudici italiani, il primo adottato in un Paese europeo (1994), confrontandosi con le rinnovate tensioni e le più acuite sensibilità diffuse nell'attuale società italiana, in tema di imparzialità o in materia di partecipazione dei magistrati alla vita politico-parlamentare, verso comportamenti, prese di posizione, scelte individuali, pur formalmente legittimi, ma che hanno ricadute pubbliche che rischiano di coinvolgere la stessa credibilità della giurisdizione'.
'È auspicabile che in tale occasione, nella perdurante carenza della legge, sia introdotta attraverso il codice etico quella disciplina più rigorosa, da tante parti anche recentemente auspicata, sulla partecipazione dei magistrati alla vita politica e parlamentare, che in decenni il legislatore non è riuscito ad approvare, nonostante l'evidente necessità d'impedire almeno candidature nei luoghi in cui è stata esercitata l'attività giudiziaria e di inibire il rientro, a cessazione del mandato parlamentare, nel luogo in cui si è stati eletti', conclude Lupo.

RISULTATO STORICO DA RIFORME SEVERINO. APPREZZAMENTO PER TAGLIO TRIBUNALINI E LEGGE ANTICORRUZIONE
Apprezzamento per la riforma della geografia giudiziaria - il 'taglio dei tribunalini’ - e per quella dei reati contro la pubblica amministrazione - il Ddl 'anticorruzione’ - che rappresentano un 'risultato storico', raggiunto grazie alla 'tenacia e fermezza' del ministro della giustizia Paola Severino.

'In primo luogo - dice Lupo - va ricordata la riforma delle circoscrizioni giudiziarie, che si attendeva da sessanta anni per modificare un assetto di distribuzione territoriale di stampo ottocentesco. Si deve dare atto al Governo di avere posto fine a tale pluridecennale inerzia, dando avvio, con l'emanazione di due decreti legislativi, a un processo in via di realizzazione, superando resistenze localistiche finora sempre vincenti. Di questo risultato, che non esito a definire storico, va dato merito particolare alla tenacia e alla fermezza del Ministro della giustizia, prof.ssa Paola Severino'.

'Non è difficile prevedere - aggiunge Lupo, temendo per il futuro - che le inevitabili difficoltà attuative costituiranno occasione per reazioni volte a rimettere in discussione singoli aspetti delle scelte effettuate e a ritardarne gli effetti. Auspichiamo che tutti coloro che assumeranno ruoli di responsabilità vogliano e sappiano adoperarsi, con lealtà e ferma volontà, per dare efficaci risposte ai problemi reali, assicurando comunque che il nuovo assetto possa al più presto dispiegare gli effetti positivi che tutti ci attendiamo'. Sulle norme anticorruzione, seppure in attesa di analisi più precise, Lupo ci tiene a 'dare atto al Governo di avere concretamente dimostrato consapevolezza dell'esigenza di porre finalmente mano a una incisiva azione di contrasto a una storica piaga del nostro Paese, al pari della criminalità mafiosa'. 'La corruzione - rileva Lupo - caratterizza in senso negativo l'immagine dell'Italia nel consesso internazionale e incide pesantemente sulla fiducia dei cittadini verso la pubblica amministrazione e, di riflesso, sull'economia nazionale. 'Quali che siano le valutazioni sulle nuove fattispecie penali e i rilievi critici su persistenti lacune di taluni fenomeni gravi (autoriciclaggio e falso in bilancio), nessuno può negare che questa riforma interrompe finalmente un troppo lungo periodo di indifferenza legislativa, che ha finito per alimentare il fenomeno corruttivo', conclude Lupo.


OLTRE 5MLN PROCESSI CIVILI PENDENTI. DA MEDIACONCILIAZIONE EFFETTO POSITIVO SU CALO NUOVE CAUSE -3,7%
Ha funzionato, nel ramo della giustizia civile, l'esperimento - breve - della mediaconciliazione che ha prodotto un calo dei nuovi procedimenti. Ma la mole dell'arretrato rimane sempre imponente e supera i cinque milioni di processi. 'Dai dati ministeriali - osserva Lupo - emerge un decremento del 4,5% della pendenza complessiva dei procedimenti civili di merito (5.388.544 al 30 giugno 2012). È l'effetto della significativa diminuzione delle sopravvenienze (-3,7%) e della sostanziale tenuta del numero delle definizioni. Sulla diminuzione dei procedimenti sopravvenuti ha inciso positivamente l'istituto della mediazione obbligatoria'


CARCERI: SITUAZIONE DRAMMATICA, CON 18.661 'ESUBERI' NONOSTANTE INTERVENTI GOVERNO SOVRAFFOLLAMENTO A QUOTA 65.701

Per il terzo anno consecutivo, il Primo presidente della Cassazione, Ernesto Lupo, lancia il suo grido di allarme e 'amarezza' per la 'drammatica' situazione delle carceri italiane - dove ci sono 18.661 detenuti in 'esubero' rispetto ai posti letto - e ricorda che l'ultima condanna per violazione dei diritti umani, emessa questo mese dalla Corte europea dei diritti umani, ordina all'Italia di trovare una soluzione adeguata entro un anno.
Lupo denuncia anche che sono troppo pochi i permessi premio concessi ai detenuti: nel 2012 solamente 25.275, mentre questi benefici rappresentano 'il primo passo del percorso di reinserimento sociale'. Nonostante gli interventi che il governo 'è riuscito faticosamente a realizzare', rileva Lupo che sono ancora troppi i 65.701 detenuti reclusi e c'è troppo ricorso alla custodia cautelare.
'Un'attenzione particolare, come comunità nazionale e come istituzione giudiziaria - dice Lupo - abbiamo il dovere di dedicare alla persistente drammatica situazione carceraria, che ha costituito un motivo di reiterate pressanti sollecitazioni del Presidente della Repubblica e oggetto delle nostre due ultime Relazioni, in cui abbiamo sottolineato: il sovraffollamento degli istituti detentivi; le condizioni di vita degradanti; i tanti suicidi in carcere, sintomo estremo di un'inaccettabile sofferenza esistenziale'.
'La recentissima sentenza di condanna della Corte europea dei diritti umani (ricorso Torreggiani c/Italia) è una condanna annunciata, che ha risvegliato la nostra collettiva amarezza, espressa con parole sofferte dal Presidente della Repubblica. Si tratta di una sentenza che prescrive allo Stato italiano di adottare, entro un anno, misure individuali e generali necessarie a ovviare alla violazione del divieto di trattamenti inumani e degradanti', conclude Lupo.


UTILIZZARE MAGGIORMENTE LE MISURE ALTERNATIVE ALLA DETENZIONE
I magistrati devono fare un minore ricorso alla carcerazione delle persone arrestate o indagate e utilizzare maggiormente le misure alternative alla detenzione in carcere, perché è la stessa Corte europea che dà questa indicazione. Lo sottolinea il Primo presidente della Cassazione Ernesto Lupo nel discorso per l'inaugurazione dell'anno giudiziario.
'La Corte europea - spiega Lupo - ha richiamato le raccomandazioni del Comitato dei Ministri che invitano non soltanto gli Stati, ma anche ciascun pubblico ministero e ciascun giudice, a ricorrere il più ampiamente possibile alle misure alternative alla detenzione e a riorientare la loro azione in materia penale verso un minor ricorso alla detenzione, anche allo scopo di ridurre la crescita della popolazione carceraria'.

'Occorre rilanciare su questi temi l'impegno e la responsabilità di tutti gli organi giudiziari, senza limitarci a sollecitare l'azione del Governo e del Parlamento', esorta Lupo. 'I giudici di merito - prosegue il Primo presidente, che è un 'oppositore’ della carcerazione preventiva in assenza di condanna definitiva - devono adeguare le scelte e le decisioni in tema di libertà ai principi di proporzionalità e di adeguatezza, tenendo a mente che essi operano come parametro di commisurazione delle misure cautelari alle specifiche esigenze ravvisabili nel caso concreto, tanto al momento della adozione del provvedimento coercitivo, che per tutta la durata dello stesso'. 'Si impone, cioè, una costante verifica della perdurante idoneità della misura applicata a fronteggiare le esigenze che concretamente permangano o residuino, secondo il principio della minor compressione possibile della libertà personale', conclude Lupo.

900 GIORNI PER APPELLO PENALE RISCHIO PRESCRIZIONE, 128 MILA PROCESSI 'MORTI' L'ULTIMO ANNO
'Il quadro della giustizia penale di quest'ultimo anno ripropone i più rilevanti aspetti di negatività tracciati nelle precedenti Relazioni', tra questi la lentezza - 900 giorni per un processo di appello - e il rischio prescrizione (128mila procedimenti prescritti nell'ultimo anno). Per quanto riguarda il penale, dunque, Lupo afferma: 'ci limitiamo a costatare, come dato positivo, che diminuiscono (3,1%) i procedimenti iscritti relativi ad autori noti (a 3.271.301); come dato negativo, che diminuiscono (-2,3%) anche i procedimenti definiti (3.178.265), mentre aumenta la media dei tempi di definizione dei procedimenti penali per i giudici di pace (da 233 a 265 giorni) e per i tribunali ordinari (da 329 a 357 giorni).
La situazione complessivamente più critica dell'intero sistema giudiziario rimane quella delle corti di appello, in cui il procedimento penale dura mediamente intorno ai 900 giorni, tempi di definizione assolutamente incompatibili con i parametri indicati dalla Corte di Strasburgo'.


CALANO DEL 23,6% CAUSE PREVIDENZIALI INPS. ISTITUTO HA SVOLTO PROFICUO LAVORO CONTRO 'DOMANDA DROGATA'
'Merita di essere segnalata la notevole diminuzione delle sopravvenienze nei tribunali di controversie in materia previdenziale, pari al -23,65 per cento'. Il dato è sottolineato dal Primo presidente della Cassazione Ernesto Lupo. Il buon risultato si deve 'alla proficua attività dell'Inps per contrastare la 'domanda drogatà in materia previdenziale costituente - spiega Lupo - una parte cospicua dell'intero contenzioso civile'. 'Ma si è inciso anche sulle inefficienze dell'amministrazione, che causavano l'instaurazione di un contenzioso inutile (quando volto a ottenere il riconoscimento di diritti palesemente sussistenti e negati per ritardi o errori dell'Istituto)', spiega Lupo. Questa 'logica deflattiva' - è l'auspicio di Lupo - dovrebbe al più presto essere 'imitata' da altri soggetti come l'Agenzia delle Entrate, le Poste Italiane, le Ferrovie dello Stato e altre pubbliche amministrazioni 'cui si deve una parte considerevole del carico complessivo della giustizia civile'.

È NECESSARIO INTRODURRE IL REATO DI TORTURA
È necessario introdurre il reato di tortura: ce lo chiede non solo la Corte europea dei diritti umani, ma anche la giurisprudenza della Corte di Strasburgo, l'Onu, e anche i principi ricavabili dalla nostra Costituzione. Nonostante tante ratifiche di convenzioni contro la tortura, osserva Lupo, 'il reato non è però stato introdotto, non essendo i relativi disegni sfociati in legge; mentre le fattispecie penali applicabili (maltrattamenti abusi di mezzi di autorità, abuso dei mezzi di correzione o disciplina, lesioni personali), sono lontane dal corrispondere alle condotte di particolare gravità riconducibili alla nozione di tortura e non assicurano nel concreto, considerati anche i termini di prescrizione, effettività della risposta sanzionatoria'. In proposito, Lupo rileva che nella sentenza della Cassazione sul sanguinoso blitz della polizia nella scuola Diaz, durante il G8 di Genova, 'pur riconoscendosi l'assolutà gravità delle condotte violente poste in essere dalla polizia, si è ritenuto che alla intervenuta prescrizione dei reati non potesse porre rimedio neppure la proposizione di una questione di costituzionalità, ostando alla rilevanza della questione nel giudizio in esame il principio della irretroattività della legge penale più severa'.


35MILA TIPI DI REATO, SERVE SFOLTIRE

Sono troppe 35 mila fattispecie di reato, occorre diminuirle se si vuole una giustizia che funzioni meglio. 'Lo sfoltimento delle fattispecie di reato, che secondo una indicazione di fonte non ufficiale (il Rapporto del Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Nils Muizniek, dello scorso 19 settembre) raggiungono l'incredibile numero di 35 mila, che anno dopo anno si accresce, rappresenta un obiettivo non eludibile', afferma il Primo presidente. Per questo Lupo apprezza l'iniziativa del Guardasigilli che ha insediato una commissione di studio per la depenalizzazione.

TROPPE 81MILA SENTENZE CASSAZIONE. CARENZA MAGISTRATI DEL 24%, LA PIU' ALTA D'ITALIA
La Cassazione vive 'sotto assedio' e i magistrati sono chiamati a un enorme lavoro - smaltiscono, tra civile e penale, più di 81mila procedimenti l'anno - che non ha pari nelle altre corti di legittimità europee.
Lupo ritiene, inoltre, 'intollerabile' per il 'corretto funzionamento della Corte', la scopertura dei consiglieri che in Cassazione è del 24%, con 226 magistrati in servizio quando la pianta organica ne prevede 303. La scopertura dell'Ufficio del Massimario, poi, è ancora più forte (40%), con 22 magistrati in servizio quando ne servirebbero 37. Complessivamente, nei vari uffici giudiziari italiani, la carenza dei magistrati è del 13,25% e, in Cassazione, 'è la più alta dell'intero territorio nazionale', con l'eccezione degli uffici di Bolzano e Caltanissetta, e 'non si riesce a capire alcuna comprensibile ragione per la quale debba continuare a consentirsi questa grave situazione di sofferenza'.
'Devo sottolineare con forza che 29.128 ricorsi civili e 52.342 ricorsi penali pervenuti nel 2012 rappresentano drammaticamente la realtà di una Corte di Cassazione ridotta a una macchina di produzione di sentenze, che mortifica e svilisce la sua funzione di nomofilachia (una 'Corte assediatà, per riprendere il titolo di un recentissimo convegno)', rileva Lupo.

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