LA NUOVA MEDIAZIONE

Ecco tutti i costi del procedimento dalle prime battute all’assistenza legale

| 30 Settembre 2013

Il Dl 21 giugno 2013 n. 69, recentemente convertito in legge, ha introdotto una importante novità nel procedimento di mediazione sotto il profilo dei costi, prevedendo che nel caso di mancato accordo all’esito del primo incontro nessun compenso sia dovuto per l’organismo di mediazione. Soltanto ove, a esito di tale incontro, le parti decidessero di voler proseguire il procedimento di mediazione, i criteri per la determinazione e la corresponsione dell’indennità, previsti dal tuttora vigente Dm 180/2010 troverebbero applicazione.

Tra i costi della mediazione dovrà poi essere annoverata una nuova voce di spesa: il costo degli avvocati. Il novellato Dlgs 28/2013 prevede, infatti, che le parti, sia al primo incontro che a quelli successivi, debbano partecipare con l’assistenza dell’avvocato. Invariate restano, invece, le conseguenze della mancata accettazione della proposta del mediatore sull’attribuzione delle spese del giudizio, così come il sistema delle esenzioni fiscali.

I nuovi costi della mediazione troveranno applicazione sin da subito. La proposta di rendere la mediazione gratuita nel corso dei primi 180 giorni dall’entrata del Dl 69/2013 non è stata approvata.

Cosa cambia dopo la conversione del decreto 'del fare' 69/2013


Il primo incontro
Il novellato articolo 8 del Dlgs 28/2010 prevede che all’atto della presentazione della domanda di mediazione il responsabile dell’organismo designi un mediatore e fissi un primo incontro, nel corso del quale il mediatore verifichi con le parti le possibilità di proseguire il tentativo di mediazione. In particolare, durante detto incontro, il mediatore dovrà chiarire alle parti la funzione e le modalità di svolgimento della mediazione e invitarle a esprimersi sulla possibilità di iniziare la procedura. In caso di esito positivo, si darà luogo alla procedura di mediazione; altrimenti, il mediatore provvederà a redigere il verbale di mancato accordo.

La ragione della gratuità di tale primo incontro sembra proprio derivare dal fatto che esso è stato pensato dal Legislatore come un incontro di carattere preliminare, in cui non viene ancora toccato il merito della questione portata in mediazione, quanto piuttosto spiegata alle parti la mediazione e verificata la “mediabilità” della lite. In altre parole il mediatore, dopo aver accertato che le parti abbiano ben compreso lo strumento della mediazione, si limita a verificare l’intenzione delle stesse di proseguire il percorso di mediazione.

La natura preliminare dell’incontro sembra anche confermata dal fatto che l’articolo 17, comma 5-bis, del riformato Dlgs 28/2010 individua come esito del primo incontro la sola ipotesi di mancato accordo, senza prevedere possibili conseguenze in termini di costi per l’ipotesi in cui il primo incontro si concluda con un accordo.

Qualora, poi, il mancato accordo delle parti dovesse verificarsi non all’esito del primo incontro ma al termine dell’intero procedimento di mediazione, le parti saranno in ogni caso onerate delle indennità previste dalla normativa vigente proporzionalmente al valore della lite. Diversamente ragionando si rischierebbe di trasformare la mediazione da obbligazione di mezzi a obbligazione di risultato.

Da un punto di vista pratico, quindi, ove le parti, a esito del primo incontro, reputino opportuno proseguire il procedimento di mediazione, scatteranno le indennità previste per gli organismi. I criteri per determinare dette indennità sono rimasti quelli previsti nella tabella A allegata al Dm 180/2010 che saranno scontati delle spese di avvio del procedimento.

La parte istante sarà infatti tenuta a versare il contributo per le spese di avvio pari a 40 euro al momento della presentazione della domanda. La stessa somma verrà versata, sempre a titolo di spese di avvio, dalle altre parti al momento di adesione al procedimento.

Le indennità
Il sistema delle indennità è rimasto invariato. Continuerà quindi a trovare applicazione quanto previsto al comma 2 dell’articolo 16 del Dlgs 28/2010, che dispone che la determinazione delle indennità spettanti agli organismi di mediazione siano disciplinate con appositi decreti del ministro della Giustizia, di concerto, relativamente alla materia del consumo, con il ministro dello Sviluppo economico.

In particolare, per calcolare l’indennità bisognerà far ancora riferimento al Dm 180/2010, che all’articolo 16 prevede i criteri di determinazione dell’indennità e all’allegata tabella A l’ammontare degli importi. Il decreto ministeriale in questione ha recepito la suddivisione in scaglioni, come già faceva il precedente Dm 3 luglio 2004 n. 223, secondo il valore della controversia determinato ai sensi degli articoli 10 e seguenti del Codice di procedura civile, salva la facoltà dell’organismo di mediazione di determinare il valore della lite quando questo risulti indeterminato, indeterminabile o qualora vi sia una notevole differenza tra le parti nella stima dello stesso (si veda la tabella riportata qui in pagina).

Per ciascuno scaglione di riferimento, l’importo massimo delle spese:
- può essere aumentato in misura non superiore a un quinto, tenuto conto della particolare importanza, complessità o difficoltà dell’affare;
- deve essere aumentato in misura non superiore a un quinto, in caso di successo della mediazione;
- deve essere aumentato direttamente di un quinto, in caso di formulazione della proposta da parte del mediatore.

L’ammontare delle spese deve essere invece ridotto di un terzo nelle materie per le quali la mediazione è condizione di procedibilità. Deve essere altresì ridotto di un terzo quando l’affare è semplice perché contumaciale.

Le spese di mediazione comprendono l’onorario del mediatore e non si modificano, nemmeno nel caso di mutamento del mediatore, né se venga nominato un esperto e neppure in caso di co-mediazione, indipendentemente dal numero di incontri svolti. Gli organismi di mediazione, sia pubblici che privati, sono tenuti ad applicare per le mediazioni nelle materie cosiddette “obbligatorie” le indennità previste dalla tabella A del Dm 180/2010, mentre solo gli organismi privati possono decidere liberamente le indennità per le mediazioni volontarie.

Le spese di avvio devono essere corrisposte prima del procedimento in misura non inferiore alla metà (articolo 16, comma 9, del Dm 180/2010). Questo significa che dopo il primo incontro le parti, qualora decidano di proseguire con la mediazione, verseranno gli importi dovuti, scontati delle spese di avvio del procedimento (40 euro) che sono state precedentemente versate (si veda il caso pratico pubblicato a pag. 38). Dette indennità sono dovute da ciascuna delle parti.

L’articolo 16, comma 11, del Dm 180/2010 prevede inoltre che ciascuna delle parti che ha aderito alla procedura di mediazione sia obbligata in solido al pagamento delle spese.

Ancora oggi non sono previste conseguenze per l’ipotesi di mancato versamento dell’indennità. Nel silenzio della legge sono quindi i regolamenti di procedura di cui è dotato ciascun organismo di mediazione a dettare le regole. Ove neppure il regolamento disponga nulla al riguardo, il procedimento proseguirà e sarà onere dell’organismo di mediazione agire nei confronti della parte inadempiente per il recupero del credito.

L’obbligo dell’assistenza legale
Il nuovo Dlgs 28/2010 prevede che le parti siano tenute a farsi assistere da un avvocato nel corso di tutta la procedura. Le parti saranno quindi obbligate ad aggiungere un’ulteriore voce di spesa ai costi della mediazione. In realtà, tale previsione ha una ricaduta pratica limitata se si pensa che i dati raccolti dal ministero nell’ambito della mediazione obbligatoria nel periodo che va dal 21 marzo 2011 al 1° marzo 2012 dimostrano che già l’84% dei proponenti e l’86% degli aderenti erano assistiti dall’avvocato.

L’obbligo di assistenza dell’avvocato nelle materie in cui la mediazione è condizione di procedibilità della domanda è inoltre contemperato dalla previsione del citato articolo 5, comma 2-bis, nella parte in cui prevede che la condizione di procedibilità si considera avverata se il primo incontro di mediazione si conclude senza l’accordo. Per soddisfare la condizione di procedibilità, le parti che ritengono che la mediazione non sia lo strumento più adatto a risolvere la questione tra esse insorta saranno tenute, quindi, a partecipare solo al primo incontro con l’assistenza dell’avvocato, sostenendone il relativo costo. Sarà, a esito di detto incontro, una libera scelta delle parti proseguire il procedimento di mediazione e non più un obbligo imposto dal Legislatore.

Fermo restando quanto precede, va precisato che ove le parti decidano di proseguire la procedura dovranno farlo, in ogni caso, accompagnate da un avvocato. L’articolo 8 del Dlgs 28/2010, come riformulato, prevede infatti che: «Al primo incontro e agli incontri successivi, fino al termine della procedura, le parti devono partecipare con l’assistenza dell’avvocato».

Sotto altro profilo, essendo stato introdotto l’obbligo di assistenza dell’avvocato, ci si chiede se a questo punto le parti che si trovano nelle condizioni per l’ammissione al gratuito patrocinio possano richiedere per la difesa tecnica in mediazione l’assistenza a spese dello Stato.

Conseguenze sulle spese processuali
Non è passata la proposta di abrogazione dell’articolo 13 del Dlgs 28/2010, che prevede importanti conseguenze per le parti in caso di mancata accettazione della proposta da parte del mediatore. Molto si è discusso circa gli effetti della mancata accettazione della proposta eventualmente formulata dal mediatore sull’attribuzione delle spese di giudizio.

L’articolo 13, comma 1, stabilisce infatti pesanti sanzioni a carico della parte vincitrice del giudizio ordinario che abbia in precedenza rifiutato la proposta a essa favorevole del mediatore quando il provvedimento che definisce il giudizio corrisponde interamente al contenuto della proposta. In tale ipotesi, infatti, il giudice esclude la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice che ha rifiutato la proposta, riferibili al periodo successivo alla formulazione della stessa, e la condanna al rimborso delle spese sostenute dalla parte soccombente relative allo stesso periodo ivi incluse quelle relative alle spese per l’indennità corrisposta al mediatore e all’esperto, ove nominato, nonché al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di un’ulteriore somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto.

Queste sanzioni, che hanno l’evidente intento di fare da deterrente alla proposizione del giudizio ordinario, sono conseguenze ineludibili della coincidenza tra il contenuto della proposta e la sentenza. In altri termini, quindi, le sanzioni trovano applicazione automatica senza che il giudice possa effettuare una scelta discrezionale al riguardo.

Quando, invece, il provvedimento che definisce il giudizio non corrisponde interamente al contenuto della proposta, il giudice, se ricorrono gravi ed eccezionali ragioni, può escludere la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice per l’indennità corrisposta al mediatore e per il compenso dovuto all’esperto. In tale ultima ipotesi, prevista al comma 2 del citato articolo 13, il giudice deve indicare esplicitamente, nella motivazione, le ragioni del provvedimento sulle spese.

Restano pure come possibili conseguenze sull’attribuzione delle spese processuali quelle derivanti dalla mancata partecipazione senza giustificato motivo al procedimento di mediazione previste all’articolo 8, comma 5, del Dlgs 28/2010. Da tale comportamento il giudice può infatti sempre desumere argomenti di prova nel successivo giudizio ai sensi dell’articolo 116, secondo comma, del Codice di procedura civile. Nelle materie in cui la mediazione è condizione di procedibilità, il giudice può inoltre condannare la parte che non ha partecipato al procedimento senza giustificato motivo al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio.

È bene precisare che per mancata partecipazione al procedimento di mediazione si deve intendere la mancata partecipazione al primo incontro.

Il novellato articolo 5, comma 2-bis, del Dlgs 28/2010 prevede, infatti, che la condizione di procedibilità della domanda giudiziale si consideri avverata se il primo incontro dinanzi al mediatore si conclude senza l’accordo.

Incontro che, come si è detto, resta completamente gratuito per le parti, fatto salvo il pagamento delle spese di avvio.

Esenzioni fiscali
Restano invariate. Il verbale di accordo continua quindi a essere esente dall’imposta di registro entro il limite di valore di 50.000 euro. Nel caso in cui il valore fosse più alto di detta somma, l’imposta sarà dovuta per la parte eccedente.

Il gratuito patrocinio
L’articolo 17, comma 5-bis, prevede inoltre che quando la mediazione è condizione di procedibilità ovvero è disposta dal giudice non sia dovuta alcuna indennità dalla parte che si trova nelle condizioni per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, ai sensi dell’articolo 76 del Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia di cui al Dpr 30 maggio 2002 n. 115.

In tale ipotesi, la parte sarà tenuta a depositare presso l’organismo apposita dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, la cui sottoscrizione può essere autenticata dal medesimo mediatore, nonché a produrre, a pena di inammissibilità, se l’organismo lo richiede, la documentazione necessaria a comprovare la veridicità di quanto dichiarato.

Tutti gli organismi sia pubblici che privati in caso di sussistenza delle condizioni per l’ammissione al gratuito patrocinio sono quindi tenuti a svolgere il servizio di mediazione senza poter pretendere alcun compenso.