LA RICERCA DELL’AMI

Matrimonialisti, sempre più donne pagano gli alimenti all'ex marito

Raddoppiano i casi in cui dopo il divorzio è lei a mantenere lui. A segnalare il fenomeno è l'Ami (Associazione degli avvocati matrimonialisti italiani) che registra anche un dimezzamento degli assegni di mantenimento per le mogli. L’avvocato Gian Ettore Gassani, presidente dell'Associazione, spiega ''quasi il 4% delle mogli nel biennio 2011/2012 sono state obbligate dal giudice a versare un assegno di mantenimento in favore del marito, dato che si dimezza in sede di divorzio''.

Casi aumentati notevolmente ''considerando che nel 2004 soltanto l'1,5% delle mogli manteneva i mariti, per cui se da una parte sono dimezzati gli assegni di mantenimento per le mogli, dall'altra sono più che raddoppiati quelli per i mariti''.

Gassani, l’assegno alla donna sta diventano una eccezione
Per Gassani '' il radicale cambiamento dei costumi del nostro Paese e la costante crescita professionale delle donne stanno lentamente quanto inesorabilmente cambiando i provvedimenti giurisdizionali e relativi orientamenti giurisprudenziali in materia di assegno di mantenimento e alimentare. Se fino agli anni '90 nel 70% dei casi le mogli separate/divorziate ricevevano un assegno di mantenimento, oggi la situazione è radicalmente cambiata e l'assegno di mantenimento sta diventando quasi un'eccezione''.

Secondo i dati dell'Istat, ricorda il presidente Ami, ''nel 20% dei casi le separazioni si sono concluse prevedendo un assegno mensile per il coniuge di un importo medio pari a 447,4 euro. Tale indice è più alto nelle isole (24,9%) e al sud (24,1%), laddove invece il nord si assesta sulla percentuale del 17%, esprimendo una differenza geografica derivante essenzialmente dal livello occupazionale.


Giudici più rigidi nella valutazione
In pratica, spiega il presidente degli avvocati matrimonialisti, ''i giudici sono sempre più rigidi nella valutazione dei presupposti per il riconoscimento del diritto al mantenimento al coniuge economicamente più debole, al fine di evitare rendite parassitarie a tempo indeterminato in favore di persone che dovrebbero invece attivarsi per trovare un lavoro''.

''Le mogli che mantengono i mariti - precisa Gassani - svolgono di solito attività professionali e imprenditoriali, mentre i mariti svolgono attività saltuarie o impiegatizie e risultano non solo particolarmente agguerriti nelle loro pretese ma fin troppo documentati in ordine alla capacità economica e patrimoniale delle mogli''.

Cacciatori di dote in aumento
Infine una constatazione: ''Cade il mito del maschio italiano che non accetta una moglie professionalmente più qualificata e che rifiuta per orgoglio un contributo economico. Così ecco il fenomeno dei 'cacciatori di dote', uomini non particolarmente inseriti nel mondo del lavoro che mirano a sposare donne molto più anziane e molto più ricche, come le cronache evidenziano quotidianamente, rivolgendosi persino ad agenzie matrimoniali pur di trovare la 'pollastra da spennare'''