Atti compiuti da persona incapace d'intendere o di volere
Codice civile
Gazzetta Ufficiale Repubblica Italiana 4 aprile 1942, n. 79
Codice Civile
Approvato con R.D. 16 marzo 1942, n. 262

LIBRO PRIMO. Delle persone e della famiglia - TITOLO DODICESIMO. Delle misure di protezione delle persone prive in tutto od in parte di autonomia - CAPO SECONDO. Della interdizione, della inabilitazione e della incapacità naturale
Articolo 428
Atti compiuti da persona incapace d'intendere o di volere

Gli atti compiuti da persona che, sebbene non interdetta, si provi essere stata per qualsiasi causa, anche transitoria, incapace d'intendere o di volere al momento in cui gli atti sono stati compiuti, possono essere annullati su istanza della persona medesima o dei suoi eredi o aventi causa, se ne risulta un grave pregiudizio all'autore .

L'annullamento dei contratti non può essere pronunziato se non quando, per il pregiudizio che sia derivato o possa derivare alla persona incapace d'intendere o di volere o per la qualità del contratto o altrimenti, risulta la malafede dell'altro contraente.

L'azione si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui l'atto o il contratto è stato compiuto.

Resta salva ogni diversa disposizione di legge . (1) (2)

 

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(1) La rubrica del titolo cui il presente articolo appartiene è stata così sostituita dall'art. 2, L. 09.01.2004, n. 6, con decorrenza dal 19.03.2004. Si riporta di seguito il testo previgente:

"TITOLO DODICESIMO Dell'infermità di mente, dell'interdizione e dell'inabilitazione".

(2) La rubrica del capo cui il presente articolo appartiene è stata inserita dall'art. 4, L. 09.01.2004, n. 6, con decorrenza dal 19.03.2004.

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