Uso della lingua italiana. Nomina dell'interprete
Codice di procedura civile
Gazzetta Ufficiale Repubblica Italiana 28 ottobre 1940, n. 253
Codice di procedura civile
Approvato con R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443

LIBRO PRIMO. Disposizioni generali - TITOLO SESTO. Degli atti processuali - CAPO PRIMO. Delle forme degli atti e dei provvedimenti - SEZIONE PRIMA. Degli atti in generale
Articolo 122
Uso della lingua italiana. Nomina dell'interprete

In tutto il processo è prescritto l'uso della lingua italiana.

Quando deve essere sentito chi non conosce la lingua italiana, il giudice può nominare un interprete.

Questi, prima di esercitare le sue funzioni, presta giuramento davanti al giudice di adempiere fedelmente il suo ufficio. (1)

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(1) Sono costituzionalmente illegittimi (per violazione dell'art. 6 Cost., della X disp. trans. Cost. e dell'art. 3 statuto speciale Friuli - Venezia Giulia), gli artt. 22 e 23, L. 24.11.1981, n. 689, in combinato disposto con l'art. 122 c.p.c., in quanto non prevedono che nei giudizi di opposizione a sanzioni amministrative, pendenti innanzi ad un pretore competente su un territorio dove sia insediata una minoranza linguistica riconosciuta (nel caso specifico la minoranza slovena) venga usata la lingua materna da parte dei cittadini italiani appartenenti a tale minoranza. La tutela di una minoranza linguistica riconosciuta, prevista dalle norme citate a tutela del patrimonio culturale di un particolare gruppo etnico, comporta che gli appartenenti ad essa non possano essere costretti ad usare lingua diversa da quella materna nei rapporti con le autorità pubbliche; ciò tanto più nei rapporti con l'autorità giudiziaria, ove tale tutela viene altresì ad interferire con il diritto ad un regolare processo di cui all'art. 24 Cost. (C. cost. 24.02.1992, n. 62).

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